DAY 41 – Ph’nglui mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl Cthulhu fhtagn. Eh? Puppa!

« La città-cadavere, da incubo, chiamata R’lyeh … fu costruita incalcolabili eoni prima della storia conosciuta, da enormi, ripugnanti forme che gocciolarono dalle stelle oscure. Ivi si stabilirono il grande Cthulhu e le sue orde, nascosti in verdi, limacciosi sotterranei… »

(H. P. Lovecraft, Il richiamo di Cthulhu)

Se chiedete a google maps dove si trova R’lyeh ve la colloca esattamente dove Lovecraft l’aveva piazzata. Niente, ho scoperto questa cosa e ne sono molto contento, così volevo dirvelo. È la dimostrazione che la Grande Cospirazione Nerd è esatta: gente che ha letto i tuoi stessi libri e fumetti quando eri ragazzino e che passa ancora oggi qualche serata l’anno a riguardare Star Wars è nelle posizioni chiave del sistema in giro per il mondo. Lasciano Easter Eggs come questa in giro per le reti informatiche e ti fanno capire che non sei solo. È solo questione di tempo. Quando i potenti del mondo ordineranno finalmente alla rete di mainframe di scatenare l’inverno nucleare sul pianeta terra per una squallida storia di petrolio e società segrete, il computer risponderà

A strange game. The only winning move is not to play. How about a nice game of chess?

mandando in paranoia tutte quelle persone che hanno passato l’infanzia a non guardare Wargames e che una volta cresciuti hanno l’inopportuna idea che per conoscere il mondo bastino giacca, cravatta ed un bel conto in banca.

Tra le cose che mi piacciono della matematica c’è la Teoria dei Giochi. Il nome magari vi farà pensare a qualcosa di inutile, una sciocchezzuola, ed invece è un accurato sistema per prevedere (entro certi margini di errore, talvolta notevoli) il comportamento di avversari all’interno di un gioco che può essere, per dire, la guerra fredda, l’economia mondiale o un corteggiamento.

Se avete visto “A Beautiful Mind” forse avete idea di ciò di cui sto parlando. Io John Nash l’ho conosciuto l’anno scorso a roma, alla festa della matematica. Mi sono fatto autografare il libretto :D

Nash tra parentesi è anche l’autore di Hex, uno di quei giochini che chiunque abbia avuto la fortuna (o sfortuna) di installare linux nei tardi anni novanta si è trovato suo malgrado a giocare mentre aspettava che qualche modulo compilasse.

Sì, oggi sono in vena di nerdaggine. Lo faccio come rappresaglia, perché in questo periodo sto conoscendo fin troppi fighetti ed ho bisogno di riaffermare le mie origini. Oh, lo fanno i leghisti, che con “origini” probabilmente intendono qualche montanaro con l’elmo cornuto usato come pagliaccio dai legionari della XI e XII Legio Italica e non lo posso fare io con Han Solo e Indiana Jones? Quasi quasi fondo il mio partito, di ispirazione religiosa. Democrazia Jediana.

Tornando alla Teoria dei Giochi per un attimo è importante sapere che è stata sviluppata agli inizi quasi esclusivamente da quel figlio di buona donna di John von Neumann nel tempo libero tra il computer e la bomba all’idrogeno. Lavorando per conto del governo americano durante gli anni quaranta e cinquanta Johnny ha raggiunto l’obiettivo di modellizzare realisticamente la guerra fredda. Il prodotto finale delle ricerche di Johnny è stato la MAD theory che ha governato le vite delle ultime due/tre generazioni di esseri umani fino alla caduta del muro di Berlino.

MAD sta per Mutual Assured Destruction (distruzione mutua assicurata) e sta a significare che se tu hai migliaia di missili nucleari puntati sulla Russia e la Russia lo stesso è meglio che tu li spari tutti prima che la Russia possa farlo contro di te. La fregatura (per fortuna) è che non è possibile distruggere interamente l’avversario prima che questi possa almeno lanciare un po’ dei suoi missili contro di te per rappresaglia (“tanto non abbiamo più niente da perdere, tra dodici minuti qua è tutto vetro, tovarishch”) e così nessuno spara. D’altro canto nessuno è incentivato a smettere di produrre nuove armi e fare ricerca militare perché “chi ci dice che se noi iniziamo questa dannata pace mondiale quei dannati dei russi non stiano costruendo una dannata bomba invisibile per farci esplodere il dannato culo, eh?” e si è andati avanti a produrre armi ed armi ed armi in previsione di una guerra dei cinque minuti che non c’è mai stata. Nel film Wargames il governo americano assicura il controllo del problema ad un computer, in Doctor Strangelove sono i sovietici a farlo. Sono due film meravigliosi, se non li avete ancora visti non siete esseri umani e dovete recarvi alla cabina del suicidio per provvedere allo smaltimento del vostro apparato biologico.

