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EXTRA – Dubitare Disobbedire Trattare

Perdere, e Perderemo!

A VOI!

Se avanzo sparatemi, se indietreggio seguitemi.

Ripareremo le reni alla Grecia.

Italia agli stranieri!

Il Duce ha sempre torto!

Meglio cento giorni da pecora che un giorno da leone.

MI INTERESSO!

Marcire per non marciare.

Maledici devotamente Dio ogni giorno perché ti ha fatto italiano.

Vivere noiosamente!

Disordine ed insubordinazione.

Eja Eja, quaquaquà.

Antifascista --> Fascista alla rovescia.

Ciao, è il 25 Aprile 2010 e per prima cosa buon compleanno BaBel, che in questo momento è sicuramente alle prese con qualche buffo incidente di viaggio nei remoti angoli della Turchia, paese meraviglioso per il suo essere totalmente privo di fascisti. Magari poter dire lo stesso dell’Italia.

Oggi in Italia si festeggia la Liberazione dal fascismo, movimento popolare di bruti e bifolchi che ha governato l’Italia dopo aver vinto regolari elezioni ed aver ucciso e minacciato di morte ogni opposizione. Non necessariamente in quest’ordine.

Il fascismo è stato poi riccamente esportato in ogni parte del mondo, come delizia del buon gusto italiano ed è stato ammirato da molti (tra cui anche capi di stato come Winston Churchill) prima che questi molti si rendessero conto che, sì, ordine e disciplina aiutano nella gestione dello stato, ma se questi li fai amministrare ad un apparato corrotto e nepotista, incentrato su un’unica figura mitica di riferimento incarnata dall’uomo della provvidenza di turno, quello che salta fuori è uno schifo. E che se non stai attento questo grosso carrozzone pieno di camicie nere dopo un po’ si monta la testa e crede di essere un impero e dichiara guerra, che so, alla Francia e all’Inghilterra. È carino notare come la Francia abbia poi firmato la resa ai tedeschi ma non agli italiani, essendo questi riusciti, dopo infiniti sforzi bellici, a penetrare solo sei kilometri nel territorio francese a scapito di grandissimi sforzi e risorse. Poveri coglioni : )
Dicevamo, 25 Aprile 2010, sessantacinque anni dopo la Liberazione del paese da parte degli amici Alleati e da parte della Resistenza. Chi è la resistenza? Lo sapevano bene Ohm e Pasolini, ma Ohm aveva altre cose per la testa e quindi lasciamo la parola a Pier Paolo.

«La Resistenza e il Movimento Studentesco sono le due uniche esperienze democratico-rivoluzionarie del popolo italiano. Intorno c’è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline.»

Pier Paolo Pasolini

Io la Resistenza non l’ho fatta, perché sono nato dopo, e del non averla dovuta fare ringrazio moltissimo quelli che l’hanno fatta, come i Nonni che ancora se gli chiedi come fosse vivere in quegli anni gli vengono gli occhi lucidi, o come Sandro Pertini che è per me un modello di riferimento umano senza pari.

Ora prendete quest’uomo e confrontatelo con un suo collega contemporaneo. Uno che firma tutto. Uno che non ha fatto la Resistenza. Vi renderete conto che ci manca qualcosa. Ci manca un partigiano come presidente [cit.]. E ci manca ancora poco, temo.

Grazie Resistenza, grazie Sandro, auguri BaBel.

Non fatevi fregare il 25 Aprile da chi parla di riconciliazione, o da chi si dimentica di citare la Resistenza. Sono solo delle facce di merda ridipinte : )

Baci.

PS: Grazie a Franz, Tore, Khorne, per l’aiuto nella realizzazione degli slogan di propaganda antifascista (fascista alla meno uno) di questo capitolo.

ONDA 3 – Bologna Burns

Pubblico una traduzione tutta personale di un documento della FEL – Federazione Studenti Libertari di Madrid a seguito del Contro-vertice sull’Educazione, in concomitanza con una riunione di ministri dell’educazione europei.

Lo faccio un po’ perché vedo tanti siti italiani rilanciare questo evento in maniera spettacolare con la speranza di farlo un po’ “proprio”, con collegamenti e corrispondenze coi -pochi- italiani “inviati”, un po’ perché avrei voluto scriverlo io un anno e mezzo fa.

