DAY 10 – tempo di cambiamento

Ieri, dopo una settimana di quieto vivere, adattamento all’ambiente, familiarizzazione con l’università ed i colleghi, scoperta dei luoghi mitici, primi timidi passi nel mondo delle nuove amicizie -beh- mi sono rotto e sono andato a divertirmi. Oh, quando ci vuole ci vuole.

Radunata una compagnia essenziale (Blake degli Olde York, un ragazzo di Torino di nome Enrico ospite di Blake ed amico del mio caro amico Bepi, me e Clemence, una couchsurfer francese trapiantata a NY) siamo finiti nel più vecchio bar di New York, fondato nel 1854 e da allora mai chiuso e sempre gestito da irlandesi.

La McSorley’s Ale House è fighissima ed è quello che ti aspetti da un locale dove per un secolo e mezzo la gente è entrata ed ha urlato “il solito” prima o dopo aver sputato per terra ed aver dato un’occhiata in giro con aria di appartenenza: innanzitutto il buio, poi i tavolacci grezzi, le cornici con ritagli di giornale e foto di altre epoche, le spille della campagna elettorale di Kennedy, gli ubriachi felici, il barista rude e gentile allo stesso tempo e quell’odore di birra cruda ma soprattutto due centimetri di segatura per terra. Questo fa la differenza: è un posto dove puoi buttare la birra ovunque brindando senza che qualcuno ti guardi male o debba pulire. Un po’ come una taverna fantasy con nani, orchi o il locale di Marino a Pisa, che poi è la stessa cosa.

Dimenticavo: insieme a noi c’era questo tipo buffo con un cappello da cacciatore e la faccia simpatica un po’ da roditore che ho scoperto poi essere stato reclutato da Blake un minuto prima che ci incontrassimo. Il tipo, di cui non ho mai saputo il nome, è apparentemente una specie di amico di tutti del quartiere ed imbuca gente alle feste (delle quali racconta storie di degrado meravigliose) etc. Potete immaginarvi una specie di MrPink delle iene, o comunque un qualunque personaggio di Steve Buscemi.

Qui stupirò chi mi conosce da anni, comunque devo confessare di essermi fatto volentieri due mezze pinte di birra scura e cruda. A mia discolpa posso dire di averlo fatto un po’ perché ero curioso di provare un prodotto caratteristico di un posto dal sì elevato valore storico e dall’altro perchè dopo quasi dieci giorni che vado avanti a bibite gasate mi sono rotto le palle di sentire dolce ogni volta che bevo. È una tragedia: qui l’acqua imbottigliata costa una fortuna e l’acqua del rubinetto sa di fluoro. Sì, fluoro, non cloro: qui negli States la sterilizzano così, con forti polemiche da parte di un sacco di gente. A me non preoccupa molto la teoria del complotto ed il controllo delle masse, il mio unico problema è che fa un po’ schifo. La birra in compenso non era male, anche se la mostarda del posto sembrava decisamente meglio, a parità di densità.

Ora, da quando sono a New York ho sempre voluto vedere il memoriale di Joe Strummer e trovarmelo di fronte così di punto in bianco mi ha ricordato di colpo che sono effettivamente in America. Intendiamoci: non che volessi fare un pellegrinaggio all’icona del santo protettore o qualcosa del genere ma ci sono cose che dici per una vita “Eh, quando andrò in America voglio…” etc e poi ti accorgi che c’è tutto ed è a portata di mano. A seguire in rapida successione sono venuti casa di Joey Ramone sulla Bowery e l’ex CBGB. Per chi non lo sapesse il CBGB è un posto che ha fatto la storia della musica ed è effettivamente un’icona nell’immaginario di tante persone, un po’ come, non so, Castro District a San Francisco per la comunità LGBT o lo Skywalker Ranch per l’esercito dei nerd.

Blake racconta che prima che lo chiudessero ci passava le domeniche a fare i pomeriggi hardcore e non è difficle immaginarsi il posto pieno di gente che salta e urla e suona e oh yeah rock’n roll ed ora invece guardi e vedi manichini e vestiti di dubbio gusto.Per la cronaca: il negozio che hanno messo al posto del CBGB vende jeans da quattrocento dollari. Suppongo che il nuovo gestore punti a mantenere la clientela originale. Rockstar.

Stavo aspettando a pubblicare il post perché Clemence deve ancora mandarmi le foto di ieri, però non mi sembra il caso perché già sto accumulando arretrati al lavoro (ho iniziato a svegliarmi tardi) e non voglio rimanere indietro pure col blog. Ultimo appunto: se fossi in Italia, in questo momento, starei prendendomi male perché come al solito non mi sarei organizzato per tempo per ferragosto e finirei per fare qualcosa di assolutamente non pianificato ( riuscendo comunque, alla fine, a degenerare nel modo giusto e divertirmi tantissimo. O almeno è quello che di solito racconto dopo). Essendo in un posto dove il ferragosto non sanno neppure cosa sia direi che non mi pongo il problema e mi limito ad invidiare un pochino tutti i miei amici che in questo momento saranno in spiaggia da qualche parte. Pensatemi :\

Qui sta tramontando ed è il caso che torni a casa prima che sia troppo buio per attraversare il parco. Vi lascio con una canzone a tema ed un abbraccio transatlantico. Sono in quel mood un po’ uggioso ma soddisfatto di chi sta un po’ cambiando vita. Non che mi lamenti, comunque: con la vita puoi farci ciò che vuoi. Lo sanno tutti, The Future is Unwritten.

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About Nevermore

vedi New York e poi muori

3 responses to “DAY 10 – tempo di cambiamento”

  1. marbie says :

    streetcore <3 <3 <3

  2. emulsio says :

    luigio ti ho rubato il video e l’ho buttato su fb :* ed è un piacere leggere il tuo blog, ormai c vengo ogni giorno =)

  3. mean, nasty and tired says :

    @emulsio: onoratissimo, socio. passa un buon ferragosto e salutami tutti =*
    @marbie: :°)

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