DAY 48 – un abbonato ha sempre un posto in prima fila

L’avevo millantato tre settimane fa e poi non ne avevo più parlato. Pensavate fossi un ballista ed invece è vero: sono stato agli studi RAI di New York. Ed ho anche incontrato Giovanna Botteri, in corridoio. Wow. È strano: ci sono delle voci alle quali sei abituato da anni e non ci pensi che possano avere anche un’incarnazione fisica. Tipo Dio o la voce della Vodafone. Avete presente? Se la conoscete mandate il numero perché è una delle voci più hrrr che abbia mai sentito. Lascio sempre dei messaggi ma non mi richiama mai. Parlo di Dio, eh :|

Questo sono io nello studio usato per le dirette dall'America. C'è ancora la roba montata per lo speciale del meeting ONU in corso. Dentro un cassetto ho trovato le richieste di asilo politico precompilate. "Non si sa mai" dicono qui.

Questo sono io nello studio usato per le dirette dall'America. C'è ancora la roba montata per lo speciale del meeting ONU in corso. Dentro un cassetto ho trovato le richieste di asilo politico precompilate. "Non si sa mai" dicono qui.

Innanzitutto un ringraziamento al gruppo degli AUTO-ESILIATI su facebook che sponsorizza il mio blog in giro. Oggi abbiamo sforato di botto i 7000 visitatori e se penso che questo blog era nato per tenere aggiornati i miei intimi sulle mie condizioni di salute oltreoceano mi commuovo un poco. Grazie ragazzi, mi fate sentire amato. Vi voglio così bene che non metto neppure le google ads per diventare ricco alle vostre spalle :°)

Oggi non ho voglia di sparare a zero su governo e matusa e mi concentrerò su qualcosa di più positivo. Domani, invece, dopo la probabile nuova figura di merda di Berlusconi alle nazioni unite potrò fare uno di quei post che piacciono a me. Quelli pieni di sprezzo arguto nei confronti delle scimmie col culo al posto della faccia che governano l’Italia. Penso che i greci abbiano una parola per questo, una cosa tipo πρόσωποτηςάκρηςοκρατία ( si traduce Berlusconismo o governo delle scimmie con il culo al posto della faccia, appunto).

Oggi ho conosciuto Elisabetta, una ragazza palermitana tostissima che fa il dottorato a Siena. È qui per trovare il suo fidanzato exchange student di diritto internazionale e ne approfitta per seguire un po’ di corsi alla Columbia. Abbiamo parlato parecchio dell’Italia, dell’America, della Francia dove ha vissuto e studiato e siamo giunti alla conclusione che NO. Immagino capirete le nostre ragioni senza troppi problemi: in Italia con uno stipendio non fai un cazzo, se ne hai due magari riesci a pagare l’affitto ma comunque sopravvivi. Poi arrivi in America e scopri che la borsa di dottorato più scarsa sono $2.100 al mese e che se hai uno stipendio affitti casa e vivi e se ne hai due riesci pure a mettere qualcosa da parte. Poi si chiedono perché i cervelli scappino: li insegue la fame. Oddio, magari non è proprio fame, è più voglia di qualcosa di buono. Futuro, glassato di Libertà e Gratificazione.

L’ho visto facendo l’internship: se sei bravo e/o fai qualcosa bene c’è qualcuno che ti dice “Ehy, wow, sei bravo” ed il tuo sforzo è ricompensato. In Italia se ti impegni più dello stretto indispensabile la gente ti dice, a ragione spesso (purtroppo) “ma chi te lo fa fare? basta meno e tanto non te ne viene in tasca niente”. Ecco, NO. Ci siamo capiti? NO. Ho deciso che NO. Voglio stare a vivere qua, da grande. Almeno sinché non riusciamo a produrre un ministro dell’istruzione che capisca la nostra esigenza, sintentizzabile in NO.

Oddio, abbiamo bisogno di tagliare altri duecento milioni per riuscire a pagare le spese di guerra. Ministro dell’Istruzione, possiamo prendere dall’università come al solito?”

“NO”

“Uh, ok. Niente missioni di pace per supportare le industrie petrolifere italiane nel golfo persico. Vorrà dire che investiremo nel solare termodinamico di Rubbia e diventeremo il primo paese al mondo per potenza solare erogata

Io vorrei fare lo scienziato da grande, ma sono già arrivato al limite delle possibilità offertemi in questo paese. L’ho fatto a otto anni, quando mi hanno regalato il piccolo chimico ed un microscopio.