L’originale è qui.

Per la Autorganizzazione Studentesca

Ancora una volta ci troviamo di fronte ad una nuova protesta studentesca, in questo caso in opposizione ad un vertice di ministri dell’educazione che si celebra in questi giorni a Madrid.

Nuovamente si ripropongono le dinamiche degli anni passati: riunioni, occupazioni, cartelli, adesivi, manifestazioni… dinamiche che si ripetono senza troppe analisi, il tempo che è sempre troppo poco, bisogna rapidamente arrivare. Pero arrivare a che? Verso dove camminiamo? Riunione dopo riunione si parla di assemblearismo, orizzontalità, autonomia, consenso… però sono parole che hanno perso significato.

Le assemblee si susseguono cercando di avanzare tra personalismi, interventi dalle cattedre, trame orientate al proselitismo, accordi che saltano al minimo cambio… però come possiamo aspettarci orizzontalità da collettivi gerarchici? Che autonomia potrà mai avere avere chi non può prendere le proprie decisioni ma che deve seguire un percorso deciso dall’altro? Dicono di lavorare a partire dall’autogestione, però parte del denaro proviene da sovvenzioni statali, si riempono la bocca con parole come azione diretta o disobbedienza, e alla prima opportunità cominciano le trattative alle spalle degli altri. Consenso, altra bella parola il cui significato si affoga in un mare di applausi sordi.

E d’altra parte c’è il temuto “cosa vogliamo?”. La lotta contro l’applicazione di un nuovo piano educativo è di grande importanza però se ci fermiamo lì saremo sempre sulla difensiva ed in questo modo non potremo avanzare. Riconosciamo che le lotte contro i piani educativi nascono e muoiono, però pensiamo che devono persistere le strutture assembleari realmente orizzontali, che si occupino dei molti temi che toccano direttamente agli studenti, lontani dal delegazionismo.

Noi non vogliamo che ci sentano, e neanche che ci ascoltino, vogliamo decidere e gestire il nostro futuro ed il nostro presente collettivamente.

NON VOGLIAMO NÉ NECESSITIAMO LEADERS STUDENTESCHI

FEL-Madrid

BÖLÜM 11_ Bayram, Pergamon e l’introspezione continua

La lonelyPlanet scrive una marea di cazzate.

(Olandese conosciuta sull’autobus per Troia)

Meglio sola che male accompagnata (per ora).

 

il Bayram è come il Natale

un po’ meglio.

Io odio il Natale

più o meno da 22 anni.

La festa del Bayram

non quella associata al Ramazan

l’altra

ricorda il sacrificio di Abramo.

Ora, Abramo buon uomo

sei davvero convinto che uccidendo tuo figlio

poi quando sarai morto il gatto non si rosicchierà con gusto le tue ossa?

Razza di uomo pirla che non sei altro.

Ma uccidi una pecora và

e facci una bollita per gli amici che è meglio.

E questo è il Bayram.

Meravigliosa Istanbul!

Dove tra il negozio Diesel e la bottega delle scarpe di Paris Hilton

un vecchio

uno di mezza età

e un bambino

sgozzano una pecora.

E che odori!

Un fine settimana intenso di conati e nausee

strade lastricate di sangue raffermo

e umori di bestie scuoiate.

Ma il Bayram è bello,

meglio del Natale!

Anzitutto niente luminarie che ti ricordano quanto

le munincipalità comunali siano dementi

(ad Alghero le luminarie sono a forma di corallo, eh si, la Riviera del Corallo)

e poi niente buonismo

niente pensierini / regalini/ paccottaglia/ cianfrusaglie/ babocchi e tagliaunghie

giusto due o tre cioccolatini

che, insomma, sono sempre graditi

e cibo

tanto tantissimo cibo

da dividere tra i poveri gli amici e la famiglia.

Fanculo Rudolph

Fanculo Babbo Natale

Fanculo la Befana

e Fanculo al bue all’asinello e al pescivendolo che tenta di ingropparsi la panettiera nel presepe.

Come turista in stato avanzato di decomposizione a Istanbul

il modo migliore per passare il Bayram,

se non si ha una famiglia pronta a sfamarti perchè ti spacci per povero (Erasmus),

è viaggiare.