Il problema della guerra fredda in teoria dei giochi è analogo al famoso dilemma del prigioniero in cui due tizi sono tenuti in questura dalla polizia che ha come unico modo per arrestarli quello di farli confessare. Se uno accusa l’altro e l’altro nega, quello che nega viene arrestato ed il primo si becca solo una pena minore, mentre se tutti stanno zitti escono tranquilli tranquilli. La fregatura è se tu sei quello che non parla e che viene accusato dall’altro. In linea di massima, se i due potessero fidarsi, potrebbero stare zitti (o smettere di produrre armi) ed uscire di galera tranquilli (e spendere i soldi dell’investimento militare per scuole, ponti, ospedali, cinema, etc) ma quello che succede di solito è che i due si accusano reciprocamente (continuano a produrre armi).

A me la teoria dei giochi piace, ci sono un sacco di cose carine e ti insegna anche a creare giochi da tavolo efficienti oltre che diventare ricco giocando a Black Jack e capire un po’ le dinamiche di gruppo e la politica. Tutto viene semplificato in obiettivi da raggiungere ed una serie di passi con un costo ed una probabilità di successo. Un gioco non è che un grafo con una serie di mosse che portano da un inizio ad una fine con particolari risultati etc. Un po’ come la vita o una relazione sentimentale. Il problema è che penso dopo un po’ che studi questa roba ti si frigga il cervello e diventi un po’ sociopatico, quindi mi raccomando bambini non fatelo a casa.

Ok, se non avete capito una frase di questo post delirante siete liberi di dire

eh?

ed io di rispondervi

Puppa!

Ieri ho girato un po’ con Elena e Wanda, siamo stati a fare due passi nel Greenwich village ed abbiamo visto una troupe prepararsi a riprendere di fronte allo Stonewall Inn che è un posto molto importante nella storia dei diritti civili negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Ne sapete qualcosa?

Nel 1969 l’omosessualità era ancora illegale negli stati uniti e la polizia (ed altri balordi) facevano raid dentro i locali menando alla cieca e facendo tutta quella serie di altre cose brutte fatte da uomini in uniforme che eseguono ordini perché qualcuno con più galloni sulla giacca gli ha detto di farlo. La confusione tra autorità e galloni sulla camicia è palese quando queste persone, non vedendone alcuno sui civili, iniziano a spadroneggiare bullandosi del proprio grado. In Italia qualcuno sta cercando di formalizzare questa cosa creando due categorie di civili: quelli con camicia e galloni e quelli senza. Queste milizie di bifolchi hanno già iniziato a tirare sassi e bombe confidando nel fatto che la bandiera arcobaleno del gay pride sia molto simile a quella della pace. Sbagliato.

Nel 1969, dicevo, in America succedevano cose simili a quelle che abbiamo ora in Italia (anche se un po’ peggio) sinché qualcuno non si è incazzato e mettendo da parte la linea di condotta soft e prendendo in prestito modalità (ed un po’ di forze, magari) dai movimenti Black Power e veterani del Vietnam ha portato la guerriglia nel West Village ed iniziato una lunga battaglia di diritti civili che ha consentito a tanti miei amici, alcune generazioni dopo, di vivere la propria sessualità in maniera aperta e serena. Ah, questa gente ha anche inventato il termine Gay, che significa allegro, in contrapposizione all’idea di omosessuale triste e malformato e represso diffusa in quel periodo. Un esempio di come la rivoluzione si fa con le parole, più che con i sassi. Anche coi sassi, comunque.

Cito wikipedia (perché sono pigro, al solito)

Gli avventori dello Stonewall erano abituati a queste retate e il personale era generalmente in grado di riaprire il bar nella notte stessa o in quella seguente. Cosa rese allora diversa questa irruzione, rispetto a tutte le altre?

In proposito ci sono due spiegazioni. La prima è quella storica, che sottolinea come la situazione fosse ormai matura per una ribellione, dopo la crescita del movimento anti-autoritario e di protesta del “Sessantotto”, specie quello contro la guerra del Vietnam, a cui avevano partecipato in altra veste molti dei gay che presero parte ai moti. Era nell’aria l’idea che le minoranze avessero il diritto di rivendicare una loro dignità. Da questo punto di vista, il modello fornito dal movimento per i diritti civili dei neri influenzò molto i militanti gay della prima ora, come dimostra il fatto che lo slogan “Gay power” (potere gay) che venne lanciato durante i disordini, derivava direttamente dallo slogan “Black power” (potere nero).

In tale contesto, bastava una scintilla per incendiare gli animi, e questa scintilla fu la retata dello Stonewall.

In effetti, la rivolta del 28 giugno 1969 è considerata un momento di “rottura” nella storia della comunità omosessuale proprio perché ciò che ne venne fuori aveva molte più somiglianze con i movimenti di lotta politica non gay di quegli anni, piuttosto che con i movimenti “omofili” che fino a quel giorno avevano condotto la lotta per i diritti degli omosessuali.

La principale differenza fu che mentre il movimento omofilo cercava d’integrare gli omosessuali nella società così come essa era, il nuovo movimento, che si autodefinì, usando un termine gergale, “gay”, rifiutava l’integrazione in una società giudicata incapace di accettare le diversità, sostenendo che essa andasse rivoluzionata.

Ci vogliono due palle così a scendere in strada ad affrontare uomini armati per difendere il proprio diritto ad essere come si è. Il novecento ce l’ha insegnato bene: c’è gente che odia qualcuno e che si organizza per fargli la festa e questa gente può essere tranquillamente catalogata come “gli stronzi”. E con gli stronzi non si fa amicizia, ne affari, ne altro.

Certo, potrei pensare “che mi frega, tanto sono etero, mica voglio sposare qualcuno del mio sesso” eppure magari mia figlia tra vent’anni potrebbe volerlo fare e con che faccia potrei dirle che ho supportato, magari anche solo per inazione, qualcuno che vorrebbe impedirle di essere com’è? Non si tratta di “smantellare la famiglia” quando si difende il diritto di qualcuno ad essere se stesso, si tratta di essere persone civili.

Tutto questo discorso perché vedere il posto e scoprirne la storia mi ha ricordato che per portare grossi cambiamenti nella vita di molte persone talvolta basta che qualche decina di persone molto incazzate diano una lezione ai bifolchi più vicini in modo che poi questi, spaventati, creino l’effetto valanga. Succede sempre così con le persone irregimentate ed abituate a prendere ordini.

Vedendola in termini di teoria dei giochi: gli stronzi sicuramente attaccano, vuoi stare fermo ed aspettare che quando avranno finito con gli omosessuali (o gli immigrati, i comunisti, i socialisti, gli intellettuali, i giovani, i belli, etc) vengano a prendere anche te?

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari

e fui contento, perché rubacchiavano.


Poi vennero a prendere gli ebrei

e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.


Poi vennero a prendere gli omosessuali,

e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.


Poi vennero a prendere i comunisti,

ed io non dissi niente, perché non ero comunista.


Un giorno vennero a prendere me,

e non c’era rimasto nessuno a protestare.


Bertolt Brecht,

Berlino, 1932

anche il grande Cthulhu si batte per i diritti civili della sua gente, i Grandi Antichi, malvagie divinità extragalattiche giunte sulla terra senza regolare permesso di soggiorno. Forza C!

anche il grande Cthulhu si batte per i diritti civili della sua gente, i Grandi Antichi, malvagie divinità extragalattiche giunte sulla terra senza regolare permesso di soggiorno. Forza C!

Se vi piacciono i lolcats ed amate i racconti di Lovecraft non potrete che perdere tutta la vostra sanità mentale spulciando questo grande sito :D

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About Nevermore

vedi New York e poi muori

6 responses to “DAY 41 – Ph’nglui mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl Cthulhu fhtagn. Eh? Puppa!”

  1. il saputello di turno says :

    caro lu, hai commesso un errore che oramai è diventato un falso storico (perfico Arci e gli altri amici comunisti fanno questo errore): la poesia non è di Brecht (pace all’anima sua che non aveva) ma di tale Martin Niemöller, personaggio un pelino più controverso. Se non mi credete, leggetevi wikipedia (perché credete ciecamente a wikipedia, no?)

    http://en.wikipedia.org/wiki/Niemöller
    http://en.wikipedia.org/wiki/First_they_came

    e comunque, riguardo ai sassi, «I fought the law and the law won» (di sottofondo).

  2. Cristina says :

    Io davanti allo Stonewall Inn c’ho fatto la foto. u_u’!!

    QUANTO SARA’ BELLO GREENWHICH VILLAGE? QUANTO? Gh!

    (comunque siiii rosssssha la maglia! E la indosserò con onore dopo questo meraviglioso post.)

    (e tra l’altro credo di essere l’unica che al cinema stava tipo *____* cosi’ per “A beautiful Mind”!)

    Ora cerco anche io R’lyeh su googlemaps!

  3. Francesco says :

    borghezio ha cercato di avvertirci, non prendetelo per pazzo.

  4. roger says :

    There are in fact four very significant stumbling blocks in the way of grasping the truth, which hinder every man however learned, and scarcely allow anyone to win a clear title to wisdom, namely, the example of weak and unworthy authority, longstanding custom, the feeling of the ignorant crowd, and the hiding of our own ignorance while making a display of our apparent knowledge.

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