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Capìtulo 5_ Carioca vs Paulisti

Citando Nelson Rodrigues (1912-1980):

“A pior forma de solidão é a companhia de um paulista”.

Forse.

Ecco cosa succede se si visita Rio durante un “ondata anomala di freddo”.

L’attenzione cade tutta sugli abitanti della città. con qualche eccezione per i luoghi di singolare bellezza che hanno costruito

il mito di Rio de Janeiro.

Principali differenze tra carioca e paulisti:

I) I carioca adorano chiaccherare. conversazioni dal principio piacevoli si trasformano in monologhi senza fine.

(i temi sono principalmente il calcio, il campionato, pelè, il calcio, il campionato, neymar e qualche sentenza di politica estera)

II) I paulisti parlano se interpellati. Le conversazioni con i paulisti si basano sul palleggio di domanda/risposta.

(Le risposte non devono mai essere più articolate del SI/NO/FORSE, per non distrarre il paulista dal discorso principale.

I temi di base sono economia interna, lavoro, metro, stanchezza, lavoro, economia interna, quello stronzo del capo)

III) I feriados carioca vanno dai due ai quattro (4) cinque (5) giorni.

IV) i feriados paulisti: mezza giornata, quando va bene una intera.

V) a Rio è impossibile perdersi, per strada ci sono sempre 5 (cinque) o sei (6) carioca disposti ad accompagnarti, o ad indicarti la strada anche se non richiesta.

VI) a Sao Paulo è più probabile che finiate nelle mani di qualche taxista mercenario che vi farà fare il giro della città prima di arrivare a destinazione. o molto più probabile ottenere informazioni sbagliate e prendere l’autobus in direzione opposta a quella desiderata.

VII) a Rio le informazioni si ottengono chiedendo ai passanti.

VIII) a Sao Paulo è sempre meglio chiedere nei negozi perchè, affermano i paulisti, il passante potrebbe seguirti fino a casa e derubarti.

IX) Gli ostelli a Rio costano come una camera in Hotel 4 stelle solo che la colazione è fatta di pane raffermo e una fetta di formaggio, il personale è scorbutico e probabilmente in camera vi capiterà una settantenne dell’Ohio che si lamenta del vostro stomaco che brontola, oppure dei ratti.ma loro non si lamentano come la signora dell’Ohio.

X) Circolano voci che negli ostelli a Sao Paulo ci si trova bene. la sottoscritta non può confermare.

Cose che vale la pena fare a Rio (nonostante la pioggia)

1) andare a Niteroi in batello. Niteroi ospita la fondazione Niemayer e il museo MAC. Vi sentirete in 2001 odissea nello spazio.

Solo più infreddoliti.

2) Il bar Boa Onda Antartica (si, quelli della birra con i pinguini). Finalmente le donne pagano meno degli uomini all’igresso.

3) bere una qualsiasi cosa alcolica venduta di contrabbando per strada e tirata fuori da una cassa di legno (sempre di contrabbando)

5) affittare una bici senza freni e con le ruote sgonfie per strada e trattare sul prezzo per mezz’ora.

6) contrattare il prezzo delle birre anche dentro ai bar,dando i soldi sottobanco al cameriere.

7) salire al corcovado.ma solo per vedere le ville coloniali abbandonate nel mezzo della foresta

8) mangiare in un buffet 100 gr circondati da vecchi chiaccheroni

9) Andare in giro senza ombrello.tanto vi bagnerete lo stesso

10) sedersi a Ipanema a osservare as garotas che passano per la spiaggia.

feriados : giorni non lavorativi

Capìtulo 4_ di (naturale) violenza

Scoppia un temporale, normale.

Sono le quattro (4) del pomeriggio e la pioggia arriva con una puntualità inusuale per i brasiliani.

La pioggia è violenta. Ti fa male, rinunci anche a ripararti, l’ombrello è un accessorio inutile e fuori moda.

Meglio portare le hawaianas. E’ solo l’inizio dell’autunno e la mattina picchiano ancora i 30 gradi.

La pioggia non lava la città,la sporca.Ed ecco le formiche.