E viaggiare da soli è meglio.

Se vi è capitato di visitare Berlino

ed essere topi da museo come me,

sicuramente non vi siete persi

il Pergamon Museum.

Il suddetto prende il nome dall’altare di Pergamo,

 rubato preso in prestito esposto all’ingresso del museo

e

ovviamente!

principale attrazione del posto.

Ma la vera città con l’acropoli di Pergamo

si trova in Turchia,

sulla costa egea esattamente tra Izmir e Cannakale,

certo il nome della città non è Pergamo

ma Bergama

(orgoglio Turco, il nome greco era proprio da checche brutto).

In periodo di Bayram

è esattamete come il Natale da noi,

impossibile trovare posto in autobus / aereo / treno

ma a volte un po’ di culo fortuna

non guasta

soprattutto se è necessario per il tuo stato mentale

viaggiare da sola.

Ilviaggio in pullman da Istanbul Otogar a Bergama

dura la bellezza di dieci (10) ore,

uno spasso!

no sedili reclinabili. no cibo. tanto çay. e solo due soste per la pipì.

Eh si

çay+pipì

un vero spasso!

Prima cazzata della lonely Planet:

la Gobi Pension si trova esattamente 150 metri a sud dell’Otogar

Maledette teste di rapa

ammuffite,

sottospecie di ominidi pagati per scrivere coi gomiti su una tastiera!

La stazione dei bus si trova esattamente 7 (sette) km a sud del villaggio di Bergama.

L’autobus da Istanbul arriva alle 5.30 del mattino

e vi scarica

(come un pacco pieno di mondezza)

nel bel mezzo dell’autostrada,

e tanto per ripagare la fortuna del biglietto,

in una notte fredda e nebbiosa.

A quell’ora non troverete ne taxi ne navette ad aspettarvi.

Ma, sarà il karma sardo.

Un pastore fermo li

con il suo carico di pecore

che gentilmente si offre di accompagnarvi fino al centro

del villaggio per trovare un taxi disponibile.

(l’unico in tutta Bergama).

Bergama offre 4 attrazioni:

L’acropoli

raggiungile a piedi

(ennesima puttanata della Lonely Planet)

o in taxi

situata su una collina a 15 km dal centro abitato

(se è un’acropoli.è un’acropoli).

La basilica rossa

antico luogo di culto delle divinità egizie

( si si egizie

gatto

gufo

occhio

occhiolino

scemo del villaggio)

l’Asklepion

il primo ospedale

con centro termale

massaggi

escort

(villa Arcore ha una dependence così)

e infine

un curatissimo museo delle antichità

(una sala e mezza

il terrazzo di casa è più grande);

Il proprietario della pensione dove ho alloggiato per meno di tre ore

è un simpatico vecchietto

che si fa le foto con i suoi clienti,

parla benissimo l’inglese

e passa il tempo a

 giocare con il nipotino

e accarezzare il gatto

o viceversa

ed è molto contento di passare la sua vecchiaia così.

(Oggi ho staccato un altro capello bianco..sigh)

 

il mio lato nerd. pietre vecchie la mia passione!

Alle 5 del pomeriggio

in Bayram

è tutto chiuso.

Scappate veloci con il primo pullman che trovate.

Non sono ancora sazia di camminate per pendii scoscesi

turisti giapponesi

pietre fangose

che un tempo ornavano templi

e cartoline ingiallite dal sole.

Mi sposto verso verso Truva,

ma cosa c’è a Truva?

Magari al prossimo capitolo

ve lo racconto.

Tanti saluti da Serse.

 

 

 

 

 

ONDA 2 – Fragole e sangue

[AVVISO.Non si parlerà di grandi numeri. Non si parlerà di trasmissioni nazionali. Non si parlerà di rinomate sedi universitarie occupate.]

Art.9 Designed Michele Ibba

Art.9 Designed Michele Ibba

Oggi vi racconto della mia realtà, della mia Onda.

Vi parlo di una “città” che di onde ne vede tante

Alghero

Io studio li nella sede staccata dell’università di Sassari.

