DAY 49 – L’amico del Colonnello

Quest’oggi il Fiero Alleato Muammaro Gheddafi ha portato la sua vibrante voce all’attenzione della Società delle Nazioni nel congresso di Nuova Iorca. Il Duce Silvio Berlusconi ha assistito con attenzione all’imponente orazione nella quale il Colonnello ha rimarcato le nefandezze del cosiddetto Consiglio di Sicurezza, apostrofandolo col mai più adatto epiteto di Consiglio del Terrore. Forse colto da una premonizione e per evitare sciuocche figure il presidente americano, signor Obama (di origini africane anch’egli) ha lasciato la sala pochi istanti prima del memorabile discorso dell’indiscussa autorità libica, regnante da ben quarant’anni. […]

Cinegiornale – Istituto Luce, 20 Settembre Anno VX NEF (2009 d.C.)

Gheddaffi mentre mostra le lettere disperate dei detenuti nei campi di tortura lungo la costa libica, dove vengono ospitati i disperati che cercano di raggiungere l'Europa. Non lo sapevate? Sapevatelo.

Gheddafi mentre mostra le lettere disperate dei detenuti nei campi di tortura lungo la costa libica, dove vengono ospitati i poveracci che cercano di raggiungere l'Europa. Non lo sapevate? Sapevatelo.

Al campo di deportazione libico di Bin Gashir, ha raccontato Paul Pastor (i nomi sono modificati) le autorità «iniziarono subito a picchiare sia me che gli altri. Alcuni dei ragazzi furono picchiati al punto da non poter più camminare ». Madihah, una ragazza eritrea di 24 anni, ha raccontato che «tutte le donne hanno avuto problemi con la polizia» libica, che «arrivava di notte e sceglieva le donne da violentare». Nonva meglio per i minori. «Le autorità libiche – si legge – non sembrano fare nessuna distinzione tra adulti e bambini non accompagnati» e questi sono di solito messi nelle stesse celle con il «rischio di abusi e violenze ». Tutti inoltre hanno riferito che la differenza tra i trafficanti di esseri umani e la polizia libica è molto sfumata. Spesso gli immigrati sono detenuti fino a quando qualcuno non paga dei soldi, che non si capisce se a titolo di cauzione o riscatto.

Marco Mongiello, l’Unità, 22 Settembre 2009


L'accordo di risarcimento per i campi di concentramento Italiani in Libia prevede la possibilità per la Libia di dotarsi dei propri campi previa fornitura da parte dell'iItalia di detenuti. Ho la pessima idea che stiano facendo prove generali di deportazione. La Libia è grande e vicina e l'Italia è piena di farabutti.

L'accordo di risarcimento per i campi di concentramento Italiani in Libia prevede la possibilità per la Libia di dotarsi dei propri campi previa fornitura da parte dell'iItalia di detenuti. Ho la pessima idea che stiano facendo prove generali di deportazione. La Libia è grande e vicina e l'Italia è piena di farabutti.

L’incentivo che porta Muammar Gheddafi, il leader libico, ad arginare il flusso di migranti, è una ritrovata partnership con l’Italia. Dopo circa un decennio di negoziati, l’Italia e la Libia hanno firmato, il 30 agosto del 2008, il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista (il ‘Patto d’amicizia’). Il vero vantaggio che la Libia ricava dalla collaborazione nel fermare l’ immigrazione irregolare sembrano essere gli investimenti italiani in Libia: Il Patto d’amicizia stabilisce, infatti, un risarcimento di 5 miliardi di dollari di riparazione per i danni inflitti alla Libia da parte dell’Italia durante il periodo coloniale (dal 1911 al 1943). I soldi saranno investiti dall’Italia, nell’arco di 25 anni, in progetti infrastrutturali, per un importo annuale di 200 milioni di dollari.

Scacciati e Schiacciati, dossier dell’ Human Rights Watch sul caso Italia-Libia (download in PDF)


ho avuto modo di legarmi a lui [Gheddafi] con una profonda e sincera amicizia”

Silvio Berlusconi, comico televisivo


tu sei i tuoi amici

Friedrich Nietzsche, pirata spaziale


“Passano gli anni e l’Italia ancora non ha imparato a scegliersi gli alleati”

“Probabilmente è un investimento a lungo termine”

“Cosa intendi?”

“Aspettano il prossimo Piano Marshall

Persone argute

Qual’è il punto? Il punto è che stavolta non abbiamo neppure dovuto aspettare la figura di merda di Berlusconi: durante il meeting delle nazioni unite a New York, dopo un discorso bomba del più carismatico presidente americano del dopokennedy ( e che se la corre con Roosevelt e JFK per quanto riguarda ad amor di popolo ) il leader libico prende parola e non la molla per novanta minuti contro un massimo normalmente consentito di quindici. Ok, era la sua prima volta, però poteva fare almeno un esercizio di sintesi. Una cosa tipo “Salve, noi non rispettiamo i diritti umani quindi potete ignorare direttamente tutto ciò che ho da dire. Ho una lista di enti e persone da insultare quindi se non vi spiace leggo giusto i nomi e voi inserite a vostro piacere stronzate a caso. Ah, Berlusconi, quel buffo signore lì in fondo è implicitamente d’accordo con me su tutto, siamo amici. Enjoy”

Il Palazzo di Vetro ha ospitato vari momenti importanti della storia della politica internazionale, discorsi come quello di Ernesto Guevara che ha sfidato coraggiosamente i suoi avversari in casa senza tralasciare nulla, comprese le cose “scomode” come le fucilazioni, dura cinque minuti scarsi ed ha avuto molta più presa sulle due/tre generazioni future di quanto un qualunque discorso da un’ora e mezzo potrà fare. In un’ora e mezzo mi guardo un film, non sto a sentire Gheddafi.

Sono particolarmente girato di palle oggi: non riesco proprio a mandare giù questa cosa che il mio paese sia amico dei cattivi. È come scoprire che tuo fratello va in giro con gente che la notte va a bruciare i barboni e stuprare le prostitute. Ok, magari lui non fa direttamente niente, però fa vedere in giro che sono amici e quindi per associazione anche tu inizi ad essere guardato male. Non che mi freghi tanto il giudizio della gente. Mi frega del giudizio della Storia.

Qual’è il punto? Il punto è che ogni volta l’Italia si mette dalla parte degli stronzi.

Per ora mi fermo qui, penso posterò qualcosa dopo. Ora torno a lavoro :)

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About Nevermore

vedi New York e poi muori

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