DAY 25 – New York Blood

Un tizio di nome ‘Rock’ l’altra sera mi ha fatto un discorso molto accorato. Rock sostiene che quali che siano i tuoi interessi e le tue passioni, qualunque genere di persone tu voglia avere intorno, qualunque driving goal tu abbia, tutte queste cose sono centrate qui. Se c’è un posto al mondo dove puoi ottenere quello che vuoi, con fatica e sudore in linea di massima, è proprio La Metropoli™. Io non so se Rock abbia ragione ma mi ha convinto.

Fedele alla linea del maipiù (mai più portare avanti per inerzia situazioni/relazioni/progetti che non danno soddisfazione e di cui si è perso il senso, mai più fare cose tanto per, mai più perdere tempo quando si può afferrare ciò che si vuole con un un po’ di sforzo) mi sono buttato verso ciò che voglio conoscere di NY, partendo dal nucleo duro. Lo volete in inglese? New York Hardcore.

questa è la locandina della serata di ieri. degenero.

NYHC

28 Agosto 2009 (DAY 25), Brooklyn,Trash Bar, ore 8pm, ci siamo io, Blake, Devon ed un mare di gente (possiamo chiamarla “una scena” o “la scena” a seconda di quanto vi sentiate dentro).

Vi fornisco una gestalt: chiasso, buio, gente, tanta gente, luci colorate, ancora altra gente, birra, chiasso, fumo, sporco per terra che ti si attacca addosso quando la gente cade e scivola e schizza, hardcore, altra gente, da dove cazzo arriva tutta questa gente, un gruppo di punk 77 che si portano bene i 50 anni, cantanti che sputano birra a spruzzo sulla folla, tatuaggi, piercing, civiltà sorprendente, senso di amicizia, sudore a litri, “ehy ma quello è Vinny Stigma!”, pogo mortale hardcore con giganti sudati e scivolosi e ragazze fighissime accompagnate dai giganti di prima, amicizia generale, ospitalità, cortesia, qualità, ampio parcheggio all’ingresso.

Sono stato li tipo sei ore e ne sono uscito che mi sentivo come se avessi respinto i persiani alle termopili. Morto. Amica chitowner, non sai cosa ti sei persa, hai lasciato ancora troppe zone inesplorate di New York partendo per il nord. Tra parentesi, domani vado da B&H, chi è che rosica adesso? :P

chi diavolo esce alle otto per andare ad un concerto?” direte voi. Buh, qui funziona così. Per la cronaca, al CBGB’s i concerti hardcore li facevano di pomeriggio. Magari ci sono questioni evolutive dietro:

“Hey capo, quegli stronzi della gang rivale hanno organizzato un concerto un’ora prima del nostro, tutta la gente della scena andrà li!”

“Dannati diavoli! La prossima volta organizzeremo un’ora prima anche noi…”

e così via. Le band che organizzavano tardi hanno subito la censura evolutiva venendo selezionate dall’ambiente.

Davvero gente, sono uscito da quel posto verso le tre con un sorriso da qui a li e visto che c’era allegria sono finito a mangiare cinese in una bettola di chinatown (since 1938!) alle quattro con Blake e Devon, tornando poi con la prima metro del mattino alle cinque.  Questa la considero una botta di culo: arrivato in stazione ho scoperto che la A non stava passando sino a mattina per lavori sulla linea. Fossi tornato un po’ prima “che domani devo svegliarmi presto” avrei aspettato ore comunque. Sono abbastanza sicuro che Esopo abbia scritto una storia a riguardo. Dopotutto i topoi sono limitati.

Girando per New York ho sempre più l’impressione di far parte di un grosso e complicato meccanismo, una cosa alla Esplorando il Corpo Umano in cui le persone che girano per le Street e le Avenue sono i globuli rossi che mantengono in moto il sistema, portando o$$isgeno in giro. Ognuno ha il suo compito e la sua funzione e, meraviglia, se lo assegna da solo. L’intera città è un sistema auto organizzante e qui mi autocensuro perché in origine pensavo di spendere qualche riga a cantare le lodi della complessità di NY e la descrizione di fenomeni non lineari come la gente che gira intondo perché si perde etc. In linea di massima avete afferrato l’idea. Spero.

È poco meno di un mese che sono qui ed ancora sono palesemente un newbie, eppure ci sono un sacco di cose che magari possono sfuggire ad una prima visita che mi piacciono tantissimo e mi fanno pensare che qui vivrei benissimo. In realtà tutte si possono ricondurre al tipo di gente che vedi qui in giro: è proprio aperta, disponibile ed aggiunge valore ad ogni tipo di interazione. Anche se vai solo a provare un paio di jeans in un negozio o stai aspettando la metro o stai indicando al commesso il condimento per l’insalata ti capita sempre che qualcuno  scambi due parole. Che non è il tipico “eh, cosa vuole, è il tempo” imbarazzato delle chiacchierate occasionali in Italia dove ti aspetti sempre che chi ti parla voglia in realtà qualcosa. Qui la gente ti parla di qualcosa per il piacere di farlo, perché sei parte dell’Organismo. Magari scambiate tre, dieci, venti battute e poi magari vi salutate e come vi siete incontrati vi lasciate, che significa relativamente più amichevolmente che in Italia, dove in linea di massima quando ti accomiati da qualcuno sei già tornato grigio e lo odii perchè ti ha fatto fare tardi.

New York è una città dal cuore duro ma pulsante, e questo cuore pulsante manda in giro un sangue denso (ed a seconda dei casi ricco di ferro) che mantiene in moto la città.

Verso la fine del concerto Vinny Stigma ha acceso i cuori dei punk newyorkesi ed anche un po’ quello di qualche emigrante alla ricerca di un nuovo posto da chiamare casa. Suonava più o meno così:

Ragazzi quando tornate a casa stasera state tranquilli, guardo io le vostre spalle. Qui nessuno è solo o abbandonato, questa è una famiglia. Voi Siete la mia famiglia. Siamo lo stesso sangue, sangue di New York.

A seguire svariati minuti di folla in delirio, pacche sulle spalle, abbracci sudati, emozione e (non posso giuararlo) qualche lacrimuccia luccicante che però poteva anche essere sudore o birra o altro. Non sono che un immigrato italiano dalla durata precaria, però non posso negare di aver sentito il pathos della comunità. Blake era molto contento. Mi trovo molto bene con lui e suo fratello, sono proprio dei bravi ragazzi.

PS: ecco le google query di oggi

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About Nevermore

vedi New York e poi muori

2 responses to “DAY 25 – New York Blood”

  1. sapiens says :

    io più che altro mi chiedo perchè diavolo in italia i concerti non sono mai prima delle 23. se uno stacca da lavoro alle 19 perchè deve aspettare 4 ore per andare al concerto, che come minimo finisce alle 4, ossia 4 ore prima di rientrare a lavoro? alla fine o andrà al conecerto o al lavoro..

    ‘sti newyorkesi sono evoluti…

  2. Gareth says :

    Dieci anni fa ho visitato newyork per una dozzina di giorni con i miei amici e ho avuto le stesse medesime impressioni… la città è un organismo e per sopravvivere deve far collaborare al meglio tuttie le cellule. Altrimenti diventa un malato in coma farmacologico come Milano :)

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