Laboriose. Formiche che raccolgono gli ultimi sorsi di cachaça da 2 (due) reais, la coperta lisa e sporca,

il cartone, quello che un tempo era un materasso, la vita.

o quello che ne rimane.

E cominciano a camminare, veloci, non a correre a camminare.

Non si lotta contro la pioggia.

In un attimo spariscono,gli abitanti della strada.

Tutto il giorno, tutti i giorni si gioca a evitarli.

e poi arriva la pioggia che sporca la città

che tira via la spazzatura che fa esplodere le fogne che fa esondare i fiumi.

Vanno via, sfrattati da un’inquilina più chiassosa e più forte di loro.

E per un paio di ore la violenza quotidiana di Sao Paulo si ferma.

La violenza che non picchia e non lascia lividi, somministra ogni giorno la dose quotidiana di orrore

e in poco tempo ti ritrovi a navigare nell’insensibilità.

A Sao Paulo di giorno si cammina veloci per sorpassare il resto del mondo.Nella paura del ritardo.

Nell’angoscia di essere sconfitti dalla metro troppo piena o dal treno che passa troppo veloce.

A Sao Paulo di notte si cammina veloci per paura del buio, della strada di perdere la propria identità.

Sequestrata con il cellulare e qualche centinaio di reais.

A Sao Paulo quando piove si cammina lenti. Inutile correre ci si bagna solo di più.

Ci si può riparare sotto la tettoia di un portone e aspettare che passi. Osservare un bambino giocare

come se ci fosse il sole.

Guardarlo intensamente mentre riproduce la sua quotidiana violenza nei giochi con gli amici.

E’ la pioggia. Che ti costringe a fermarti e a osservare. Più violenta dell’uomo ti fa assistere allo spettacolo della povertà umana.

E se ti sei allenato per un mese a non vedere se non oltre la strada che ti porta a lavoro,

per mezz’ora raccogli i tuoi pensieri, le tue miserie e il tuo egoismo, li riordini e li riponi nel cassetto della tua esperienza.

Aspettando un’altra mezz’ora che forse, puntuale come la pioggia, arriverà.

 

SON BÖLUMDE_ o quasi!

Ci siamo.

Ultimo capitolo dalla Turchia.

Una settimana per rivivere İstanbul, non vi spaventate se qualche i perdera’ il puntino durante la narrazione. E’ la tastiera turca.

Per agevolarvi ve la presento subito, lei e’ la ı. E si trova esattamente al posto della nostra i.

Ho fatto molto poco turismo, mi sono spaventata al prımo ri-approccio

con l’umanita/societa’.

Non so cosa mi abbia spinto a compiere una pazzia, ma ın un’ afosa gıornata dı settembre con ıl termometro sopra ı 30 gradı ( ebbene si, a İstanbul e’ ancora estate) ho decıso dı ıntraprendere un lungo vıaggıo da beşiktaş, quartiere assai carino con vista sul bosforo ampia zona pedonale, mercato del pesce incluso, verso sultanhamet area della citta’ rınomata per essere da decenni sotto ıl controllo delle popolazionı barbare note con ıl nome dı Turıstı.

I turisti che assediano la penısola storıca dı Costantinopoli ın questo periodo sono perlopıu’ spagnoli e giapponesi. Pensateci orde di Giappognoli pronti a farsi fregare al Grand Bazar anche dal piu’ stupido deı gatti. Incredibile.

Si, incredibile come in due mesi ci si possa dımenticare quanto si e’ odiato quel pezzo dı storia della citta’.

E’ come essere Dante che si innoltra nell’inferno ma senza Virgilio.

Di Beatrice non ne parliamo.

Quindi, costretta sopra al tram nel tratto di linea Karaköy-Kabataş, ho iniziato a pensare a quante cose davo per scontato fıno a qualche mese fa e che questa settimana ho trovato curiose, irritanti o nuove.

