DAY 18 – Schrödinger’s Lolcat

“Quando ero ancora studente una volta ho costruito un robot, mi ci ero impegnato tantissimo e funzionava a meraviglia. Un giorno un professore che non avevo mai visto arriva, lo guarda per un po’ poi mi si avvicina e mi dice ‘non sembra molto professionale, eh?’. Ci sono rimasto di sasso… beh, sai qual’è la lezione?”

“No, quale?”

“Che qualunque cosa tu faccia dev’essere bellissima, perchè  il mondo è pieno di stronzi che ti giudicheranno non per ciò che è ma per come appare.”

“OSS, SENSEI!”

Il famoso Gatto di Schrödinger folgorato dalla bellezza della Ragione.E c'ha ragione.

Il famoso Gatto di Schrödinger folgorato dalla bellezza della Ragione.E c'ha ragione. Notare anche il Gatto Hitler che osserva beffardo dall'alto del Reichstag.

C’è poco da dire di questi due giorni se non che mi sto facendo un mazzo a tarallo con manovalanza di vario tipo. Il motivo per cui fino ad ora sono stato bello rilassato è che il coso per cui sono qui era fermo in magazzino per problemi ingegneristici: il carrello con cui ce l’hanno portato dall’MIT era troppo grosso per l’ascensore, così abbiamo dovuto farci spedire un carrello nuovo. Sembra facile, se non pensate che spostare una tonnellata e mezzo da un carrello all’altro non è proprio agevole. Lo sa bene Giuliano Ferrara, ogni volta che deve muoversi dal letto al cesso e vice versa. Comunque ormai è un problema risolto: fa tutto in una piscinetta gonfiabile e via.

Riassunto: ho trasportato, sollevato, sostenuto, caricato, scaricato, montato, smontato travi di acciaio. Sono stanco ma soddisfatto, alla fine dopo due settimane di CAD e altri lavoretti da poco mi sono messo a fare un po’ di fisica. Educazione fisica, per la precisione.

Comunque, ora che il mostro è nel laboratorio e che il guscio verrà consegnato a breve posso iniziare a dedicarmi alla costruzione dell’elettronica per far funzionare il sistema. Alla faccia di tutti quelli che snobbano il laboratorio del terzo anno: l’elettronica è una figata e serve tantissimo. Innanzitutto ti consente di lavorare con cose che pesano pochi grammi e non svariate tonnellate e secondariamente ti fa fare bella figura quando racconti agli amici cosa fai. (“e quindi sei stato in America! Com’era? Che facevi?” “Mah… praticamente dopo una prima fase in cui mi occupavo di meccanica e trasporti sono finito a lavorare sui circuiti guida delle bobine e del LVDT di un ammortizzatore sismico per rivelatori di onde gravitazionali” “ferma ferma ferma, cosa vuol dire ‘mah’?”  )

A parte la fatica, la sporcizia, la stanchezza e tutte quelle altre cose spiacevoli che ti accadono quando stai giocando con pezzi del meccano da cinquanta kg l’uno inizio a sentirmi soddisfatto: ancora non siamo in attività, però vedo già il mostro di cui ho studiato le schematiche nelle prime due settimane qui (benchè sia stato strano vederlo per la prima volta: io continuavo ad avere in testa raytracing con alcune parti blu ed altre verdi oppure lilla) e sento sulla pelle la fatica (o meglio, il lavoro) che accompagna ogni scoperta sperimentale. Sì perché il secondo principio della termodinamica ci insegna che niente è gratis e per produrre qualche risultato da qualche parte l’energia nel sistema devi mettercela, sia che si tratti di un esperimento scientifico o di una relazione sentimentale. L’energia solitamente si misura in “vite” per queste cose: vite di giovani volenterosi sacrificate ad una dea capricciosa, in attesa di qualcosa che potrebbe non arrivare mai. E pensare che avrei potuto fare tuttaltro. Tipo l’avvocato…

Stasera, sempre se finiamo ad un’ora decente, vado a vedere il nuovo film di Tarantino, alla facciaccia vostra. Non odiatemi tanto, ieri sono entrato alle 10.30 a lavoro e ne sono uscito alle 10.30 che pesavo due kg di meno ed ho dovuto pure attraversare il parco di notte. Il capo mi ha consigliato di non farlo, ha detto “vedi di non farti ammazzare, altrimenti chi monta il mio ammortizzatore domani?“.

Forse da settembre prendo un’altra casa, sempre in zona Columbia ma un po’ più a sud, direttamente su Central Park. Vi terrò aggiornati, così nel caso qualcuno volesse venirmi a trovare a sorpresa, chiedendo l’indirizzo a qualche amico, non correrebbe il rischio di trovarsi ad Harlem senza la più pallida idea di come trovarmi. Ops, pessima scelta di parole. Senza la più “divesamente scura” idea di come trovarmi. Qui ci tengono alla political correctness.

Auguri speciali al mio amico GudoRì che oggi diventa più vecchio diversamente giovane.

Ah, per vedere altri gatti che sembrano Hitler cliccate qui. Seigmiaow!


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About Nevermore

vedi New York e poi muori

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