Alghero:  43.381 anime c.a di cui 500 o più o meno studenti

perlopiù architetti pochi biologi marini

e vecchi bavaresi con reumatismi in aprile

la facoltà di architettura ad alghero è nata 7 anni fa (forse)

io non c’ero

quando è nata

senza complicazioni parto naturale.

Questa è la base per capire come l’Onda da noi sia stata in realtà una Risacca.

AIM: come proposito/traguardo AiM: come Architettura in Movimento

Riconosco che le intenzioni c’erano tutte

belle idee scritte bene

perchè alla fine la tendenza generale

era quella del:

“culodabloggari” per gli amici stranieri

culo da bloggari

assemblee con non più di venti persone

post quotidiani sul forum della facoltà: 200 (duecento) circa.

Ma perchè?

Perchè noi non abbiamo avuto bisogno di oKKupare

noi abbiamo avevamo le chiavi delle nostre sedi

attraverso il servizio di

autogestione

(che in periodo di esami è più un’ occupazione).

assemblea generale (foto:Dario C.)

assemblea generale (foto:Dario C.)

Da subito abbiamo capito

che il nostro AIM non era colonizzare la nostre sedi

dato che ci erano già state gentilmente concesse

ma portare noi stessi fuori da queste

alzare la testa

smettere di lavorare al Cad

e uscire.

ochei e ora che siamo fuori dove andiamo?

Perplessità generale

Il movimento era visto come un progetto di riqualificazione degli spazi.

Lezioni all’aperto

Assemblee pubbliche sul lungomare

Università aperta a maestre docenti delle scuole medie e superiori

genitori

bambini

cani PUC

gatti PRG

La città veniva rivestita settimanalmente da locandine di eventi della facoltà di architettura

Il primissimo volantino del caffè.Storico

Il primissimo volantino del caffè.Storico

al grido di UNA SCUOLA SENZA PROGETTO©

abbiamo messo in piedi una macchina

più o meno funzionante.

Non c’eravamo solo noi

c’era il corpo docente

più o meno incazzato

più o meno presente

nella maggioranza dei casi

c’era solo il corpo docente

(nostalgia del ’69/’77?)

Perciò, ecco qua: per quanto riguarda il contenuto degli eventi, il mio (discutibile) parere è che occorra insistere su due piani paralleli: il primo è DISTRUTTIVO: autocritica del sistema e chiarezza sulle responsabilità. Il secondo è COSTRUTTIVO: proposte, adesione a proposte già in essere, controproposte.

Il primo è a mio avviso irrinunciabile perché, oltre al fatto che di responsabilità ne abbiamo veramente tante, la campagna di delegittimazione della scuola e delle università pubbliche sta puntando tutto sulle “responsabilità dei baroni” e sul “clientelismo sindacalizzato” della sinistra, credo anche per favorire un pericoloso slittamento delle opinioni: dall’attenzione verso il problema sociale ad una semplificante contrapposizione, puramente politica, “destra vs. sinistra”.

Al primo dovremmo, a mio avviso, dedicare in particolare le due (o almeno una delle due) occasioni algheresi. Almeno formalmente. Direi che titoli come

La responsabilità degli universitari nel declino dell’università

Punto di non ritorno (o Cronaca di una morte annunciata): da Ruberti a Gelmini

Grandi speranze. Chiudiamo tutto e andiamo a casa

applicati alla lezione in piazza e all’incontro al San Francesco, possano essere in questo momento più attrattivi, perché onesti (e perciò vincenti), di qualsiasi oltraggiata denuncia, saggia spiegazione o pacato dissenso ci possa venire in mente (“gettiamo la spugna con gran dignità”).

Per citare l’Uno

Giovanni Azzena.

Questa è stato il principio guida

dei nostri incontri.

1 notte bianca dedicata ai bambini delle scuole elementari

e tavoli di discussione con i genitori

1 notte bianca con tavolo di discussione interfacoltà

svariate “discese in piazza” con

tavoli sedie matite gomme carta lucida

numero X ore sonno perse

30 (trenta) nuovi contatti sulla mail

sotto l’etichetta: TV-GIORNALI-PIZZINNI

∞ film /documentari proiettati/commentati commentati/proiettati

svariate performance

n°3 (tre) amori per un totale di 15 min.

Ma c’era molto di più.

Noi c’eravamo

anche se in 100 /(pagando da bere ) 200.

art.9:vi siete chiesti perchè?

anche noi avevamo il nostro lato oscuro/ il braccio armato/ quelli del lavoro sporco™

PRG: Piano Regolatore Generale

PUC: Piano Urbanistico Comunale

beh?

cercate su Wikipedia!

Giovanni Azzena:  professore associato di Topografia Antica

lui lo trovate su google

E ora ditemi:

che cosa vedete nel logo?

alla fine io mi sono anche laureata:

avrei avuto anche un video da postare

ma ho rotto l’Hd

P.zza d'Italia-Sassari

P.zza d'Italia-Sassari

BÖLÜM 5- l’ esperanto gastronomico

L’esperanto è una lingua sviluppata alla fine dell”800

da un tizio polacco che evidentemente non sapeva che fare.

Si basa sulle regole grammaticali di lingue preesistenti

come anche i suoi vocaboli

il signor Ludwik Lejzer Zamenhof

era seriamente annoiato

nonostante la luminosissima Wikipedia dica che sia una lingua facile

da imparare: io non ci credo.

L’ideale proposto dall’esperanto è quello di appianare le difficoltà di dialogo

tra i vari popoli

e di proteggere gli idiomi minori

ma abbiamo seriamente bisogno di una lingua comune?

Nei rispettivi idiomi/ dialetti/ slang

si concentrano

la civiltà la storia gli usi i costumi e i malcostumi di un popolo

(I have a dream come diceva il Martino Lutero Re

ed è un sogno molto semplice

eliminare le K dalle tastiere dei cellulari e dei computer

no more KKK

perchè se proprio dobbiamo imparare una lingua comune

vorrei che ci fossero le basi

per una buona conoscenza dell’itaGliano

e se lo dice una capra volans illuminata come me..)

Per ingannare l’attesa

-nel frattempo che qualche crucco baverese

formuli la proposta adatta

per il parlamento europeo-

possiamo applicare

l’esperanto

in cucina.

una cucina comune per abitudini differenti.

Esperimento:

mettete nella stessa casa

un turco

un italo(anconese) iraniano

una spagnola

un’italiana (e per giunta sarda)

un texano

due francesi

un portoghese

tre tedeschi

due belghe

depennate texano e belghe fiamminghe

(il primo è un uomo di concetto

le altre due forse le ho solo immaginate)

miscelate il tutto

e chiudeteli per bene in cucina

prima di buttare la chiave

assicuratevi che non tocchi a voi pulire la mangiatoia comune  cucina

aspettate un paio di ore o anche meno

sale q.b

(i risultati variano

a seconda delle nazionalità

o del tempo impiegato

o del cibo a disposizione)

il risultato finale

a parte la cucina non fruibile per un paio di settimane

sarà:

COLAZIONE TURCA

insalata: domates e salatalik conditi con olio aceto sale

zeytin 

accompagnati da beyaz peynir

ekmek

pastirma o sucuk con uova (una sorta di frittata)

e l’immancabile çay

la ricetta può avere delle varianti dolci:

tereyagi con miele

baklava

süt

lokum

kadayif

 

PRANZO ITALIANO

(per non scivolare rovinosamente nella banalità)

MERENDA FRANCESE

marmellata di mele fatta in casa

miele di rosa

l’italianissima nutella®

funghi trifolati

prosciutto

vari tipi di formaggi spalmabili e non

e 200 ( duecento) crèpes fatte con tanto amore

e piastre incostrate.

CENA ISPANICO-PORTOGHESE

Insalata di pollo con carote patate e maionese

tortillas di patatas

salmorejos

e jardineira portoghese

scusate ma non ho ancora capito il piatto

tipico tedesco

si potrebbe considerare come secondo esperimento.

 

Una lingua comune

come una cucina comune

può stare solo nei

libri di Orwell.

