DÍA 12 – la velocità dei sogni

Qual’è la velocità del sogno? Non lo so.
Subcomandante Marcos

Puoi correre quanto vuoi, ma non puoi sfuggire ai tuoi sogni.
Filosofia Spicciola for Dummies

Il punto è che, come ha visto Marx, i sogni non si realizzano mai.
Hannah Arendt

Reality is wrong. Dreams are for real.
Tupac Shakur

Sto guarendo, e domani riuscirò di casa. Ho passato un po’ di tempo cercando di star meglio, mangiando poco e dormendo molto. Quando sto male, di solito, dormo. E quando dormo molto, sogno spesso. Non mi capita di frequente invece di ricordami i sogni, però quando succede sono cose che non vanno più via. Ricordo ancora uno stranissimo sogno allucinato fatto da bambinio, in cui Godzilla usciva da una fontana di Sorrento. Ovvio che poi non c’è da chiedersi perché uno viene fuori così, date le premesse.

Insomma, stanotte ho sognato gente rimasta in italia. Non era un sogno felice, ma uno triste. Che però è sempre meglio dei sogni così felici, che la mattina quando ti svegli ci rimani un sacco male, perché non era reale (o non era questa realtà). È brutto doversi scontrare con la durezza del mondo fuori di te quando hai un mondo molto più bello dentro la tua testa.

Dicono che i sogni riflettano i cambiamenti della propria vita con un ritardo di circa due settimane. Che quindi non comincerò a sognare persone ed eventi madrileni prima del día 15. Il che può essere anche vero, ed in un certo senso consolatorio, anche se la domanda che forse vi siete fatti più spesso è: quanto tempo dovrà passare prima di smettere di sognare qualcosa? A che velocità bisogna andare per lasciarsi un grumo di sinapsi collegate alle spalle?

Quindi vi sto sognando, e sognerò solo e soltanto voi per ancora un paio di giorni. Sentitevi onorati dell’esclusiva.

Dicono anche che ci vuole un sacco di tempo in più per sognare in un altra lingua. A me è successo, in inglese, dopo un paio di mesi – forse di più. Non è una sensazione strana, e dicono sia il segnale di quando si è iniziato a pensare veramente in un’altra lingua. Insomma, quella cosa che tutte le guide yeah-fai-anche-tu-la-tua-ggiovane-esperienza-di-scambio-culturale indicano come il coronamento di un apprendimento pieno di un idioma. È strano, che il segnale di una buona capacità di interazione linguistica venga da un fenomeno che è essenzialmente autistico.

Che poi autistico del tutto non è. Pare che quel che distingua il nostro cervello che sogna di fare una cosa dal nostro cervello che fa realmente quella stessa cosa, sia semplicemente una soppressione finale del moto, degli impulsi nervosi ai muscoli volontari. Il che vuol dire anche che sappiamo ricostruire gli stimoli nervosi che ci provengono dall’esterno (immagini, suoni, odori, sapori, tatto). Oramai riprodurre video e suono non impressiona più nessuno, ma il tatto è una cosa meravigliosa che ancora solo i sogni possono regalarci. Il tatto e l’olfatto, per il quale -come ci insegna Hobbes- non abiamo abbastanza parole per descriverlo. Difatti, non c’è nessun risultato per “snippido” su google. Male, molto male.

Alcune verità posso essere raggiunte solo da una tigre di pezza su uno slittino.

Alcune verità posso essere raggiunte solo da una tigre di pezza su uno slittino.

Ieri sera, con un filo di febbre e tanta nausea, ho visto con Fabri, la mediattivista di casa, un film che si chiama Le Mystère Picasso. È un film del ’56 in cui si riprendono varie opere di Picasso, mentre vengono realizzate. Credo che Picasso dipingesse su vetro, e che venga ripreso l’altro lato, insomma l’effetto è di vedere l’opera che pian pianino viene ad essere, tratto dopo tratto, colore dopo colore. È ganzo, con un bella musica ed il rumore del pennello. La costruzione di un immagine a partire dai tratti consecutivi che la compongono è per me un processo molto affascinante. Di mezzo c’è l’immaginazione e la capacità di visualizzazione, però vederlo da fuori fa sempre l’effetto di una pura casualità o di un avvenimento magico. L’altra cosa che mi è capitata è che io avrei terminato l’opera (nel senso di mettere giù il pennello e dire “fatto”), un buon terzo prima di quanto facesse Picasso. Forse è per questo che lui è un artista di fama mondiale, io faccio al massimo queste cose

come sempre questo è il prodotto di unidea collettiva, di un plagio e di una presa in giro.

come sempre questo è il prodotto di un'idea collettiva, di un plagio e di una presa in giro.

(uff…)

Tag:,

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: