DAY 27 – king on the hill, top of the heap

C’è qualcosa di magico nell’attraversare il ponte di Brooklyn a piedi e vedere Manhattan diventare sempre più grande, attraverso la griglia di cavi che da quasi 150 anni tiene in piedi il ponte ispirato alle famose gomme da masticare. Io l’ho fatto oggi, cantando Sinatra con i miei nuovi amici. Ho anche avuto la pelle d’oca. Un po’ per l’emozione, come attraversare una porta magica, un po’ per il vento che spazzava l’East River dopo il tramonto.

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Cosa è successo questo weekend? Innanzitutto ho comprato Snow Leopard all’equivalente di 20€ all’Apple Store sulla quinta. Ok, tranne che ad un paio di persone che l’hanno già comprato al negozio all’angolo lo so che agli altri non frega niente, comunque mi sembrava una cosa bloggabile. Secondariamente, ma non per importanza, ho delle nuove amiche! Ciao ragazze, lo so che mi state leggendo :)

Dopo aver trascorso sabato (DAY 26) a fare commissioni (solito giro a Union Square per prendere la verdura, comprare alcuni generi di prima necessità e della roba fighissima da Forever 21 per pochi spiccioli) sono stato a fare un bbq a casa di Clem nel New Jersey dove ho finalmente sentito la differenza tra New York City ed il resto della nazione. Non è qualcosa di particolarmente esplicito, però senti la differenza: sali su un treno che sei nel Cuore dell’Impero, ne scendi che sei in periferia. E quando intendo periferia intendo quel genere di posto che quando ti ci trovi pensi “ok, ho sbagliato strada”.

Il bbq è stato fantastico: ha diluviato esattamente da quando abbiamo acceso il fuoco a quando abbiamo finito di cucinare, con conseguente cappa di umidità che rendeva il cortile vivibile come una sauna. Non sarebbe stato un problema se l’interno del posto dove ci trovavamo (un condominio extralusso con piscina, palestra e lounge arredato da un giocatore compulsivo di The Sims) non avesse avuto l’aria condizionata tarata su climi non compatibili con la vita umana come noi la conosciamo. Non ho visto gli inquilini del condominio ma sospetto si tratti della locale comunità Wookiee.

Tornare dal NJ è stata un’esperienza traumatica e penso non lo farò più. Cioè, non andrò più nel NJ (a meno di andarci con un mezzo guidato da me), non che non tornerò più dal NJ. È ovvio. Altrimenti se ci finisco per caso come diavolo faccio ad andarmene. Oh.

Domenica è stata una vera giornata oh-yeah. Sono proprio contento :)

Appena sveglio (verso l’ora di pranzo, vostra ora di cena) sono andato da B&H, un negozio enorme di elettronica con particolare riguardo all’ottica. Macchine fotografiche dai $10 alle svariate decine di migliaia. C’è TUTTO. Tutto e di più. Ci sono reflex usate “a km 0” in vendita a metà del prezzo di catalogo, solo perché sono state in esposizione. Ci sono gli strumenti per i set fotografici professioanali. Ci sono gli ebrei. Tonnellate di ebrei. Decine e centinaia di gentilissimi signori con le basette lunghe e ricciolute, le kippah nere e l’abito serissimo con sopra il gilet da venditore ed il nome (e.g. “Chuck”). È particolarmente famoso in città uno degli impiegati del negozio, in quanto ospite del Letterman Show nel 2005. Gestisce il magazzino e considera ogni articolo del negozio come parte di se, il che è in parte vero. Si tratta del Golem di macchine fotografiche. Scienziati giapponesi hanno provato a rapirlo per usarlo come modello di androide ma sono caduti in una trappola: impossibile per un giapponese resistere al richiamo di una macchina fotografica poggiata su un tavolino in una stanza apparentemente vuota.

Nel negozio giudeo ho incontrato per la prima volta Elena ed Ilaria, due compagne di immigrazione al secondo mese di permanenza a NY nonché nuove fotografe ufficiali di questo blog, appena riesco a scoprire dove postano le loro foto :)

Abbiamo attraversato Manhattan, il fiume ed una serie di vicoli nei pressi del Manhattan bridge che sapevano di C’era una volta in America da far venire i brividi. Palazzi bassi, di mattoni, all’ombra del ponte di fronte al fiume che da un momento all’altro potresti essere circondato da monelli in calzoni corti e berretto e contadini siciliani col carretto e poliziotti col doppio petto ed i bottoni dorati. È come stare nel lower east side, però un secolo fa, se strizzi un po’ gli occhi ed ignori i SUV parcheggiati. Almeno non sono targati New Jersey.

Guardare il tramonto dal Brookyln park è come vedere tre città diverse: la New York che si specchia sulle acque calme dell’East River incorniciata dai sue due ponti più famosi, la New York romantica circondata di nuvole basse e lunge su un cielo rosa e la New York dalla silhouette sexy dei grattacieli puntellati d’oro in cui tutto puù accadere. Sì perché è proprio vero come diceva Frank che questa città non dorme mai. A qualunque ora del giorno e della notte c’è qualcuno che va, viene, compra, svende, scopa, uccide, mangia, fotografa, arresta, blogga e ripensa ad amori perduti e nuove prospettive. Nessun momento è perduto, la macchina non si può fermare.

Al Brooklyn park abbiamo fatto un sacco di foto,  cosa di cui sono molto contento in quanto, chi mi conosce bene lo sa, sono molto vanitoso. Mi rendo conto che il solo sentire il “kzzz” di una macchina fotografica che si accende mi spinge a mettermi in posa, tipo effetto Pavlov. Protendo le labbra, assumo una posa plastica e mi guardo intorno con la coda dell’occhio, cercando l’obiettivo. Una volta questo mi ha salvato la vita, ma ha creato una serie di bislacchi eventi disastrosi che alla fine si sono risolti una rissa generale dalla quale sono scappato finendo a letto con Michelle Pfeiffer, solo che lei non lo ammetterà mai. Lo so che è grandicella ormai, però io ne sono innamorato da quando ho visto Lady Hawke la prima volta. (Risale a quel periodo anche la mia passione per Rutger Hauer, che però è più un modello che un sogno erotico. Film come Blade Runner e Detective Stone hanno fatto di me l’uomo che sono: psicopatico ed amante dei trenchcoat).

Le mie nuove amiche sono spettacolari: una fotografa ed un’attrice, oltre che due calamite umane: non le si può lasciare un secondo che subito conoscono qualcuno, fanno amicizia, scambiano il numero ed un nuovo elemento si unisce alla squadra. Credo che siano più che adatte all’ambiente: sono newyorkesi predestinate. Come faccio sempre anche in Italia voglio mettere in contatto i miei vari piccoli network di amici per vedere se dal meltin’pot può uscire qualcosa di buono. Stavolta penso proprio di si, (non come quel grottesco incidente che c’è stato a Pisa quando ho fatto conoscere i ragazzi del Club dei Nerd con la mia amica Dominatrix svedese e qualcuno ha detto la parola “Dungeon”) anche perché hanno tutti qualcosa in comune: un’attrice, una fotografa, un regista ed una stilista possono diventare amici e forse anche soci. In quel caso chiederò una commissione da agente. Se mi va male con la fisica posso sempre riciclarmi come manager di artisti, tipo Woody Allen in Broadway Andy Rose, solo che italiano e non ebreo, ed alto. Le basette mi pare che ce le avesse anche lui, però con camicie orribili. Gli anni settanta sono stati difficili per tutti.

Arrivato il tramonto abbiamo attraversato il ponte di Brooklyn, a piedi, e dopo duecento metri mi sono accorto che il passaggio pedonale è composto da una serie di travi di legno sul vuoto tra i due canali automobilistici. Solitamente non soffro di vertigini, e neppure stavolta, anche se ho avuto veramente i brividi nel trovarmi al centro di un artefatto così wow e pensare che quando è stato inaugurato la gente ancora girava col carretto mangiando cipolle crude e preoccupandosi dei pidocchi. Un po’ come succederà col ponte sullo stretto di Messina.

Mi dispiace che la macchina di Elena non stesse funzionando bene, comunque le ho promesso che torneremo e faremo altre foto (yay, foto!). Abbiamo pianificato mille altre cose, tipo tutte quelle che avrei voluto fare tempo fa e che avevo più o meno deciso che non avrei fatto per un particolare motivo. Basta. La vita è breve, bisogna godersela. Qualunque cosa, anche precipitare con l’elicottero sull’Hudson. Non voglio più vivere con i fantasmi del passato. E se proprio volessero farsi vedere, ‘sti fantasmi, sappiano che ai Pupin Labs abbiamo esperienza venticinquennale nel fare il culo agli ectoplasmi. Oh.

Le google query di oggi sono meravigliose:

emigration for dummies 3
c’è vitalizio per l’asbestosi? 2
cinesine con neri gang beng esclusivamen 1
culo cromato blade runner 1
come sono i newyorkesi? 1
film con le tette da fuori 1

il numerino indica quante volte la stringa è stata inserita. Personalmente “culo cromato blade runner” è la mia preferita di sempre, per quanto “cinesine con neri gangbang esclusivament[e]” non sia per niente male. Grazie ragazzi, continuate così.

Ho pensato un sacco alla mia vita recente in questo mese qui, ed ho deciso che avrò il mio nuovo inizio qui, nella vecchia New York. E se posso farcela qui, posso farcela ovunque.

Dipende da te,  New York New York

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About Nevermore

vedi New York e poi muori

3 responses to “DAY 27 – king on the hill, top of the heap”

  1. rupert says :

    me lo hanno spedito dal 28 mi deve ancora arrivare!!!!!!! (snow leopard intendo) hai gia trovato il tempo di installarlo??

  2. Nevermore says :

    ROAAAAAARH. Una scheggia, viva OpenCL! Inoltre finalmente AirPort funziona in maniera decente! :D

  3. rupert says :

    ma hai installato sopra o hai scelto il pialla&installa
    (mi è arrivato ora ora ora ora adesso lo installo )

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