Non è che la gente ci prenda particolare gusto ad andare via di casa, mollare amori, amici e parenti, però non c’è molta alternativa. Uno studente di materie scientifiche costa al ministero decine di migliaia di euro l’anno e quando ha finito prende valigia e meningi e se ne va in Germania/Francia/Inghilterra/US/Canada perché non c’è nessuna struttura adatta a trattenerlo, con conseguente spreco di denaro pubblico a favore di governi amici. È curioso notare come la soluzione al problema per gli ultimi cinque (per mia esperienza personale, non so prima) ministri dell’Istruzione sia stata tagliare i fondi alla formazione. “Così quando vanno via portano all’estero meno capitale“. Brillante. “Per prevenire gli incendi tagliamo i boschi in primavera. Meno alberi, meno incendi

È bellissimo sapere che di queste cose all’italiano medio non frega niente. In realtà forse posso anche capire il perché: l’Accademia™ in Italia ha sempre avuto un’aria un po’ elitistica, “stinfia” direbbero da certe parti. Significa “con la scopa in culo” per chiunque non abbia speso un po’ di tempo in Toscana.

All’uomo della strada che chiudano i centri di ricerca frega poco: non sono mai entrati nella sua vita e mai lo faranno. E se suo figlio gli dice che vuole andare a studiare matematica l’uomo della strada lo piglia per il culo e gli chiede se vuole passare la sua vita ad insegnare ai marmocchi delle medie. Alcuni tra i più grandi matematici sono stati figli di uomini della strada. Altri semplicemente figli di donne della strada, almeno stando a quanto si legge nei cessi del Dipartimento di Matematica Leonida Tonelli di Pisa. Io stesso ho provveduto a rimarcare le origini del professor Rosso+Blu. Mi aveva anche detto di andarmene “che questa è un’università seria”. Detto, fatto :)

Nessun biasimo e massimo rispetto per i buoni insegnanti: è un mestiere che richiede passione e dedizione e se ci fossero più insegnanti cazzuti e determinati già dalle medie avremmo una società migliore. Io sono andato a fare fisica grazie alla mia professoressa di scienze di terza media: un giorno si parlava di fusione nucleare e lei ha detto che “è impossibile realizzare la fusione controllata” ed io, che ero un ragazzino vivace (leggi, insopportabile) ho precisato che “stanno provando a contenere il plasma mediante campi magnetici” e lei mi ha risposto “cosa vuoi saperne tu, che sei solo un ragazzino? Lasciale ai fisici queste cose”. Alle volte ringrazio di non aver avuto una professoressa più accondiscendente. Altre volte no e pregusto il momento della rivalsa, quando i miei cannoni al plasma orbitali dovranno dare una lezione agli esseri umani. Aehm… sto divagando un’altra volta.

Quello che voglio dire è che la gente non ha veramente idea di cosa significi “la ricerca”. La gente dovrebbe imparare il metodo sperimentale ed il confronto argomentato e civile prima di venire investito dagli ormoni e di smettere di sapere la grammatica. Come i politici anche gli scienziati dovrebbero reimparare a parlare italiano. Non quello accademico, parlo dell’italiano usato dagli italiani, quello con periodi semplici e lessico comprensibile. Grazie al cazzo che la gente non ti sta a sentire se tu continui ad usare parole da nove sillabe. Non devi mostrare di essere il più figo: non è il più figo che sopravvive, è il più adatto. È l’evoluzione.

Io non credo nell’Evoluzione. L’Evoluzione è un fatto e non c’è bisogno di credere nei fatti. I fatti esistono, che ti piacciano o no.

Questa è la seconda volta che finisco in RAI, anche se la prima volta effettivamente è stata la RAI che è venuta a casa mia, quando abitavo al Polo Carmignani di Pisa. È stato un periodo molto intenso della mia vita dove ho imparato un sacco di cose sull’amicizia, il sacrificio e le fondazioni di diritto privato che prenderanno il posto dell’Università pubblica in questo paese grazie a quella stronza diversamente affabile della Gelmini e dello gnomo Tre Monti.

Non che la nostra occupazione e mobilitazione sia andata per il meglio, tutt’altro, però un sacco di persone hanno imparato un sacco di cose da quest’esperienza. Innanzitutto ho imparato che è possibile mettere da parte le divergenze per lavorare insieme, che è possibile mettere a frutto talenti che non si pensava potessero essere utili dando una mano alla comunità (tipo mettere in piedi una rete wireless con antenne autoprodotte per supplire al taglio della linea da parte dell’Università dopo il primo giorno di occupazione). Alle volte un talento è anche quello di stare ad ascoltare cos’ha da dire un amico depresso alle tre del mattino quando tutto sembra andare in merda. Oppure spiegare con pazienza per sei ore di fila ad un fisico preoccupato come non fare figure di merda davanti a sei milioni di persone parlando di leggi (grazie Leti, grazie Luca, grazie Leo, grazie Davvero). Oppure andare a fare esperienza da un’altra parte e capire cosa c’è di buono in un sistema diverso e riportare tutto a casa, in tempo per il nuovo autunno caldo. Se va tutto bene la prossima festa di ritorno la facciamo in occupazione :)

Non so se un giorno ci sarà qualche libro sui Giorni dell’Onda™ come quelli che puoi trovare su ’68 e ’77, ma se ci sarà vorrei precisare che *pulire il fottutissimo posto dopo che l’assemblea notturna quotidiana da cinquecento persone è finita alle tre e devi svegliarti alle sette dovrebbe avere il suo posto nella storia* c’era gente che non dormiva per fare mobilitazione, mantenere il posto agibile dalle migliaia di persone che ci passavano ogni giorno e studiare nel tempo libero per non rimanere indietro. Alla faccia di chi dice che chi protesta non ha voglia di fare un cazzo. E che non arriverà da nessuna parte.