 

l'illuminata

l'illuminata

 

l’Utilissimo _  vocabolario turco-italiano

domates _ pomodori

 salatalik _ cetrioli

zeynit _ olive nere

di solito sotto aceto

beyaz peynir _ formaggio fresco tipo pecorino

ekmek _ pane bianco

pastirma _ salame piccante

sucuk _ salsiccia piccante

tereyagi _ burro

baklava _ infarto/diabete/nausea al gusto di miele pistacchi mandorle e noci

racchiusi in un panetto di burro

dall’aspetto di pasta sfoglia

süt _ latte

lokum _ dolci con fecola gomma arabica e zucchero

kadayif _ vermicelli di pasta con zucchero, noci, mandorle e panna montata

per una morte lenta dolorosa e al retrogusto di zucchero filato

 

 

 

 

 

ONDA 1 – il consenso

Provo ad iniziare il mio percorso di auto-analisi sul movimento studentesco del 2008 chiamato dai più l’Onda (Onda Anomala la stretta terminologia romana).

Unassemblea al Polo Carmignani.

Un'assemblea al Polo Carmignani. (g.ottaviano)

Dopo il racconto di Luigi sull’8 ottobre, farò un piccolo salto in avanti e passerò al 19 ottobre 2008, due giorni dopo il primo grande corteo a Roma, indetto dai sindacati di base, il cui enorme spezzone universitario sfilò -staccandosi- fin davanti al Ministero dell’Istruzione (che è a transtevere, quindi un sacco di strada…). Quella domenica sera, dopo cena, era prevista al Polo Carmignani Occupato un’assemblea generale.

Inizio dal 19 ottobre perché sento che è il primo momento in cui si è visto quanto fragile fosse in realtà quel movimento, ed il primo sentore di quel che più tardi mi avrebbe deluso così tanto. Negli 11 giorni precedenti erano successe tante cose bellissime e meravigliose, che vanno raccontate e ricordate: però voglio iniziare da qui. Scusate il pessimismo.

Martedì 21 ottobre, era stato indetto un Senato Accademico Allargato. Allargato voleva dire, con l’aggiunta di rappresentati che solitamente non ci si siedono (principalmente precari e qualche altro studente). Questo succedeva dopo l’assemblea di Ateneo il 15 in Marzotto, col l’ambigua posizione del Rettore e gran parte della folla che l’applaude, e che l’aveva convocato. In più, era il primo caso a memoria d’uomo che un Senato Accademico si tenesse fuori dalla sua sede abituale, il Rettorato, ma nel Polo Marzotto, a Scienze. Insomma, era una cosa seria, per noi allora.

Come potete leggere dal breve comunicato, si doveva discutere di cosa andare a dire, a quel Senato, per la bocca dei rappresentanti – ordinari o straordinari che fossero. Un gesto di pura democrazia diretta, con l’accorato appello ad “accorrere numerosi”.

Ci accorse parecchia gente, quella sera. L’aula grande del Carmignani era bella piena. Molta gente relativamente “nuova”, che si era mobilitata forse più tardi, rispetto ai “veterani” dell’8 ottobre. E poi quello era uno dei periodi di piena del Carmignani, dove passava più gente di quanto ne riesca a ricordare, gente che a modo suo ci credeva, e ha vissuto con forza quella esperienza. Quel giorno c’era anche quel tipo americano di cui forse qualcuno si ricorderà parlare al megafono in piazza dei Mircaoli. Qui i suoi ricordi del periodo.

L’assemblea s’è presto bloccata sul problema più vecchio del mondo (forse no, forse è il 5°-6° – a breve una lista): decidere come decidere. Il quale è evidentemente un problema ricorsivo, e divergente, che non merita di essere discusso per più di quindici minuti, al bar, davanti all’ultima bevuta della serata. Eh, ma talvolta l’evidenza è così inutile.

Dunque, c’era tutto un tot di gente nuova, parvenu della politica, probabilmente alla loro prima esperienza assembleare (e per taluni, sospetto, anche di masturbazione cerebrale collettiva). I quali, seppur fossero venuti ad un assemblea sul futuro dell’università, erano stati educati al culto e alla buona educazione della democrazia elettiva, il voto, le mozioni, la maggioranza, la minoranza, la conta. Sono intrisi di burocrazia, i giovani d’oggi: decisamente non sanno divertirsi. Poi c’era in nucleo duro, quelli che tenevano l’assemblea, quelli che erano al carmignani dal primo giorno, quelli che erano soggetto politico, quelli che avevano fatto le cose, quelli che avevano il merito. Senza nessun sarcarsmo, davvero. Il merito non è l’onore. Io glielo riconosco tutto, il merito, e penso che dovrei esserci anche io in questa categoria.