Per esempio tra le cose nuove:

ın Turchia la RU486 la si acquista senza ricetta medica

(cioe’ nel caso vi serva una scorta,chennesso);

Nel referendum del 12 settembre ha vinto il partito del Si ‘Evet’;

http://www.unita.it/news/103455/turchia_in_vantaggio_i_s_al_referendum_costituzionale

Sono iniziati i lavori che tutti attendevano, tutti quelli che abitano a beşiktaş, lınea metropolitana beşiktaş – taksim. Addio pace dei sensi.

Tra le cose curiose e conosciute:

in Turchia e in generale a İstanbul non si puo’ bere birra in tutti i ristoranti, non ho mai capito come funzionı la licenza di vendita alcolici,

ma sospetto si tratti a discrezione della fede religiosa del gestore o se il locale ın questione sıa lontano 4 campi da pallacorda dalla piu’ vicina moschea.

İl metrobus e’ ıl mezzo piu’ veloce per muoversı a Istanbul nonostante sia su gomma. Rimbalza.

Tutti pagano sull’autobus.

L’acqua si ordina ın damigiane da 19 litri direttamente da casa e li viene recapıtata al costo dı due euro e cıanquanta.

C’e’ sempre un uomo sulla cınquantina in tutti ı quartieri che fa panini con le köfte (polpette). Praticamente dopo uno di questi panini stai male due giornı e allontani ı vampiri.

I signori che pescano sul ponte dı Galata non sono cartonati, sono veri anche quando si passa a mezzogiorno e  ci sono 32 gradi.

La birra nei pub e’ sempre e solo la EFES. Non si ha scelta.

Se prendı rakı e patatine fritte tutti rıderanno di te. Sappilo.

Tra le avventure irritanti come non ricordare:

il tram/autobus/metrobus strapieno e puzzolente dalle 8 alle 12 e dalle 12 alle 20.  24/7. Sempre.

I mercenari del Grand Bazar.

Comprare ı gettonı per i mezzi pubblici sapendo che a casa sı ha un akbill con sconto studente che ti aspetta.

la sovratassa applicata dall’autista del pullman al normale prezzo del bıglietto, totalmente a sua discrezione.

İl venditore ambulante dı pane che urla nel cuore della notte.

Ma chi compra le pagnotte rafferme alle tre dı notte?

Istanbul mi manchera’.

Gli autobus turchi: NO.

EXTRA_ precisazioni: BÖLUM 24

(una voce calda e pacata  introduce la sintesi del capitolo precedente)

Nella puntata precedente su EMIGRATION FOR DUMMIES:

Babel decide di scrivere un nuovo articolo.

Ci pensa e ci ripensa (sottofondo White rabbit- Jefferson Airplane)

continua a pensarci, nel frattempo intraprende conversazioni dementi nella redazione virtuale di EFD.

(La musica si ferma)

Qualcosa nella testa di Babel si è messo in moto. O forse è l’intestino, va beh che importa, eppur si move!

Immagini mosse fuori fuoco sovraesposte

tette culi tette su pattini tette in bicicletta,

ah no scusate questa era la sigla di Baywatch

Alle ore 11 P.M. Ora locale turca.

riesce a dare a vita a un aborto di articolo sui cessi

(da ben distinguere dalle cozze, che non appaiono nella sigla di Baywatch)

tenta anche di dargli un tono postando video a caso

in lingue sconosciute che manco a Paperissima,

spaventando Lucha e creandogli dei traumi con il gabinetto parlante.

(IT a confronto è Candy Candy).

Babel è soddisfatta, la blogsfera ora sa che cosa è un bagno alla turca

e lo sa distinguere da un bagno turco o almeno spera.

Fine episodio.

NEL FRATTEMPO:

(Qualcosa dev’essere successo se sto qua a farneticare no?)

Ho scoperto che un quasi perfetto sconosciuto legge EFD

e ieri dopo un concerto nel quale ho dato il meglio di me,

cantando in playback

e indossando occhiali orrendi

sono stata interrogata sulla differenza tra:

un cesso VESPASIANO  e un cesso ALATURKA

Ma non vedevo l’ora!

Sto raggiungendo il traguardo di saccente in materia, il che è il sogno di una vita

assieme al diventare un’albicocca e Indiana Jones, non so bene in che ordine.

