DAY 70 – So long, and thanks for all the fish

Benvenuti ad Emigration for Dummies, il blog che vi ha raccontato la vicende di Luigi, intern alla Columbia University (in the City of New York™) e solitario cyberpunk delle notti di Manhattan (ed un po’ Brooklyn, ma solo a Williamsburg che oltre è pericoloso e si sparano ancora) e che ora vi racconta pure di Lucha, BabeL e che vi racconterà pure di gente da posti allucinanti, appena mi mandano la biografia ed un articolo. Tanto per capirci: se avete sbagliato blog siete ancora in tempo per tornare indietro.

Ok, troppo tardi.

Il contatto con l’Italia dopo una lunga assenza è sorprendente. Avrei voluto scrivere un post sugli ultimi giorni a New York ma non posso fare a meno di osservare con stupore tutto quello che mi circonda qui a Roma. L’Italia è veramente un posto esotico, una volta che uno si abitua ad un paese civile.

Sono atterrato poco prima delle sette (ora locale) a Fiumicino e ci ho messo più di un’ora a rivedere i miei bagagli. La cosa buffa è che tipo dieci valigie del nostro gruppo sono arrivate subito, alcune (cinque o sei) dilazionate nell’arco della successiva mezzora, poi altre dieci e poi finalmente tutto il resto. Non ho idea di come funzioni il sistema di distribuzione dei bagagli, ma il mio cervellino da fisico si è messo a lavorare furiosamente per cercare di dare un senso ai dati rilevati. Errore. Meglio che mi fermi subito prima di cercare di dare un senso al TG 4.

L’acqua minerale in Italia costa pochissimo. Tutti comprano bottigliette da mezzo litro che poi buttano nell’indifferenziata. Pochissimo, ovviamente, per standard americani dove ti fanno capire quanto è difficile smaltire la plastica facendoti pagare l’acqua imbottigliata una fortuna. “È per farti bere le bibite gasate” dice qualcuno. A me viene in mente che ovunque puoi trovare fontanelle che danno acqua portabilissima e (nel caso di New York, almeno) buonissima. E la gente gira con la propria bottiglietta di alluminio attaccata allo zaino.

Il trenino da Fiumicino a Termini costa 11 euro e ti lascia alla fine di un binario lunghisssssimo sprovvisto di qualunque tipo di carrello. Mi sono sentito preso per il culo. Al JFK ci arrivi in metropolitana, e se vuoi andare in taxi c’è la tariffa flat 45 dollari da dividere fino a quattro persone. Provate ad andare in aeroporto in Taxi a Roma. Il mio boss mi aveva suggerito di fare lo sborone e prendere il servizio di elitaxi da 100 dollari che ti porta al JFK in 10 minuti da downtown. A me sembrava eccessivo, però quando tornerò a NYC potrei farci un pensierino, quantomeno per impressionare gli amici che mi aspettano : )

Tra le altre cose Wow dell’ultima settimana c’è stato l’after di ieri notte. Ho deciso di non dormire e fare un’unica tirata sino all’imbarco per fregare il jetlag. L’ho fatto anche all’andata, quando il mio clan di amici di gioventù mi ha accompagnato alla conquista dell’Occidente dopo la festa all-night-long per la laurea del caro dottor medico chirurgo Marco Anakin.


I miei amici di una vita che mi mandano in America. Manca Pablo che  era con la ragazza, Giorgio che era in Giappone e Gesù che era a tener compagnia ad Alex che non poteva uscire.

I miei amici di una vita che mi mandano in America. Manca Pablo che era con la ragazza, Giorgio che era in Giappone e Gesù che era a tener compagnia ad Alex che non poteva uscire.

Sul treno urlano tutti. Il treno è caro e l’ho preso in una stazione dove mi sono sentito decisamente meno sicuro che nella metropolitana di Harlem alle tre del mattino. Dev’essere per via di tutta quella gente in giro con le pistole. Parlo di Termini. Ad Harlem sono tutti tranquilli.

Ora sto risalendo la penisola in direzione Firenze, dove farò tappa da miss Frida e caricherò questo post sul blog prima di recarmi all’IKEA a comprare un po’ di mobili per la stanza che mi ospiterà a Pisa nei prossimi mesi. Obiettivo: Laurea A Breve™. Non so quanto resisterò nella cittadina della torre pendente, comunque. Approfittate della mia presenza sinché dura, _venite alla festa stasera_.

Mi sono già venuti in mente due o tre motivi per cui l’Italia non va bene e che dovrebbero essere corretti, ma penso non sia divertente fare un elenco qui, ora. Penso che nei prossimi giorni scriverò un paio di post riguardo il ritorno in patria. Non disperatevi, non sparisco :)

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About Nevermore

vedi New York e poi muori

4 responses to “DAY 70 – So long, and thanks for all the fish”

  1. palbi says :

    beh no non penserai di cavertela così. Qui necessita un post definitivo di congedo dalla citta’

    • Nevermore says :

      appena ho una connessione stabile ed un po’ di tempo aggiorno. magari domani dai divanetti dell’INFN. devo andare a fare rapporto : )

  2. BabeL says :

    E grazie per l’abbronzante!

  3. Gareth says :

    Ci si sente in questi giorni :)
    hai il mio cellulo!

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