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SZÜLÉS 5 – No al bavaglio!!

Riassunto delle puntate precedenti

Massimo, studentello di design, terminati (si fa per dire) gli esami parte alla volta di Budapest per prestare la propria opera come tirocinante. Qui subisce una metamorfosi, divenendo Maszimo. Nonostante il cambiamento, Maszimo non riesce a comunicare con gli indigeni per via del loro idioma incomprensibile. Ben presto manifesta disturbi psichici iniziando ad attribuire significati altri alle parole che non capisce. Superato questo momento di difficoltà, Maszimo arriva addirittura a stringere amicizia con gli ungheresi, strani esseri metallici di colore blu metallizzato capaci di stare diverse ore di seguito fermi a rimirare il panorama (è proprio nelle zone panoramiche che si incontrano gli ungheresi).

La permanenza nella capitale ungherese rappresenta per il nostro eroe anche una ghiotta occasione per far luce su alcuni misteri, come quello (per la verità ancora irrisolto) delle strade subacquee o quello delle creature mitologiche budapestesi (talmente misteriose che non appaiono neanche nella mitologia).

Tra pochi giorni Maszimo lascerà Budapest e, con essa, l’Ungheria intera. Ma le emozioni non sembrano finire, come dimostra l’intercettazione telematica pubblicata qui sotto, in cui Maszimo racconta a sua sorella Monica un evento pazzesco.

Maszimo 29/06/10 23:37

cioè guà, non sai cosa stavo per fare

Monica 29/06/10 23:39

!

cosa!

Maszimo 29/06/10 23:39

siamo andati a mangiarci un kebab al tavolino

ho appoggiato la borsa della macchina fotografica nella sedia vicino

e come abbiamo finito e abbiamo pagato me ne sono andato via lasciando la suddetta borsa sulla suddetta sedia

Monica 29/06/10 23:41

!

Maszimo 29/06/10 23:41

dopodichè ho udito un fischio, mi son girato e c’era il gentilissimo cameriere che dondolava la mia borsa

e mi guardava come si guardano le persone distratte che dimenticano le borse

se ero a napoli, ciao

Monica 29/06/10 23:42

ahahahhahahaahahahahha

mi piace che ti guardava come si guardano le persone distratte che dimenticano le borse

Maszimo 29/06/10 23:42

se ero a napoli forse non l’appoggiavo sulla sedia vicina, però

“quanti megapixel ha il tuo sasso?”

Monica 29/06/10 23:43

ahahhahaahhah

Maszimo 29/06/10 23:45

communque

parafrasando il signor rezzonico

tuttp è bene quel che finisce bene

tuttp

Monica 29/06/10 23:46

tuttp è ungherese

Maszimo 29/06/10 23:47

magari questa storia in questi stessi termini la posso raccontare su emigration foor dummies, visto che ho dato un contributo veramente striminzito

anche se apprezzato

oppure no

boh

domani decido

Monica 29/06/10 23:48

potresti fare il copia e incolla

Maszimo 29/06/10 23:48

boh, se mi dai il nulla osta

Monica 29/06/10 23:48

te lo do

Foto stupenda che non avrei mai potuto pubblicare se il cameriere non avesse fischiato

Incredibile, no?

Ci pensate che se il ddl sulle intercettazioni fosse già legge non avreste mai potuto leggere questo articolo? Pensateci

SZÜLÉS 4 – Non solo strade subacquee

Un coniglio gigante

Per aver scritto un articolo sulle strade subacquee senza il timore di andare oltre la banale spiegazione ufficiale, ho ricevuto aspre critiche,insulti e minacce. E ho trovato, in soli quattro giorni, ben tre teste di cavallo mozzate davanti all’uscio di casa. Teste che dalle analisi del dna risultano appartenere tutte e tre allo stesso cavallo.

Comunque mi hanno scritto presunti scienziati indignati per quello che definiscono “sensazionalismo” su un fatto che i signori ritengono assolutamente “naturale”. Ma mi rendo conto che questo è il prezzo da pagare per chi (come me 0 Minzolini, per esempio) ha scelto di dedicare la propria vita alla divulgazione di verità scomode.

E allora vi pubblico un paio di fotografie che io stesso, come un novello Peter Parker, ho scattato nella capitale ungherese. Vediamo se i signori scienziati riescono a spiegare anche queste:

Una bambina volante in fase di atterraggio su una delle migliaia di piattaforme, adibite a tale scopo, che sono sparse per Budapest

Una bottiglia alata. Questa è l'unica che ho visto. Al supermercato non si trovano.

Immagini del tutto “normali”, vero signori scienziati?

Io avrei finito. Ciao.

SZÜLÉS 3 – Il mistero delle strade subacquee

Cosa ci fanno dei cartelli stradali nel fiume?

Vi sembra normale che tutt’ad un tratto spuntino dei cartelli stradali e degli alberi dal fiume?

Ovviamente le fonti filogovernative hanno offerto la loro versione ufficiale dei fatti: il Danubio avrebbe “esondato”. Sì, certo, esondato. Pensano di incantarci con i paroloni. E magari quella in cielo in alto a sinistra è una “normale scia di condensazione”. Il mistero si infittisce, come dimostra la prossima immagine:

Dove porta quella strada? Il governo non l'ha spiegato

Ancora segnaletica verticale nel fiume e una strada che non si sa dove porti. Avranno ancora il coraggio di parlare di “esondazione”?

Chi è che vive sotto il fiume?

Non lo so. Ma di sicuro non è umano.

SZÜLÉS 2 – Scarpe abbandonate e gente di metallo

Monumento in ricordo delle vittime degli eccidi nazisti

Questo è un monumento in ricordo delle vittime degli eccidi nazisti, come dice la didascalia. Io lo trovo molto bello.