Insomma, i primi ponevano come condizione irrinunciabile una votazione a maggioranza sulle “mozioni” su cosa dire al Senato (ah, già, stavamo parlando del Senato Accademico. ve lo eravate scordati?), i secondi il metodo del consenso (interpretato un po’ a modo loro, devo dire la verità. il medoto del consenso è molto più complicato, non prevede le presidenze né gli insulti. Qui del materiale che sarebbe utile leggere). I primi sospettati, a torto o a ragione, di essere stati “ispirati” dai gruppi “moderati” – sinistra per e i gruppi di amici che manco nomino (CL); i secondi sospettati, a torto o a ragione, di essere stati “ispirati” dei gruppi “estremisti” – organizzazioni e collettivi che facevano politica “movimentista” prima dell’8 ottobre. E questa, mi pare una polemica irrilevante, dato che comunque quella sera lì, si, quelli che parteciparono erano tutti studenti.

Il metodo del consenso
Innanzitutto è bene chiarire che consenso non significa unanimità. In caso di unanimità tutti nel gruppo sono d’accordo, tutti sono convinti di aver fatto la scelta migliore in quel momento, tutti sono“vincitori”.
Il processo decisionale consensuale ha invece origine da un conflitto: non tutti sono d’accordo!

Ora, sull’analisi psicologica di quelli che per fare un favore ai giornalisti definiremo “i parvenu”, non posso dire gran che. Se qualcuno di loro è in ascolto, sarei contentissimo di sentire quel che ne pensano. Io personalmente, per affinità emotiva, mi sono posto nella schiera dei “veterani”.

Ora, anche a me piace il metodo del consenso. L’ho anche visto funzionare, e bene. Però il punto che in “modalità consenso” non si può cercare di coercere un risultato ad un “avversario” nell’assemblea. O si trova un punto comune, il consenso appunto, o si decide che non si può collaborare. Non si può strappare una decisione con la forza, né con la retorica. Non si “vince” un’assemblea col consenso. Invece la discussione dai due lati m’era sembrata porsi così: ora ti convinco che ho ragione io. Il problema nasceva nel non riconoscimento dell’altro: erano due “soggetti” a scontrarsi quella sera, per usare le parole di moda allora.

Vi sono alcune attività molto utili per uscire dal blocco decisionale:

  • scomposizione della decisione in sottopunti in modo da individuare le questioni che provocano il blocco
  • riesame approfondito dei motivi del blocco
  • intervento di mediatori esterni
  • lavoro in piccoli gruppi
  • schieramenti
  • giochi per calare la tensione
  • silenzio per alcuni minuti o per alcune ore
  • esercizi di ascolto attivo
  • digiuno

Punti in meno per i “veterani”. Che qualcuno cerchi di imporre a maggioranza un metodo maggioritario, ci sta; che qualcuno cerchi di imporre un metodo del consenso, no: meno uno. Che tra le varie cose siano state fatte pesare, e molto, l'”anzianità”, il fatto che fosse una decisione già presa in precedenza, il non poter ridiscutere sempre tutto, meno uno. L’assemblea, potete immaginarlo, non andò molto in là, molta gente uscì dalla sala, chi per abbandono, chi per cercare di convincere chi se n’era andato a tornare, chi per litigare. L’assemblea principale morì in un rigagnolo. Nessuna decisione fu realmente presa.

Poi il Senato Accademico è andato come andato, neanche così male. Però in quella settimana, i giorni duravano mesi.

Lirruzione degli studenti nel Senato Accademico del 19 ottobre.

L'irruzione degli studenti nel Senato Accademico del 19 ottobre. (g.ottaviano)

ONDA 0 – Otto Ottobre, le origini.

C’era una volta uno studente universitario. Era alto, basso, magro, femmina, maschio, indeciso, gay, abbronzato, nero, cinese, “di sinistra”, bianco, radicale, iscritto a fisica, a giurisprudenza, a lettere, fuoricorso, normalista, lavoratore, “di destra, però ti spiego…”, cattolico, laico, ateo, agnostico, razionalista, spaventato, incazzato, deciso, residente e fuori sede. Un tipo qualunque, insomma.

