DÍA 18 – affinità e divergenze tra il compagno Almodovar e noi

Innanzitutto, condivido un’inquietudine.

Lemblema della Guardia Civil, lequivalente dei nostri Carabinieri (hanno anche gli stessi soprannomi: la benemerita  ed unaltra serie che non riporto :), e praticano lo stesso sport: il golpe).

L'emblema della Guardia Civil, l'equivalente dei nostri Carabinieri (hanno anche gli stessi soprannomi: "la benemerita" ed un'altra serie che non riporto :), e praticano lo stesso sport: il golpe).

A me, ogni volta che lo vedo, gela il sangue nelle vene, accelera il battito cardiaco, inizio a guardarmi ansiosamente in giro cercando una via di fuga, o alla peggio uno strumento difensivo, finché la corteccia frontale riprende il controllo, inizia a sparare segnali chimici che cercano di dire al resto del corpo “tranquillo, va tutto bene, è solo la polizia”.

La Spagna sembra essere uno di quei posti curiosi il cui tessuto sociale, politico e culturale non è poi così diverso da quello italiano, e che può essere visto come un mondo parallelo dove gli eventi si sviluppano differentemente: cosa sarebbe successo se? (so di stare sovrasemplificando, ma è anche un buon esercizio da fare, a mio parere).

Cosa sarebbe successo se nel 1921 i socialisti fossero andati, in qualche maniera, al governo? Se il fascismo in italia fosse sopravvissuto alla seconda guerra mondiale? Se non ci fosse stato il ’68, se non ci fosse stato il ’77?

A questo riguardo, la Spagna ha le categorie storiche un po’ sfasate rispetto alle nostre. Per noi gli anni sessanta e settanta sono gli anni di massimo sviluppo dei movimenti sociali e politici, anni ferventi di grandi cambiamenti e trasformazioni, mentre gli anni ’80 sono gli anni del riflusso, gli “anni bui”, che solo alcuni cercano di ricordare come il periodo dove germinarono le piante che frutteranno nei due decenni successivi. Qui negli anni ’60 c’era Franco e la gente si annoiava tantissimo, così quando Franco è morto hanno dei tipi ha Madrid hanno iniziato una festa, che è durata 16 anni ed ha distrutto il record del funerale durato più a lungo. Questa festa prende il nome di movida madrileña ed è tra l’altro l’ossessione principale dell’attuale amministrazione della città di Pisa, il cui sindaco evidentemente negli anni ’80 si è divertito ben poco (a Filippé, esci ogni tanto a berti un ponch, deh, non è mai troppo tardi per avere un’infanzia felice™). È la movida di Almodovar, che per chi non lo sapesse prende il suo nome (Pedro) da un gatto omosessuale di una mia amica.

Come informazione casuale, l’allora sindaco di Madrid (socialista) offrì personalmente una cassa di tequila e un sacchetto di limoni ai giovani che avevano iniziato la festa.

Uno dei quartieri (che si dice barrio) dove la movida si sviluppò era il quartiere dove sto ora io, e che è abbastanza noto anche ai lettori delle guide del Touring Club, si chiama Malasaña, anche detto el barrio de las maravillas. È un quartiere di viuzze lastricate e palazzi a quattro piani, piccoli negozi e -attualmente un sacco di bar. Ha dei paletti a delimitare gli stretti marciapiedi a raso, ed in una parallela di Calle de la Palma sono tutti colorati. È quella via famosa con le paia di scarpe legate tra loro con i lacci e appese ad un filo che attraversa la strada a qualche metro d’altezza.

Porta a Malasaña.

Ora questo posto è un ristorante che si chiama la Gata Negra, ed è tutto dipinto come se fosse -appunto- una gatta nera. UPDATE: ci sono ripassato, e mi sono sbagliato. La Gata Negra in realtà si chiama la Gata Flora, ed è la porta accanto a quella della foto. Scusate se vi siete persi a Malasaña per colpa mia...

Passeggiando per le sue viuzze, si incontrano i personaggi più strani, dal tipo metallaro coi capelli lunghi, la panza da birra e la maglietta dei Manowar che gestisce un negozio di prodotti vegani biologici, dal parrucchiere molto alternativo per uomo, donna e “altro”, ad un Club Culturale Il Grande Lebowskij che organizza un concorso della barba più bella, da un Take Away italiano che fa cose vagamente accettabili (pizze, calzoni, panini, vaschette di lasagne, gnocchetti, cose così.), ad una vecchina che ci fa fatto un sacco di domande su cosa fosse l’hackmeeting quando stavamo attaccando un cartello.

Dopo gli anni d’oro (nel senso della pioggia, vedi video precedente) della movida degli anni ’80, non so che è successo, un riflusso od un cambio generazionale, qualcosa del genere. Poi, in tempi più recenti, come tutti gli idoli pop Malasaña è stato riscoperto e rivenduto ad una generazione più giovane, che come tutti i ggiovani è priva di riferimenti culturali e si beve volentieri la zuppa riscaldata. Così Malasaña è diventata, come Candem Town, Amsterdam, e San Lorenzo, alla moda. I ggiovani volevano tornare nelle strade dove si erano sbronzati i loro padri (ah!). Così viene fuori il fenomeno del botellón, che così come movida vuol dire sostanziamente casino, cose che accadono, il botellón consiste nel trovarsi in strada a bere ed ad ascoltare la musica. Tipo Piazza Cavalieri (vai Filippeschi, vediamo come te la cavi con l’ordinanza anti-botellón. scommetto che manco sai fare la “o” con l’accento giusto).

Così come la Second Summer of Love non ha molto a che vedere con la prima, a parte l’uso smodato di divertenti sostanze, così la “seconda” movida non ha il successo culturale della prima. Anche il nuovo sindaco di Madrid non fu tollerante come il primo, pare che quella decade lui voleva dormire, così ha iniziato a fare un po’ di multe a giro. Le centinaia di persone che si trovavano per strada la sera ora sono solo un buio ricordo di bilosi comitati di quartiere.

Ora Malasaña si è convertita definitivamente in un quartierino di localini -come si dice da queste parti- pijos, fighetti. Un po’ come il Ticinese, o San Lorenzo. Ora c’è la Malasaña pija. C’è da dire che è sempre meglio rispetto alla media dei posti “da bere” italiani: il conformismo di sinistra non sarà meglio del conformismo di destra, ma esteticamente è più sopportabile.

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2 responses to “DÍA 18 – affinità e divergenze tra il compagno Almodovar e noi”

  1. fabio says :

    So che a Milano hanno importato e vivono, per un breve periodo dell’anno, il suddetto botellón. Ora non so come si svolga a Milano (non mi è mai capitata l’occasione di andarci in quel periodo), ma è potenzialmente molto meglio che stare sempre al chiuso con musiche più o meno insopportabili. È più divertente vivere le piazze, specie se c’è gente interessante. Un po’ come a Pisa o a Napoli.

    E Filippeschi sucks.

  2. emulsio says :

    ahahah complimenti per l’analisi di malasaña, condivido :D
    Emilio

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