DÍA 54 – fsmb

Ieri come tutti i lunedì salivo di casa per andare a progedire lentamente nel mio progetto di costruzione di una nuova forma di vita intelligente a forma di biciletta (attualmente siamo un po’ indietro, ahi ahi ahi).

Però, al contrario di tutti gli altri lunedì, questa settimana c’è il Foro Social Madrileño de la Bicileta, in cui concentrano in una settimana dibattiti workshop ed assemblee per convincere il mondo (o almeno la fascia A di Madrid) a convertirsi al traffico a pedali prima di passare alle maniere cattive.

Dunque, PARK (ing) Day, ovvero togliamo un po’ di spazio delle migliaia e migliaia di kilometri quadrati che sono stati abbandonati dalla civiltà umana a favore dei parcheggi per autoveicoli, e organizziamoci delle piccole officine di riparazione bici.

L’idea (che come tante buone idee di guerriglia pacifica metropolitana è made in U.S.A.) è davvero buona, la gente si ferma e chiacchera, ci si scambia pareri ed insomma è un po’ più socievole, molto d’effetto. Sembravano molto interessati anche queste due pattuglie della polizia municipale vestite di giallo che sostenevano che i parcheggi sono riservati solo ai veicoli a motore. Che triste tentativo di discriminarci (sarà che si sono offesi che non li hanno invitati al picnic sul prato finto che qualcuno ha srotolato sull’asfalto).

Tutto ciò, tra l’altro, nella strada dove sto io, un centinaio di metri più su.

Ora, tutto fico e tutto bello, però non si può (proprio no) centrare una ruota in mezzo alla strada, senza luce. Idea ganza eh, ma si lavora malissimo. Per fortuna che il freddo verso le nove e qualcosa (ah già, anche qui è arrivato un po’ di freddo – ma solo un po’) ci ha rispinto verso i caldi antri della ciclofficina, dove sono riuscito finalmente a produrre qualcosa ed avanzare un po’ nel mio progetto generativo.

Ovvero, ho disfatto quel che avevo fatto l’altro giorno (giusto), ovvero ho riaperto il movimento della ruota di dietro, tolte tutte le palline, reingrassato e richiuso stavolta con uno spessore diverso (ma son stato rapido, oramai ci so fare con le dita nel grasso). E poi, coadiuvato da un giovane ed alquanto alto ragazzo americano che non ho capito da dove saltava fuori (uno di questi che gira con i guanti da bici e la pompa nello zaino probabilmente dalla nascita), mi sono messo nella difficile arte del centrare una ruota che ha preso un colpo tirando i raggi.

Alla fine ci vuole pazienza, culo, ed un centratore. Si trova il punto dove è storta, si allenta il raggio corrispondente di un quarto di giro e si stringono i due a fianco (che tirano dall’altra parte) di un ottavo, o viceversa (allenta – stringi – allenta), poi se non è cambiato nulla si passa ai mezzi giri, ai giri interi, alle giravolte, alla falla un’altra volta, a dai un bacio a chi vuoi tu.

:*

Al finale (nel frattempo erano le 11 di sera, quasi ora di “cena”) la ruota è risultata sufficientemente dritta per i miei scopi. Alcuni raggi sono un po’ molli, il che è un problema in teoria, ma spero in una tempistica abbastanza lunga da non dovermene preoccupare.

Another day, another weel.

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