DÍA 24 – california dreaming

È bene prima di tutto aver bene in mente il grado di alta civilizzazione, a volte persino esasperata, degli Stati Uniti d’America e soprattutto della California, dove le tensioni sociali, gli attriti e gli assurdi di una certa società si fanno sentire più che altrove. La reazione più giusta e più logica sarebbe quella di restare nell’ambito di questa società, di prendere un chiaro e preciso impegno politico per cercare di migliorare o modificare lo stato di cose. Invece in questo determinato ambiente è facile che insorgano fenomeni di fuga, di rifiuto e di opposizione. […]

L’alpinismo in certe condizioni può essere un mezzo di fuga davanti alla angosciosa realtà esistenziale di un modo di vivere pressante e caotico. D’altronde è significativo come l’alpinismo californiano tragga grande ispirazione dalla filosofia e da alcune discipline orientali, soprattutto dallo zen e da certi risvolti dell’induismo, sebbene riveduti e corretti ad uso occidentale. Alla base vi è dunque una forte esigenza di veder chiaro in se stessi, una indagine fine e profonda del proprio io, che accompagna l’azione propriamente detta. L’azione infine non sarebbe che un mezzo per il raggiungimento di una pace interiore e di una verità superiore o almeno presunta come tale.

(Gian Piero Motti, “Rivista Mensile del CAI”, settembre 1972 – tratto da Nuovi Mattini di Enrico Camanni)

Torno da due giorni in montagna: se non ho terminato di scrivere stasera, dato che sono un po’ stanco, vuol dire che leggerete questo con un po’ di ritardo. Come già annunciato, sono andato a fare un’escursione coi ragazzi di Lewis Carroll, in un parco a 50km a nord di Madrid che si chiama La Pedriza.

Dove abbiamo arrampicato. A sinistra, El Yelmo. A destra, La Tortuga. Placcheabbestia!

Dove abbiamo arrampicato. A sinistra, El Yelmo. A destra, La Tortuga. Placcheabbestia!

Il panorama in macchina, andando al parco, è giallo, non verde. Brullo, a tratti desertico. Molto spoglio. Lungo la strada, un gregge di pecore con rispettivo pastore con relativo sigaro ci ha attraversato la strada. In macchina, dicono che erano anni che non vedevano pecore in giro per Madrid.

Il parco è meraviglioso. La pecca principale è la frequentazione di domenicales, i turisti della domenica. Il numero di auto che possono accedere al parco è limitato, e quando siamo arrivati c’era già una fila di una decina di macchine in fila, in attesa che uscissero un numero sufficiente di auto dal parco. Per non aspettare, abbiamo preso gli zaini e ci siamo incamminati a piedi, arrivando al parcheggio/locanda un’oretta dopo. Ci sono tre-quattro valli consecutive, con un fiume che scende in una di esse, ed un monte (a proposito) di sassi di granito sparsi in giro. Sassi grandi dal metro al centinaio di metri, insomma il paradiso del boulder (di cui abbondava la locanda/parcheggio).

Le pareti (sempre granito) sembrano tutte degli enormi sassoni: lisce, fatta eccezione di crepe e fessure, appoggiate e curvate. Noi abbiamo arrampicato in una zona, detta El Yelmo, che era all’ombra, e relativamente umida, il che non era proprio il massimo. Le vie (per gli appassonati, c’erano gradi dal 4 al 7), erano per lo più su delle placche, molto di equilibrio, un pelino di tecnica, pochissime di forza. È la prima volta che arrampico e non mi fanno male le braccia, quanto mai inutili in questa occasione.

Confida nei tuoi piedi

(Miguel, mentre fa sicura)

Insomma, abbiamo abbracciato per un po’ la roccia (io come sempre ho sfoggiato la mia tecnica dell’arrampicata con le ginocchia – per i compagni del M**, non preoccupatevi: non vi ho fatto fare brutte figure). Poi ci siamo lanciati in una scarpinata da stanchi e portando un telescopio da utilizzare la sera. Chiaramente si è fatta notte prima che arrivassimo dove volevamo arrivare, ci siamo persi nel bosco due o tre volte, abbiamo trovato un posto dove fermarci per la notte, il cielo si è annuvolato un po’, ed è sceso in freddo. In compenso, abbiamo mangiato e bevuto un sacco :) e dormito sotto le stelle.

Oggi ci siamo divertiti un sacco a camminare per il bosco, ed arrampicarci sui sassi per salire sopra gli alberi e vedere il panorama. È veramente un posto meraviglioso, un bosco con questi enormi massi che sembrano caduti lì per caso. E saltellare in giro come capre, che tra l’altro abbiamo visto, è veramente uno spasso.

Che raccontarvi, certe cose non si raccontano. Avevamo una macchina fotografica, però a pellicola, quindi non ho foto. Conifere, ghiande e sassi. Pace, tranquillità, sudore e le spalle che mi fanno male. Risotti solubili, cioccolata e frutta secca, ed un liquore all’anice di cui non ricordo il nome. Mano nella fessura, punta il piede, alza il piede opposto, sposta il peso, prendi l’equilibrio, tirati su.

pare che la gente cammini in cerchio

breve dizionario (per arrampicatori, scalatori, sassisti e partigiani)

arnese – imbraco
pies de gato – scarpette da arrampicata (pedule)
cuerda – corda (non so perché, se dici corda non capiscono subito)
cinta express – rinvii
mosquetones – moschettoni
chapas – spit
magnesio – magnesite
reunión – (non ricordo la parola italiana, la catena alla fine di una via, l’ultima sicura dove si fa passare la corda nel moschettone, o si fa una manovra)
asegurar – fare sicura

cose utili da gridare (al proprio compagno che fa sicura)
CUERDA! – ovviamente, CORDA!
ABAJA! – CALA!
ASEGURA! o BLOQUEA! – BLOCCA!!!

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