Magari apro un blog e ve ne parlo. Magari anche no.

Dicesi VESPASIANO il bagno pubblico a forma di edicola fortemente voluto

dall’imperatore Tito Flavio Vespasiano, solitamente l’orinatoio è rialzato

e ricorda il comune vaso da gabinetto.

Vedete?Lì al centro ci stava un orchestrina e i bagni erano unisex

Il bagno ALATURKA è un buco per terra. O nell’acqua.

ctrl+C ctrl+V

http://www.ehow.co.uk/how_4494183_use-turkish-toilet.html

P.s: Il bagno alla turca aiuta la defecatio.

P.p.s: nel bagno alla turca la pipì si fa in posizione acquattata.

BÖLUM 16_ Oh oggi è giovedì!

Grazie alla gente come noi, il paese va a rotoli

Mentre nella mia living room si pianificano azioni di boicottaggio contro l’università turca X,nella fattispecie falsificare moduli Y per passare esami ZalphaZ

mi fulmina per un momento una certezza

“Oh domani è giovedì”

ora è già un sentimento.

domani inizia il fine settimana.

Dopo sedici (16) capitoli

posso affermare con certezza che nella vita notturna a Istanbul

ci sono delle costanti.

Il popolo della notte

si raduna a Taksim

tutti i giorni 24/7

in un fiume colorato di variegata umanità:

il nongiovane, il truzzo (la maggior parte dei casi)

il fighetto accompagnato dalla fighetta (il mondo è paese)

i turisti (all’80% spagnoli, 20% giapponesi)

gli erasmus (80% tedeschi 20% italiani)

i venditori di castagne

i venditori di pamuk şeker

i venditori di paşima

i poliziotti a mitra spianato

i poliziotti a mitra spianato che ti minacciano se giochi a schiaffo o bufetto con un amico

i poliziotti a mitra spianato che ti minacciano se barcolli sbronzo per la strada

i poliziotti a mitra spianato che ti minacciano se svieni in preda a una crisi epilettica;

l’onda gialla dei taxi

la morte gialla che t’investe anche nelle aree pedonali.

Le aree pedonali sono poche,

una di queste è Nevizade

il tempio dei pub,

interessante,

ma io non bevo birra

figuriamoci l’EFES

da frequentare assolutamente in primavera/estate

nel caso in giornate non piovose

i locali hanno solo tavolini all’aperto

l’interno sono tane di topo ragno

corredati di karaoke;

no, l’Istiklal non è pedonale,

se riuscite a scansare il tram Taksim-Tünel

non è detto che sopravviviate alla camionetta della polizia

o peggio ancora!

ai carretti dei venditori di simit

o ai raccoglitori di cartone

(a Buenos Aires li chiamano cartoneros e con quelli della mia zona ci avevo anche fatto amicizia,

qua ti vogliono solo fare fuori).

Tra i locali più frequentati per tutti i generi di musica:

il JOKER e WTF quelli che hanno avuto il fegato di farci suonare

locali per erasmus con un range di età tra i 19 e i 22 anni

alcool abbastanza economico per gli standard della metropoli,

l’unico incoveniente a  parte la musica di merda

è la moschea di fronte,

da sbronzi l’entrata si confonde con il muro e il guardiano è sempre armato di scopa e bottiglia.

Decisamente un posto da giovedì sera in chiusura di serata.

Sperando che il guardiano dorma profondamente.

Il Nayah di recente scoperta

è un locale che di reggae ha solo le bandiere jamaicane

vari murales raffiguranti rastafariani

pagamento all’ingresso

e ballerini di colore che danno un tono alla serata

o ti fanno capire quanto tu sia scarso ballando

e ti senta figo con il tuo passo ciondolante

e l’anca penetrante.

Il Nayah è da giovedì piovoso quando in giro non tentano neanche di ucciderti.

Il dogz star invece è uno dei miei locali preferiti

uno dei pochi dove l’ingresso non ti costa un rene sotto formalina

e la musica è quasi sempre live e di “quasi” qualità.

Il genere di locale surf rock

con due piani per la musica live

e la terrazza fumatori con selezione di musica rock anni settanta

(ahi la nostalgia).

Se non morite sulle scale tutte con gradini diversi la serata può iniziare e finire li.

Di elettronico da dita nella presa

ci sono le serate all’OTTO Santral

che è al tempo stesso club- ristorante- bar- repubblica indipendente- ex centrale elettrica- museo

situato in un posto straaaa figooo

a Eyup

e per arrivarci anche il prezzo del taxi è fighissimo.

Un’ipoteca sulla casa a/r.

Anche i prezzi dei biglietti per i concerti sono proibitivi

ma almeno la scelta varia dai Digitalism agli MFO.

Robba Zeria®.

Ingiustamente ignorato per 5 mesi è il Pixie Underground

ottimo drum’n’bass per una capienza pari a quella del Fiorino negli anni ’80

Dj ingabbiati in una cava nel muro

arredamento che comprende oltre ai dj e la loro gabbia due sedie e un bancone dove a stento ci sta la spina

e pareti echeggianti Takashi Murakami

ingresso a pagamento 5YTL + spina di EFES

in Italia per questo prezzo ti danno un bicchiere di carta bucato con acqua di scarico.

Infine a chi piace (a me si)

il Riddim e il Ghetto

HipHop/R’n’B/Rap

il primo millanta live di artisti oltreoceano

ma il massimo che ho visto è un tale dj Ice fare le selezioni

il secondo li porta e punto.

La fauna del Riddim consiste in una schiera di ballerini/maestri di danza/galline

che si dimenano per terra e

si sforzano in movimenti da ortopedia

per pagare l’ingresso è meglio vendere un rene

e non si ha neanche il tempo di pensare che ne è valsa la pena

solo il preserata è Hh il resto è noia.

Il tempo di digerire la cena e slogarsi una caviglia.

Il Ghetto varia da settimana a settimana

e se il venerdì c’è l’orchestra da camera di Kuala Lumpur

il giorno dopo portano Xbit.

I due modi per tenersi aggiornati con le serate a Istanbul sono:

internet e che cavolo

e la Time out Istanbul

non ci credevo ma è davvero utile

è mensile è economica è in inglese (da non sottovalutare)

e ti da un’idea della marea di locali che pullulano a Istanbul.

(Prima o poi vi dovrò parlare della parte asiatica e dei pub)

Cioè in realtà ne potrei elencare almeno un’altra decina

magari vi volete fare un giro da queste parti

quindi segnate:

serate live con ingresso a pagamento:

Babylon-Peyote-Ritim

Nardis Jazz live cafè

Jazz Cafè

Kafepì

Pulp

Jolly Joker o Balans

sui siti trovate i programmi settimanali.

Da Aprile inizieranno anche i concerti all’aperto

Istanbul è la capitale della cultura 2010:

http://www.en.istanbul2010.org/index.htm

La vita diurna è decisamente più movimentata di quella notturna.

Le nottate di solito si chiudono

con un panino con cocoreç

o le cozze fritte con la crema d’aglio

accostamenti da fame chimica

ma anche con qualcuno sotto i fumi della vodka turca che decide di farsi ammazzare

da tutti i gestori di locali e bordelli, friggitori di cozze imbottitori di panini della via

a quel punto ti chiedi perchè non ci sia la polizia a mitra spianato.

Cose turche.

Meglio del Valium

In_Utilissimo:

pamuk şeker_ cotone di zucchero (zucchero filato)

paşima_ niente di troppo esotico solo le sciarpe che da noi usano gli intelletuali radical chic

EFES_ L’unica Pilsner più soporifera della Quilmes ( e io non bevo birra)

simit_ il pane più mangiato in turchia. ciambelle di pane bianco con sesamo e aromi,spezza fame del metà mattinata

taxi(sti)_ oruspu çocuklar

oruspu çocuklar_ figli di buona donna.

cocoreç_ panino ripieno di frattaglie tagliate a pezzi e speziate con peperoncino piccante cotte alla griglia

(A Sassari lo “abbiamo”

si chiama zimino

e ora si trova solo tramite amici degli amici)