L’Otto Ottobre 2008, dopo aver sentito che Tremonti e la Gelmini vogliono privatizzare l’Università con modalità poco chiare, questo studente decide di recarsi all’assembla d’ateneo autoconvocata per vedere un po’ che succede. Questo studente è il primo tassello del domino che nei mesi successivi ha investito l’Italia come un’onda. Quello studente eri tu, ricordi? :)

alcune delle foto sono state prese in prestito dall'album flickr di g.ottaviano e vengono diffuse rispettando la licenza cc http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/deed.it - grazie giuseppe : )

alcune delle foto sono state prese in prestito dall'album flickr di g.ottaviano e vengono diffuse rispettando la licenza cc http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/deed.it - grazie giuseppe : )

Io l’Otto Ottobre sono andato in piazza perché volevo fare qualcosa. Mi rubavano il futuro ed io volevo fargli pagare il conto. Volevo fare la mia parte. Niente di eclatante, solo il piccolo contributo specializzato di qualcuno che si è rotto le palle. Un po’ come ora, che per rappresaglia sto cercando di andarmene per sempre :|

Alla prima assemblea ho proposto un progetto piccolino: trasmettere in streaming le assemblee e mettere in piedi una web tv. La web tv non si poteva fare perché eravamo senza linea, nel polo occupato, e c’era bisogno di risistemarla. Nel giro di pochi giorni ero a correre in giro a tirare cavi da un tetto all’altro, piazzare antenne ed infilarmi di soppiatto in posti dove non avrei dovuto essere per riuscire a portare la connessione nel polo Carmignani e la mobilitazione verso il mondo esterno. Ovviamente non ho fatto tutto da solo, c’era il Gruppo Tecnico con me, gli eroi sconosciuti della rivoluzione :)

the World Famous Tech Group of Polo Carmignani Occupato, Pisa, Italy.

the World Famous Tech Group of Polo Carmignani Occupato, Pisa, Italy.

Un mese dopo il Carmignani era in diretta a casa di parechi milioni di italiani. Alcuni dei quali chiamavano “casa” qualche università occupata. Noi lo facevamo, almeno :|

Molte delle persone a cui sono affezionato a Pisa le ho conosciute (o conosciute meglio, se preferite) in quel periodo di grande fermento. Ciao ragazzi, vi voglio bene. Lo sapevate? Io e Lucha ci siamo conosciuti proprio in mobilitazione e, per quanto al tempo non ci frequentassimo molto ed avessimo giri un po’ diversi, abbiamo piantato i semi di quello che poi sarebbe stato questo blog. In realtà voi non lo sapete ma c’è un progetto segreto dietro Emigration for Dummies. Potete chiamarlo se volete Il Piano™. Ci sono un po’ di indizi in giro, ed altri arriveranno a breve.

quarto, quinto e sesto potere. stampa, www e superpoteri divini.

quarto, quinto e sesto potere. stampa, www e superpoteri divini.

Pensavo di inaugurare una serie di webcomic sulla mobilitazione studentesca, giusto per vedere se riesco a risvegliare un po’ di animi, però mentre mi sono messo a frugare tra le foto dell’anno scorso sono stato colpito da un attacco pericolosissimo di nostalgia. Vi succede mai? Tipo quando ripensi ad una vecchia relazione e ricordi solo i lati positivi e ti viene un attimo da dire “Eh, come si stava bene” ed invece erano giorni di strazio e sofferenza :)

Ho deciso di aprire una nuova linea di tag sul blog ( ONDA x ) con la speranza che ci sia qualcosa da raccontare sulla mobilitazione quest’anno. Spero che anche lucha e Barbs mi diano una mano e che gli argomenti non manchino, perché un’altra onda in questo momento è quello che ci vuole. Magari un pochino meglio dell’ultima.

Invito i miei collaboratori internazionali a taggare come ONDA tutte le cronache di proteste per il prossimo autunno caldo. Credo che Madrid sarà particolarmente calda: gli spagnoli si sono appena beccati il 3+2 e non sono proprio contenti. Vai lucha, esporta lo stile nostrano. La parte buona, almeno  : )

Ah! Se volete ripercorrere quei giorni epici date un’occhiata al blog della rivolta: l’imitatissimo, invidiatissimo, seguitissimo 133.anche.no