Questo era il 2008, 30 ottobre, ed in quei giorni sembrava che avremmo cambiato la storia di questo paese. Magari l’abbiamo fatto, solo che siamo ancora troppo vicini per accorgercene.

Ok, siamo stati bravi ed abbiamo attratto la televisione nella nostra tana, ma li abbiamo capito che la televisione non è una bella bestia. Alle volte devi scendere a compromessi, e per farti vedere devi sputtanarti un po’, però forse ne è valsa la pena. Non volevo fare troppa autoesaltazione, tutt’altro. Perdonatemi, ancora non affermo di essere il miglior attivista degli ultimi 150 anni. Quello era Mazzini, con l’unico possibile concorrente Valentino di scienze della pace, che è stato un modello per tutti noi. Mazzini compreso. Questa potete capirla solo se avete fatto il Carmignani. Valentino non prendertela  :)

La sede RAI di New York si trova nell’ex AT&T building, all’inizio della sesta avenue. Sino al 2004 stava sulla 55^, a ridosso di Central Park, poi c’è stato l’11 settembre e gli affitti a midtown sono volati alle stelle: apparentemente nessuno voleva più lavorare in un palazzo più alto di dieci piani a downtown. Così la RAI ha dovuto mollare l’ufficio storico e si è trasferita in un palazzo allucinante pagandolo due lire. Mi chiedo “quante persone sono passate da schifosamente ricche a schifosamente ricchissime con la fluttuazione dei prezzi al metro quadro sopra la 30^ strada?”. E “Quanti italiani schifosamente ricchi hanno comprato casa nei grattacieli di downtown approfittando della psicosi?“.

Non sto supponendo una correlazione tra aerei kamikaze e speculatori edilizi a New York, però sull’attentato al Pirellone mi sento di poter fare un pensierino. Io l’ho visto l’aereo infilato nel palazzo, ero a Milano per sbaglio quel giorno, di ritorno da Modena. Al solito ci facciamo riconoscere per queste imitazioni pacchiane. Loro due 737 sui grattacieli, noi un Cessna su un palazzone brutto. Loro il sistema universitario privato che si regge su finanziamenti di ex alunni, noi le fondazioni della Gelmini. Loro un presidente quarantaseienne figo, laureato in due università della Ivy League che usa apple e blackberry, noi un nano focomelico idrocefalo settantadueenne con la passione per le ragazze dalle belle mele che non ha mai acceso un computer. Meno male, a pensarci bene: almeno non viene qui a postare commenti a cazzo : )

Oggi mi fermo qui perché sono a pezzi. Domani c’è il primo ministro ungherese in visita a NY per la conferenza dell’ONU e viene a vedere il laboratorio del mio capo, quindi devo vestirmi carino e sorridere. E magari sembrare riposato. Mi godo il mio posto in prima fila. Lo so che sembra una stronzata, ma è vero. Se avessi voluto inventare una stronzata avrei tirato in ballo qualcuno di più grosso del presidente ungherese. Giuliano Ferrara, per dire. Oppure avrei tirato in ballo il papa.

PS – il Concorso Segreto mi ha un po’ stufato: è tutto troppo simile a se stesso. Posto le query di oggi, ma da domani posterò solo la roba notevole. Veramente notevole. Oppure roba inventata, tanto per.

Query Click
emigrationfordummies 4
luigi renna new york 3
luigi renna n.y. 3
concorso google query sempre più noioso 2
appartamenti orribili 1
gatti nazisti fighissimi 1
lady bdsm on skype 1
culi in festa 1
gesù, wookie e il mistero della bella to 1
emigration for dummies 1

Vince “concorso google query sempre più noioso” per aver ben interpretato lo Zeitgeist. Che significa “spirito del tempo” ed è una parola fighissima. Anche se pure “lady bdsm on skype” ha il suo perché.

Tag:, , , , , , , , , , , , , ,

About Nevermore

vedi New York e poi muori

One response to “DAY 48 – un abbonato ha sempre un posto in prima fila”

  1. fabio says :

    Quel “Mazzini compreso.” me lo ricorderò.

    Ahah!

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