DÍA 156 – orari sbagliati

Madrid non dorme mai.
(Frasi fatte)

Madrid è diventata noiosa come Oslo.
(Almodovar in tempi recenti)

La musica verrà spenta tassativamente alle 23:30.
Il CSOA dovrà essere totalmente vuoto per le 24:00.
Grazie per la collaborazione.
(Cartello in un centro sociale occupato autogestito a Madrid)

Madrid, movida, notti lunghe, infinite, musica, birra, divertimento. Un cazzo.

O vabbé. Se vi va bene rinchiudervi in una discoteca, che sia alternativa o meno, che metta musica post-punk o pre-rock o semplicemente pop, che sia gay-friendly o grrlz-only, con o senza drag queen o drag king, allora potete ballare fino alle 6 del mattino (o finché vi reggono le gambe).

Se invece avete fame, c’è un posto relativamente famoso e relativamente poco economico (ma non così caro da renderlo improponibile) che serve churros e cioccolata a qualunque ora del giorno e della notte, 24/7, 365 giorni l’anno, festività comandate e non.

Se invece volete stare tranquilli ad un tavolino seduti a chiacchierare, cercando di superare il livello di voce dei vicini e quello della musica senza tornare a casa e non riuscire più ad emettere suoni, c’è pieno di barini barettini posticini carini carini piccini picciò con quattro cinque tavolini in legno-ferro battuto-quel che sia dove potersi svaccare e prendere qualcosa da bere in un orario che va dalle 6 di pomeriggio alle 2-3-4 del mattino, dipende dai casi, dai giorni, dall’allineamento lunare, dal segno zodiacale della cognata del fratello del barista.

Ci sono perfino dei meravigliosi bar “illegali” che operano senza licenza e per entrarci bisogna sapere dove sono, andare alla porticina, suonare il campanello e farsi aprire, come in america negli anni ’20.

Però: i centri sociali, quando fanno le feste ed i concerti, chiudono a mezzanotte. Mezzanotte e mezzo, se siete fortunati. Alle 11, se siete sfigati, spengono la musica. Noi di solito siamo sfigati, e da bravi italiani ci presentiamo ai concerti attorno all’ultima canzone. Giusto in tempo per sgomberare il campo.

Io capisco i vicini, il problema del rumore, la polizia, le multe, la gente che piscia per strada, la reputazione, lo sporco, il fatto che la gente lavora, produce e crepa, i giornali, la stampa ed i media, che ci sono problemi più grandi, e che bisogna adattarsi. Pure a me sta sul cazzo la gente che si lamenta per l’orario di chiusura delle serate, quelli che siccome hanno pagato 3 euri di obolo pensano di stare in un locale e quindi pretendono che la loro opinione valga qualcosa in proposito.

Però.

Detto con amore e amicizia da uno che ha passato più e più notti dietro un bancone costruito con tubi innocenti a servire piscio-birra e a scacciare via gli ultimi riottosi festaioli del sabato sera, a pulire per quanto possibile capannoni ad orari improbabili e a tornare a casa giusto in tempo per una sfornata di cornetti caldi della pasticceria sotto casa: ma alle undici di sera? ma davvero? qua la gente CENA a quell’ora! è come se in italia i concerti fossero dalle 7 alle 9 di sera, e poi per le dieci cercassimo di buttare fuori tutti e chiudere.

La gente neanche ci viene ad un concerto prima delle 11-11:30 a pisa. (Forse ha ragione Filippeschi, riguardo ai ggiovani che fanno troppo casino e dovrebbero andare a letto prima).

Comunque lo so che non è colpa vostra. È la repressione. Brutta storia.

(L’unico posto a Madrid dove le feste durano fino alle 3 è El Dragon. Ve ne avevo già parlato. Dev’essere perché, avendo occupato un cimitero, i vicini sono morti da almeno un paio di secoli. Non che sia diverso da certi palazzi di vecchiardi, però almeno nelle tombe non hanno il telefono per chiamare la polizia.)
(Al massimo, si vendicheranno tirandovi le coperte di notte.)

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One response to “DÍA 156 – orari sbagliati”

  1. lafraaa says :

    A Lafra è piaciuto questo… sebbene sfigata del venerdì sera e acerrima nemica dei molesti della chiusura!
    A Madrid, laddove regna il consumismo del divertimento la lotta ci ricorda di soffrire!
    Non vemos pronto!

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