ONDA 1 – il consenso

Provo ad iniziare il mio percorso di auto-analisi sul movimento studentesco del 2008 chiamato dai più l’Onda (Onda Anomala la stretta terminologia romana).

Unassemblea al Polo Carmignani.

Un'assemblea al Polo Carmignani. (g.ottaviano)

Dopo il racconto di Luigi sull’8 ottobre, farò un piccolo salto in avanti e passerò al 19 ottobre 2008, due giorni dopo il primo grande corteo a Roma, indetto dai sindacati di base, il cui enorme spezzone universitario sfilò -staccandosi- fin davanti al Ministero dell’Istruzione (che è a transtevere, quindi un sacco di strada…). Quella domenica sera, dopo cena, era prevista al Polo Carmignani Occupato un’assemblea generale.

Inizio dal 19 ottobre perché sento che è il primo momento in cui si è visto quanto fragile fosse in realtà quel movimento, ed il primo sentore di quel che più tardi mi avrebbe deluso così tanto. Negli 11 giorni precedenti erano successe tante cose bellissime e meravigliose, che vanno raccontate e ricordate: però voglio iniziare da qui. Scusate il pessimismo.

Martedì 21 ottobre, era stato indetto un Senato Accademico Allargato. Allargato voleva dire, con l’aggiunta di rappresentati che solitamente non ci si siedono (principalmente precari e qualche altro studente). Questo succedeva dopo l’assemblea di Ateneo il 15 in Marzotto, col l’ambigua posizione del Rettore e gran parte della folla che l’applaude, e che l’aveva convocato. In più, era il primo caso a memoria d’uomo che un Senato Accademico si tenesse fuori dalla sua sede abituale, il Rettorato, ma nel Polo Marzotto, a Scienze. Insomma, era una cosa seria, per noi allora.

Come potete leggere dal breve comunicato, si doveva discutere di cosa andare a dire, a quel Senato, per la bocca dei rappresentanti – ordinari o straordinari che fossero. Un gesto di pura democrazia diretta, con l’accorato appello ad “accorrere numerosi”.

Ci accorse parecchia gente, quella sera. L’aula grande del Carmignani era bella piena. Molta gente relativamente “nuova”, che si era mobilitata forse più tardi, rispetto ai “veterani” dell’8 ottobre. E poi quello era uno dei periodi di piena del Carmignani, dove passava più gente di quanto ne riesca a ricordare, gente che a modo suo ci credeva, e ha vissuto con forza quella esperienza. Quel giorno c’era anche quel tipo americano di cui forse qualcuno si ricorderà parlare al megafono in piazza dei Mircaoli. Qui i suoi ricordi del periodo.

L’assemblea s’è presto bloccata sul problema più vecchio del mondo (forse no, forse è il 5°-6° – a breve una lista): decidere come decidere. Il quale è evidentemente un problema ricorsivo, e divergente, che non merita di essere discusso per più di quindici minuti, al bar, davanti all’ultima bevuta della serata. Eh, ma talvolta l’evidenza è così inutile.

Dunque, c’era tutto un tot di gente nuova, parvenu della politica, probabilmente alla loro prima esperienza assembleare (e per taluni, sospetto, anche di masturbazione cerebrale collettiva). I quali, seppur fossero venuti ad un assemblea sul futuro dell’università, erano stati educati al culto e alla buona educazione della democrazia elettiva, il voto, le mozioni, la maggioranza, la minoranza, la conta. Sono intrisi di burocrazia, i giovani d’oggi: decisamente non sanno divertirsi. Poi c’era in nucleo duro, quelli che tenevano l’assemblea, quelli che erano al carmignani dal primo giorno, quelli che erano soggetto politico, quelli che avevano fatto le cose, quelli che avevano il merito. Senza nessun sarcarsmo, davvero. Il merito non è l’onore. Io glielo riconosco tutto, il merito, e penso che dovrei esserci anche io in questa categoria.

Insomma, i primi ponevano come condizione irrinunciabile una votazione a maggioranza sulle “mozioni” su cosa dire al Senato (ah, già, stavamo parlando del Senato Accademico. ve lo eravate scordati?), i secondi il metodo del consenso (interpretato un po’ a modo loro, devo dire la verità. il medoto del consenso è molto più complicato, non prevede le presidenze né gli insulti. Qui del materiale che sarebbe utile leggere). I primi sospettati, a torto o a ragione, di essere stati “ispirati” dai gruppi “moderati” – sinistra per e i gruppi di amici che manco nomino (CL); i secondi sospettati, a torto o a ragione, di essere stati “ispirati” dei gruppi “estremisti” – organizzazioni e collettivi che facevano politica “movimentista” prima dell’8 ottobre. E questa, mi pare una polemica irrilevante, dato che comunque quella sera lì, si, quelli che parteciparono erano tutti studenti.

Il metodo del consenso
Innanzitutto è bene chiarire che consenso non significa unanimità. In caso di unanimità tutti nel gruppo sono d’accordo, tutti sono convinti di aver fatto la scelta migliore in quel momento, tutti sono“vincitori”.
Il processo decisionale consensuale ha invece origine da un conflitto: non tutti sono d’accordo!

Ora, sull’analisi psicologica di quelli che per fare un favore ai giornalisti definiremo “i parvenu”, non posso dire gran che. Se qualcuno di loro è in ascolto, sarei contentissimo di sentire quel che ne pensano. Io personalmente, per affinità emotiva, mi sono posto nella schiera dei “veterani”.

Ora, anche a me piace il metodo del consenso. L’ho anche visto funzionare, e bene. Però il punto che in “modalità consenso” non si può cercare di coercere un risultato ad un “avversario” nell’assemblea. O si trova un punto comune, il consenso appunto, o si decide che non si può collaborare. Non si può strappare una decisione con la forza, né con la retorica. Non si “vince” un’assemblea col consenso. Invece la discussione dai due lati m’era sembrata porsi così: ora ti convinco che ho ragione io. Il problema nasceva nel non riconoscimento dell’altro: erano due “soggetti” a scontrarsi quella sera, per usare le parole di moda allora.

Vi sono alcune attività molto utili per uscire dal blocco decisionale:

  • scomposizione della decisione in sottopunti in modo da individuare le questioni che provocano il blocco
  • riesame approfondito dei motivi del blocco
  • intervento di mediatori esterni
  • lavoro in piccoli gruppi
  • schieramenti
  • giochi per calare la tensione
  • silenzio per alcuni minuti o per alcune ore
  • esercizi di ascolto attivo
  • digiuno

Punti in meno per i “veterani”. Che qualcuno cerchi di imporre a maggioranza un metodo maggioritario, ci sta; che qualcuno cerchi di imporre un metodo del consenso, no: meno uno. Che tra le varie cose siano state fatte pesare, e molto, l'”anzianità”, il fatto che fosse una decisione già presa in precedenza, il non poter ridiscutere sempre tutto, meno uno. L’assemblea, potete immaginarlo, non andò molto in là, molta gente uscì dalla sala, chi per abbandono, chi per cercare di convincere chi se n’era andato a tornare, chi per litigare. L’assemblea principale morì in un rigagnolo. Nessuna decisione fu realmente presa.

Poi il Senato Accademico è andato come andato, neanche così male. Però in quella settimana, i giorni duravano mesi.

Lirruzione degli studenti nel Senato Accademico del 19 ottobre.

L'irruzione degli studenti nel Senato Accademico del 19 ottobre. (g.ottaviano)

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