DÍA -1 – Le valigie

Fare le valigie per me è un’ansia. È una cosa psicologica, più che altro. Mi blocco. Anche il fatto che soffra di nausea in praticamente ogni mezzo di trasporto motorizzato è una cosa psicologica. Ricordo che da piccino mi capitava, quando dovevamo fare un lungo viaggio in auto, vomitavo. Prima di salire in macchina. Nausea preventiva.

È dura farci i conti, con questa cosa. Specialmente quando la tua vita accellera al tal punto che inizi a guardare con occhio avido a tutto quel tempo che passi seduto su un seggiolino, in treno, in auto, in nave, in aereo. Quante cose potresti fare in tutte quelle ore di viaggio. Potresti studiare, leggere un libro. Guardare un film, scrivere. Disegnare. Si possono fare un sacco di cose divertenissime seduti davanti ad una scrivania. In effetti, praticamente buona parte della mia vita di adulto si è svolta seduto ad una sedia. Ho cercato a convincermi che quel che si può fare da fermo lo si potrà fare anche in movimento. Grave errore. Soprattutto per il mio stomaco. Di solito alla quarta pagina si fa sentire la nausea, e alla sesta non riesco neanche più a parlare con le persone. Mi chiedo sempre davvero cosa sia, se le vibrazioni, le scosse, l’odore. La semplice idea.

L’unica cosa che riesco a fare, è fare attività semplici di lettura e scrittura in treno. Sui regionali e gli intercity, quelli con gli scompartimenti, con le porte scorrevoli e le manopole sopra che nessuno ha mai capito se funionassero davvero o fossero solo per bellezza. Adoro gli intercity con gli scompartimenti, dovrebbero rifarne di nuovi, invece quei cani di Trenitalia han deciso che l’unica cosa che vale la pena di fare è la TAV sulla linea Milano-Napoli. Il resto dell’italia può andarsene a piedi (ho sempre la sgradevole sensazione di arrecargli un fastidio quando prendo un treno. ho paura che in realtà loro preferirebbero che io non viaggiassi con loro. bastardi).

Dicevo, sono fichissimi gli intercity con gli scompartimenti. Quelli coi sedili che puoi tirare in avanti, unendolo con quello che hai di fronte, per fare un’unica superficie su cui stendersi. Mi piaceva molto viaggiare, partendo molto presto la mattina, con l’intercity delle 6, cercare uno scompartimento vuoto, stendermi e addormentarmi. Svegliarsi all’arrivo, era un po’ come non aver mai viaggiato: addormentarsi in una città e svegliarsi in un altra.

L’altra cosa per cui sono ottimi è per appartarsi. L’equivalente dell’intercity delle 6, quello che va nella direzione opposta, partiva da Firenze alle 21 e qualcosa. In media aveva un paio di ore di ritardo. Però era vuoto, deserto, potevi fare più o meno quel che cazzo ti pareva, se avevi un compagno di viaggio adatto. Sperando che il controllore avesse il buon gusto di non provare ad entrare in uno scompartimento con la luce spenta e le tende tirate. La cosa diventava particolarmente divertente, quando dovevi fare i conti sul tempo che mancava per entrare in stazione. Perché fuori era illuminato, la gente saliva e scendeva, insomma, un po’ di privacy si perdeva. Poi, ognuno ha una sua opinione al riguardo, sulla perdita di privacy, se meriti o meno di essere presa in considerazione.

Comunque, sto divagando. Vado a fare le valigie.

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3 responses to “DÍA -1 – Le valigie”

  1. Nevermore says :

    benvenuto a bordo : ) abbiamo già sforato il precedente record di contatti in un giorno.

  2. lucha says :

    Saranno tutte le sbarbe che si struggono per la mia partenza (o quegli omini che lavorano in Via Lalli a Pisa)

  3. mmorbo says :

    solidarietà per la motion sickness.

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