Spero che nessuno trovi offensiva la scritta “piedi mancanti”, che ho messo prima di conoscere la storia che c’era dietro. Non che la cosa mi salvi la faccia più di tanto.

A proposito della mia faccia, la potete ammirare poco sopra la mia pancia e giusto sotto la mia pelata nello scatto che segue, in cui mi sono fatto ritrarre in compagnia di un mio amico ungherese. Noterete che gli ungheresi hanno una conformazione fisica particolare che li distingue dagli altri popoli.

In piedi, da sinistra: un tipico abitante dell'ungheria e Maszimo (io)

Belli, vero? Se pensate che sia più bello io, scrivete “tette” nei commenti.

Se pensate che sia più bello l’ungherese, tenetevelo per voi, che c’ho carenza di autostima.

SZÜLÉS 1 – Lingue straniere e funzioni cerebrali

Quando si sente parlare tutto il giorno una lingua completamente sconosciuta può capitare che si verifichi un fenomeno bizzarro. Questo fenomeno bizzarro è stato probabilmente oggetto di studio da parte degli psicologi di tutto il mondo, però adesso non ho voglia di guardare come si chiama su Wikipedia, per cui lo chiamerò “sindrome di Budapest”. Sono certo che in futuro assegnerò questo nome a diversi fenomeni bizzarri che di quando in quando contribuiranno a rendere la mia permanenza in questo luogo meno noiosa e, alle volte, anche meno piacevole.

Vi descrivo il fenomeno bizzarro. Oppure vi parlo d’altro. No dai, mi metto un po’ di impegno e vi descrivo il fenomeno bizzarro.

Preambolo: un essere umano normale usa solamente il 30% del proprio cervello. Il restante 70% è composto da acqua (altrimenti perchè non usarlo?).

Ora vogliamo focalizzare l’attenzione su quel 30% composto da cervello. Non sono un neurologo, però certi fenomeni bizzarri come la “sindrome di Budapest” non possono certo ascriversi all’acqua. Lo ammetto: sto un po’ menando il can per l’aia perchè non so proprio come descriverlo questo fenomeno. Di sicuro so che ha a che fare con la percezione uditiva. In realtà credo si tratti di una funzione introdotta nel primo service pack rilasciato da Dio quando si accorse che Adamo ed Eva, sebbene creati a sua immagine, faticavano molto a scandire tutte le parole all’interno di un discorso. Realizzò dunque una patch che rendeva l’interazione tra l’orecchio e il mondo esterno più agevole, permettendo di comprendere il senso di una frase enunciata in una lingua conosciuta anche quando non veniva scandita ogni singola parola. Tra gli aggiornamenti rilasciati da Dio, questo fu senz’altro uno dei migliori insieme a quello che permette di trattenere la pipì.

Sta di fatto che la facoltà di dare un senso ai farfugliamenti nella propria lingua ha come effetto collaterale quello di dare un senso ai farfugliamenti nelle lingue incomprensibili degli altri (ad esempio l’ungherese), mentre la facoltà di trattenere la pipì ha come effetto collaterale quello di non avere un’attrezzatura adeguata a portata di mano in caso si verifichino dei problemi. Per fortuna (per ora) sto avendo a che fare solo con gli effetti collaterali della prima, giacchè nello studio in cui presto la mia opera come tirocinante sento tutto il giorno gente che chiacchiera in ungherese, più il cigolio della mia sedia, che però è comoda. Però, mentre il cigolio risulta abbastanza fastidioso, la percezione distorta della lingua magiara (che in ungherese significa “ungherese”) è divertente, e, alla lunga potrebbe risultare educativa:

E con questo siamo arrivati alla fine. Se non ci sono domande chiudo.

Sziasztok (vuol dire ciao a tutti)

Budapest-Prefazione

Ciao a tutti, mi presento:

sono Maszimo e sono stato invitato da Barbara (che ringrazio, anche per le belle parole spese nella presentazione) per par parlarvi della mia permanenza a Budapest, da non confondere con Bucarest. Ve lo dico perchè a me è capitato di fare i salti di gioia nel vedere che gli AC/DC avrebbero suonato proprio a Bucarest (“uau, dove devo andare io!”). Avevo confuso Bucarest con Budapest. Grave errore. A Budapest non suonano.

Inoltre a Bucarest si parla una lingua con influenze latine, per cui esiste la possibilità di capire qualcosa entro un breve periodo di tempo. A Budapest si parla invece un idioma (per non ripetere lingua) ugro-finnico. “Ugro-che?” diranno miei piccoli lettori. “Ugro-FINNICO!” dirò io. “Ah”.

Ugro-finnico (in ugro-finnico) significa “lingua incomprensibile”. Finora le ho tentate tutte per capirla. Ad esempio, basandomi sul fatto che la bandiera ungherese (nazione che fa capo a Budapest) non è altro che la bandiera italiana ruotata di 90° in senso antiorario, ho provato a ruotare una pagina scritta in ungherese di 90° in senso orario. Ho provato a leggerla, ma continuava a essere incomprensibile. Allora ho provato in senso antiorario (hai visto mai…). La lettura è stata abbastanza scorrevole, ma il significato continuava a sfuggirmi, finchè non è apparso Satana. Ecco dunque un’altra cosa da tenere a mente: non leggete mai l’ungherese ruotato di 90° in senso antiorario (a meno che non siate satanisti).

Siccome non so mai come concludere un testo (un po’ come Indiana Jones, che sa come pilotare un aereo, ma non come atterrare) allora scrivo “fine”.

Fine.

Maszimo, che da Alghero è andato a Budapest.