DÍA 53 – solletico

Alla fine del XIX esisteva in Russia una setta di solleticatori che praticava un solletico di tipo rituale. Le vittime erano donne che venivano completamente denudate, legate ed immobilizzate, per poi essere sottoposte ad uno “spietato” solletico di gruppo, dove ogni mezzo atto a solleticare era lecito. Al momento culminante di tale pratica le donne cadevano svenute.

(da Wikipedia, dove evidentemente imperversano giovani arrapati.)

vi ero mancato? (a me si)

Il 20 novembre era l’anniversario (il trentaquattresimo) della morte di Franco. In realtà non è che ce ne si accorga particolarmente: non è una festa nazionale, non ci sono grandi discorsi sui giornali, il sole sorge e tramonta uguale. L’unica, è che il sabato si tengono due manifestazioni: una della Falange in ricordo del caro estinto, una degli antifascisti contro la prima. Assieme a degli amici ci siamo andati (alla seconda, of course) e ci aspettavamo grandi fuochi artificiali, corse cariche fumogeni scontri e come ogni finesettimana guerriglia urbana guerriglia urbana (cit. Latte+)

e invece niente Tra l’altro, una manifestazione abbastanza triste. Ma proprio triiiiste. Sarà che tutti i madrileñi si divertono e fanno festa come folli, e che quindi questi qua devono essere tristi e noiosi per contrasto. Perfino le feste con la drum&bass nei centri sociali finiscono a mezzanotte e mezza (poi tutti a letto).

In compenso, la pubblicità ci regala grandi momenti di gioia. C’è un megaposter della Movistar, di cui purtroppo non riesco a trovare una foto su internet (ma che può darsi che esista solo nella mia testa), che ricopre l’intero Edificio España nell’omonima piazza (fermata della metro linea gialla – 3). È un enorme coso colorato pieno di pesonaggi curiosi, ed ogni volta che lo guardo, quando ci passo circa tutti i giorni, succede che per un breve istante ci entro dentro. È come una droga, se non l’avete provato, non sono sicuro che capiate cosa vuol dire entrare in un manifesto, però la sensazione è quella. Dentro il manifesto c’è questo grande cielo blu e tanti piccoli omini gommosi che corrono veloci ed uno cavalca un polipo mentre una corsa di bici supera Gesù che ha lasciato la croce e sta prendendo una caña con Tolsoj, mentre dei delfini ingoiano piccoli frammenti di cotone che ti guardano con aria terrorizzata e ti ritrovi in una prateria ad inseguire mandrie di anelli di seppia fritti che lasciano scie di unto su cui scivolano pinguini in carriera. Poi il semaforo diventa verde, esci dal manifesto ed attraversi la strada.

L’altra cosa che mi ha lasciato molto lontano dalla tastiera, è stata la burocrazia universitaria. Ora, riconosco di essere un poco prevenuto ed intollerante nei confronti della burocrazia, però un po’ uno si sente preso per il culo. Nel mio giro tra uffici e professori ho risolto i seguenti problemi

  1. ho avuto conferma del fatto che nessuno sa come possiamo fare noi erasmus a collegarci alla rete wifi in università, nel senso che chi ha inventato il sistema di autenticazione non s’è posto il problema e che quindi probabilmente non potremmo mai collegarci. La rete wifi è un diritto, e noi ce lo prenderemo, con le buone o le cattive.
  2. ho sbagliato il sottogruppo di un corso in cui mi sono immatricolato (la gerarchia è corso – gruppo – sottogruppo, ho scritto ANED – B – 1 in vece di ANED – B – 2, fate voi). il problema era così irrisolvibile, agli occhi del professore che corregge gli esercizi del sottogruppo a cui mi sono immatricolato (che non è quello di cui ho seguito le esercitazioni), da sguinzagliarmi dietro metà dei suoi studenti per cercarmi e minacciarmi. poi dopo 24 ore di sofferenza e ansia ho scoperto, per bocca del professore che corregge gli esercizi del sottogruppo che seguo (al quale avevo mandato la prima infornata di programmi matlab), che gli esercizi in questione sono gli stessi, identici, che uno puo’ andare un po’ alle ore di laboratorio che gli pare e che i sottogruppi servono solo per dividersi il carico delle correzioni, e che quindi non cambiava nulla. molte grazie. io nel dubbio, la seconda infornata di esercizi, l’ho inviata a tutti e due.
  3. finalmente ho ricevuto la mia tessera di studente. quando sono andato a ritirarla all’ufficio erasmus di matematica, ho scoperto in compenso che pare che abbiano perso uno degli originali del mio learning agreement. La scena è stata surreale ed alquanto imbarazzante. L’ufficiante (la tipa dell’ufficio), non è che mi ha detto “l’ho persa, mi spiace, scusa” ma neanche “mi spiace”. Ha semplicemente osservato che non era nella mia cartellina, e che quindi lei non l’aveva. Non so se stesse insinuando che in realtà io non gliel’avessi portata, memoria da pesce rosso, o semplicemente non gliene fregasse poi molto. Il suo massimo sforzo di utilità e simpatia è stato chiedermi “ma non si può rifare?”. Certo che si può rifare, è un documento che porta 3 firme e due timbri di due università diverse situate a migliaia di kilometri di distanza. Si può rifare, ma tu potresti anche iniziare a fare il tuo lavoro seriamente, per esempio. “Ah, allora va bene” (lo giuro, mi ha risposto così). (Per la cronaca, lei è quella che la prima volta che l’ho incontrata, mi ha detto che per inserirmi nel sistema informatico dell’Università Complutense di Madrid ci sarebbe voluto un po’ di tempo, perché “io non so usare il programma”. e sarebbe una giustificazione?)

Concludendo, martedì sono andato a visitare il centro dell’ESA, l’agenzia spaziale europea, la NASA de noartri (che però si fa vanto di non avere scopi militari). Il centro è tipo tra i cinque più importanti, però essendo essenzialmente un centro di ricerca che studia ed analizza i dati ricevuti dai satelliti, non c’è molto da vedere. A parte delle vecchie antenne fuori uso e delle riproduzioni uno-a-uno di satelliti che hanno lanciato. Pure i gadget lasciavano alquanto a desiderare. L’unica nota simpatica, ci hanno lasciato giochicchiare con un pezzetto di un materiale che usano per rivestire i satelliti.

Era un rettangolo nero che pesava come se fosse cartoncino e che era resistente agli urti come una lastra di metallo di qualche centimetro. Abbiamo provato a piegarlo, spezzarlo, lanciarci sassi sopra, senza riuscire a fargli nulla. Però lo sollevavo col mio mignolo. Avrei voluto chiedergli quanto costava e dove potevo comprarne alcune lastre. Poi mi sono trattenuto.

Pensate quanti usi divertenti.

Tag:, , , , , ,

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: