DÍA 5 – que tal?

Oggi ho passato un po’ di tempo con una amica greca che ha la gastrointerite (è una delle amiche ammalate del post precendente). Così mi sono un po’ intrippato sulla linguistica. Tra l’altro quest’estate ho fatto una vacanza con un tipo di Malaga conosciuto da amiche in erasmus a Parigi, e quindi parlavamo un misto di francese spagnolo e italiano. Tra l’altro, penso lo conosca anche Lu: si chiamava Jesus (e qui le vostre sinapsi devono aver acceso la zona “De André”).

Secondo me l’esperanto sarebbe una cosa fichissima, se funzionasse. Cioé, se la gente lo parlasse davvero. Mi perdonino gli esperantisti, ve voglio bene però faccio parte già di abbastanza minoranze diverse (anche se non si sa mai). Su una cosa devo concordare con quello scoppiato di Alex Foti, che sarebbe ora di costruire una coscienza europea. Lungi da me trans-nazionalismi alla Mazzini, però ci siamo fatti un po’ fregare questa cosa della caduta delle frontiere dai neoliberisti. E il problema della lingua, è un problema serio.

La soluzione che mi convince di più ora come ora è: impariamo un sacco di lingue diverse, anche non benissimo, e iniziamo a viaggiare, frequentare, parlare, e mescoliamo i linguaggi come cazzo capita. Una buona lingua nasce dall’uso, e un buon crogiolo produce cose interessanti.

Insomma, ho scoperto di sapere un sacco di parole in greco. Più o meno, ma mi basta. Non avevo mai avuto modo di chiaccherare con un greco prima d’ora, e così non ci avevo mai pensato. Intando so i numeri fino a venti (transcrizione in alfabeto latino a cura del sottoscritto)

  1. monáda
  2. dúo
  3. tría
  4. tessera (io avrei detto tetra)
  5. pente
  6. exi (io avrei detto esa)
  7. epta
  8. okto
  9. ennea
  10. deca
  11. enteca
  12. dodeca
  13. decatría
  14. decatessera

20. eikosi

Nell'immagine, un icosaedro greco.

Inoltre so buona parte delle lettere dell’alfabeto, so che diedro vuol dire faccia, vaso vuol dire vaso (e non bicchiere), che cornuto vuol dire la stessa cosa che in italiano. Insomma, ho imparato un sacco di cose.

Per aiutarvi nella vostra transizione verso un europeismo culturale sano, vi fornisco un breve elenco di cose che dovete sapere per sostenere una coversazione con uno spagnolo

  1. ola si usa con tutti, non è molto informale (vuol dire ciao/salve, eh)
  2. ciao è un modo informale per salutare quando si va via
  3. que tal? come stai? la seconda cosa che si dice dopo ola
  4. vale, va bene, da usare al posto delle virgole (vale? vale! bueno. vale.)
  5. tio, un tipo
  6. guayo, fico
  7. caña è un bicchiere di birra
  8. tapas sono degli cosine da mangiare tipo aperitivi sostanziosi (via, lo sapete cosa sono le tapas)
  9. raciones sono le stesse cose delle tapas ma in quantità dignitose (la differenza tra una tortillas interna ed una fettina)
  10. boccadillos sono i panini
  11. tripa vuol dire pancia e non trippa
  12. asignaturas vuol dire corso, nel senso universitario
  13. okupa vuol dire sia occupazione, sia coloro che occupano (tipo “gli squatter”)
  14. burro vuol dire asino
  15. lo siento vuol dire mi dispiace

e altre a seguire. (chi propone un’argomento di conversazione che permetta di utilizzare tutte queste 15 espressioni, vince un asino squatter. cosparso di burro) (è la nascita di un nuovo concorso?)

p.s. Oggi ho visto un negozio che si chiamava “Tre Rosas Amarillia”, ed era pieno di roba gialla!

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