DAY 6 – fregature

Innanzitutto Little Italy è una truffa. Non lo dico perchè mi aspettassi chissà cosa però boh, cioè… gelati da cinque dollari in una strada che sembra un parco a tema, una roba alla Disneyland con le attrazioni: la pasticceria Palermo, il caffè Ferrara, il ristorante Napoli e poi i vari Antonio’s, la Nonna, etc… quasi quasi è più realistico porto rotondo.

China town, dal canto suo, è enorme ed è esattamente ciò che ti aspetti: venditori di tagliolini in brodo in mezzo a banchi di frutta, polli e rimedi caratteristici ad ogni ora del giorno e della notte. Ti viene proprio da pensare “HowLee a China town, ho mangiato lì anch’io” [cit.] e cercare un negozio misterioso e tornare a casa con un Mogwai o imparare un’antica arte marziale per vendicarti dalle angherie dei bulli o…

Beh, il succo è questo: Little Italy è stata il cuore pulsante di una comunità che ora, pragmaticamente, ha venduto o affitta gli appartamenti che furono dei nonni (senz’acqua calda o riscaldamento, al tempo) a cifre esorbitanti ed ora abita nel New Jersey o a Brooklyn dove gestisce affari loschi e fa lavorare ragazzi asiatici nei suoi ristoranti italiani di Mulberry street. China town, d’altro canto, continua a far sognare proprio per il suo essere un mondo a parte in una città che di per se è già un altro mondo. Mettiamola così: a girare da solo di notte per China town si può rimanere invischiati in brutti giri (minacce, percosse, rapimento, prostituzione, malvagi demoni cinesi), a Little Italy al massimo si rischia di farsi fottere settanta dollari per una cena a base di vongole surgelate. Non ci sono neanche le Little ronde, tsk.

Visto che non esiste più un barbiere italiano vicino ad un fruttivendolo italiano davanti al ristorante di zio Mario ho deciso di farmi tagliare i capelli in un posto a caso. Il posto a caso era veramente mediocre ed il taglio pure: me l’ha fatto una “parrucchiera” che esercita il mestiere da sette mesi ed ancora non ha imparato a sorridere. Il pettine lo teneva come fosse un lontano conoscente, con discrezione. Ogni tanto le sfuggiva e mi faceva una ciocca più lunga. La sua unica collega, una ragazza nera grassissima, ha passato tutto il tempo che sono stato li a piagnucolare al telefono in spagnolo con il suo ragazzo riguardo al fatto che ciò che dice la suocera non le importa e che lei lo ama, anche se fa quelle cose. Probabilmente parlava in spagnolo perchè non voleva essere compresa dalla “parrucchiera” russa, ma non poteva immaginare di starmi regalando una mezzora di divertimento gratis.

Ho comprato il mio primo barattolo di zuppa campbell. Sono rimasto deluso: nei quadri di Warhol sembrava più grande.

Il gestore del mini-mart all’angolo è del Dubai, è molto gentile ed ha l’aria di uno dei quaranta ladroni della fiaba di Aladino. penso non ci tornerò più, o se lo farò non ci chiacchiererò molto o se lo farò almeno non lo farò incazzare. Mi da l’aria di uno che tiene la pistola sotto il bancone. Probabilmente mi sbaglio, comunque. Probabilmente ha un fucile a pompa.

Oggi ho sperimentato l’appartenenza qua ad Harlem, sembra funzionare. C’erano tre omoni sulle scale di casa ed io gli ho detto “Sorry guys” e loro “Oh, sorry” e gentilissimamente mi hanno fatto passare. Se vi sembra una banalità non avete mai sperimentato la sensazione di essere in minoranza numerica in territorio sconosciuto dopo decenni di lavaggio del cervello sui quartieri malfamati americani. Per la cronaca: Harlem è molto più figo di Little Italy: innanzitutto il gelato costa 99c e non $5 e poi ci sono gli alberi nei viali e l’illuminazione è soffusa. Sembra una di quelle periferie tranquille dove i bambini giocano per strada sino a tardi e tutti si conoscono. E, sorpresa, è proprio così.

Tornando a casa sono riuscito a prendere l’ultima metro C con un salto “yeah” mentre le porte si chiudevano. Mi sono sentito molto figo, poi mi sono girato e c’era una carrozza a guardarmi. Ho sorriso e mi sono seduto sulla banchina con uno sbuffo. Appartenenza.

Ancora non accenno ad abituarmi al fuso: sembra sempre che mi svegli alle due del pomeriggio e vada a letto all’alba. La mente inizia a farmi strani scherzi: oggi ho intravisto una bionda nella metro, ho fatto per salutarla con stupore (“H!”) per poi realizzare che non era chi pensavo, ovviamente :\ la cosa si collega anche ai sogni strani che faccio ed al problema di fondo che non sono mai veramente riposato. Se non passa entro una settimana vado a fare il Fight Club. È facile, dove vivo: scendo le scale e chiedo al primo che vedo se mi da una mano a spostare balle di cotone, dato che sicuramente è esperto.

un tipico abitante di China town

un tipico abitante di China town

Tag:, , , , , , , ,

About Nevermore

vedi New York e poi muori

One response to “DAY 6 – fregature”

  1. emulsio says :

    delicious =)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: