DAY 7 – That’s Marketing, baby

Innanzitutto una buona notizia: mi sto abituando al fuso orario. Significa che finalmente riesco a svegliarmi tardi per andare a lavoro.

Sto aggiornando il blog in un momento di pausa da questa giornata mostruosa che è il DAY 8 (stanotte o domani vi racconto di oggi), vi basti sapere che ho cannato brutalmente il progetto che ho fatto questo weekend e sto mettendo toppe agghiaccianti. Tipo cambiare i valori solo nella scheda riassuntiva e non nel progetto, sperando che nessuno se ne accorga oggi e confidando nell’insonnia per produrre qualcosa di decente entro domani. Tipo un alibi.

Comunque, ieri sono stato a giocare al meccano virtuale a casa tutto il giorno, dato che il mio ufficio era sotto desasbestizzazione, insieme a quello dell’arcivescovo di Costantinopoli. La lunga giornata davanti al pc in compagnia solo del climatizzatore e della zuppa Campbell mi ha spinto, verso le sei, a fare un salto fuori di casa per vedere un po’ di mondo ed eventualmente fare un po’ di provviste.

Anzichè prendere la metro ho attraversato il Morningside park e mi sono recato in quello che gli abitanti di Harlem chiamano ‘west side’, mentre per i locali è Morningside Heights. Diciamocelo: è un quartiere più che fighetto, sede di un’università tra le più internazionali del mondo e centro di un piccolo mondo di botteghe di classe, copisterie, ristorantini e tranquillità dopo il tramonto. Più o meno quello che secondo certi pisani dovrebbe essere Pisa.

Durante il mio vagabondare vengo colpito dalla visione di un supermarket di quartiere, proprio come i nostri: gente che esce dal lavoro, cestini, scaffali pieni di roba, una gastronomia per chi ha poco tempo e vuole togliersi uno sfizio. Decido che è il momento di entrare in azione e mi getto tra gli scaffali intenzionato a riempire la dispensa, non cosciente delle inside che mi aspettavano all’interno.

Come un bambino che gradualmente si accorge dei dettagli che stridono in un parco giochi di provincia da racconto di Stephen King, così il nostro eroe rapidamente si rende conto di essere veramente in America; non nell’impressione generale, quanto nei dettagli.

Innanzitutto i prezzi: non sono sugli scaffali, in bella vista, ma sopra ogni oggetto. E con sopra intendo proprio sopra: se si tratta di un barattolo, l’etichetta è sicuramente sul tappo, se invece è una scatola è sicuramente nel punto meno agevole. Dimenticatevi cose come “Prezzo al kg” etc, qui è il paradiso dell’impressione e del colpo d’occhio: troppe informazioni spaventano il cliente. È bene evitare di pensare che l’economia mondiale è in mano a persone del genere, prima di addormentarsi.

Elenco solo alcune cose, per darvi un’idea generale:

Il purè di patate è purè di patate, salvo che nella preparazione indica chiaramente di cuocere con acqua, sale, latte e margarina. Due asterischi ricordano che se proprio volete, potete mettere il burro al posto della margarina. L’ondata di magrismo ha sconvolto le abitudini di milioni di newyokesi.

Ho comprato una bella fetta di brie in offerta, l’ho portata a casa per farci un panino con le olive e… niente. No, dico, niente: niente odore, niente sapore. Come mangiare un panetto di burro, ma neppure: il burro almeno ce l’ha un sapore. Come mangiare un panetto di margarina. Dannato magrismo.

Il tofu ed i prodotti vegetariani/vegan sono regalati: mi chiedo perchè non siano tutti vegetariani. Ah, ci sono: non lo sanno. Come detto prima nessuno guarda veramente i prezzi. Se ci penso mi viene mal di testa.

Per tornare a casa ho fatto il pigrissimo: anzichè fare dieci minuti di passeggiata al tramonto con le buste ho preso la metro 1 davanti al supermarket, ho fatto cinque fermate a sud ed ho preso la C verso nord per cinque fermate. Ci ho messo un po’ di più però almeno ho trovato una ventina di minuti per leggere e svagarmi. Avevano ragione quando mi dicevano che la vita di metropoli è alienante: per prendermi del tempo libero devo ricavarlo come tempo sprecato per fare qualcosa di utile, tipo tornare a casa o procurarmi del cibo. Anche questo è illuminante sullo stile di vita americano. (“Dove andiamo in vacanza quest’anno Bob?” “Vacanza? Mica possiamo andare in vacanza, dobbiamo produrre!” “Hmmm… e se invadessimo un paese straniero poi potremmo stare li con la scusa della ricostruzione… come la vedi?” “Iran, decisamente Iran.”)

Uscito dalla metro C ho beccato un banchetto di frutta gestito da un povero diavolo che vendeva cassette di mandarini a $2 e 5 avocado a 3$. Gli ho lasciato cinque dollari e mentre prendevo la roba ha visto la busta e mi fa “Ah, sei andato al market del west side…” con un’aria che non so, mi ha fatto un po’ di tenerezza. Di colpo ho avuto questa folgorazione: il market che effettivamente per me era un po’ caro, considerando anche il cambio dollaro euro, per buona parte della gente che abita qui in zona è semplicemente inaccessibile, almeno su base quotidiana, ed io me ne andavo in giro ostendando la busta di un posto “di lusso”. Mi ha fatto un’impressione strana: dopo tutto vivo qui da solo una settimana, però nei dettagli e nelle piccole cose come questa mi sembra di vedere molta più America di quanta ne potrei trovare stando solo a White Harlem, ops, Morningside Heights.

Ora vi saluto e torno a lavoro, nel bel campus della columbia dove pochi minuti fa uno scoiattolo è venuto a prendere una ghianda vicino alla mia borsa. Secondo me gli scoiattoli della Columbia le prendono fortissime dagli scoiattoli del parco sotto casa. Fighetti, tsk.

Allego una copia del mio meccano, così vi fate un’idea di quello che devo fare per vivere

fate finta che non sia storto.

sì, è proprio una scatola. storta.

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About Nevermore

vedi New York e poi muori

4 responses to “DAY 7 – That’s Marketing, baby”

  1. Nat says :

    Non potrei vivere in un posto così…oggi ho passato 15 minuti a confrontare al supermarket sotto casa i prezzi delle scatolette di tonno al kg, per grandezza, all’olio di oliva o naturali per scoprire che le 5 che c’erano in offerta (sparpagliate in varie corsie ovviamente) erano meno convenienti di quello che prendo di solito.

    Però è un grande paese l’America (non just big).

    • meannastyandtired says :

      per la cronaca: a pranzo magio più che abbondantemente (porzioni americane) dal giapponese per dieci dollari (sette euro). non possono esserci solo lati negativi =)

  2. mucio says :

    Ma davvero i prezzi del supermercato sono inaccessibili per quelli della tua zona? o eri in un supermercato di lusso?

    Comunque, che cazzo, sbagliare le misure di una scatola rettangolare, pensavo chissà che forma strana dovesse avere

    • meannastyandtired says :

      Ah, ma non sono tutte rettangolari =) questa è quella per il trasporto.
      Comunque il supermarket dove sono andato è veramente di lusso: ho fatto un po’ di confronti con generi che trovo anche qui vicino e le cose costano anche il doppio. tipo le zuppe Campbell, per dire.

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