DAY 5 – Olde York

Avete presente tutti quei film ambientati a NY negli anni ’30, con gli italiani rudi ed un po’ criminali ma tutto sommato buoni, gli irlandesi ubriaconi e burberi ma in fondo buoni, i cinesi con le loro lavanderie, i palazzi di mattoni fatiscenti ed i poliziotti cafoni che maltrattano tutti? Quello che vedete è il Lower East Side di Manhattan. Attualmente di italiani ed irlandesi ne sono rimasti pochi, i cinesi si sono moltiplicati e lo spazio libero è stato tutto occupato dai punk. Incidentalmente lo spazio libero è solo un palazzo, comprato dal collettivo ABC NoRio dopo quasi trent’anni di occupazione per $1, con la promessa di sistemarlo. La cosa meravigliosa è che questo progetto ha ottenuto dal sindaco di New York oltre un miliore e mezzo di dollari lo scorso giugno per riqualificare il quartiere. Chissà se Filippeschi è mai stato in America.

Quando i matinee hardcore del CBGB sono finiti per problemi di ultraviolenza tra gang, tutta la scena si è spostata all’ABC NoRio, con nuove politiche di selezione (solo gruppi indipendenti e niente armi pesanti). Purtroppo, come dice l’amico Blake degli Olde York, la scena hardcore è in feroce declino. Ho questa brutta idea che si siano sterminati a vicenda, ma non ho il cuore di chiedere.

Tra le cose notevoli della giornata elencherei sicuramente:

  1. due ragazze punk amiche di Blake, una nata nei tardi 60 l’altra nei tardi 80, madre e figlia. La mamma ha portato la figlia a sentire il concerto degli Olde York nel locale dove andava da ragazza. Dopo il concerto ha raccontato ad un piccolo pubblico di quella volta che un portoricano le ha toccato il culo e ci hanno messo giorni a togliergli la bottiglia dalla faccia. A seguire altre storie Old School.
  2. L’appartenenza: stando a quanto dice il mio nuovo amico, in certi ambienti di NY, devo ostentare di appartenere (“You have to show that you belong. Do you understand what I mean?”). L’idea è che devi avere sempre la faccia un po’ scazzata, camminare dritto per la tua strada e fare le cose esattamente come se le avessi fatte per una vita. Se qualcuno ti chiede qualcosa rispondi sottointendendo sempre “Ehi, c’è qualche problema? C’è qualche problema?“. È facile per uno cresciuto in Italia negli anni ottanta: basta imitare i telefilm. E se proprio va male, chiamare l’A-team.
  3. il posto: una figata. È un buco fetido, proprio come ogni locale memorabile che si rispetti. Ci sono scritte sui muri di ogni gruppo che ci ha suonato. Sono anche abbastanza sicuro di aver visto un foro di pistola, in mezzo agli adesivi dei gruppi.
  4. gente a caso: tipo una ragazza solitaria e dallo sguardo omicida che mi ha ricordato tantissimo la mia cara amica Marbie. Marbie mi manchi, tivibì. Prometto che se facciamo un altro viaggio non mi lamento per una settimana del mio povero cuore infranto. Vieni a NY? Lo so che mi leggi =)

Non ho passato tutta la giornata al concerto, comunque: la mattina sono stato a fare colazione ad Union Square, che è un po’ il centro del mondo universitario del lato sud di Manhattan. Se a nord c’è la Columbia, qui ci sono la NYU e la New York Film Academy e l’impronta “culturale” della zona si sente tantissimo: librerie, locali carini, un mercato contadino GIGANTE quattro giorni la settimana. È una zona più vivace e gggiovane di dove sto io e meno commerciale (per quanto possibile, negli States) di Times Square. Ho mangiato la mela più buona del mondo e sento già il bisogno di averne un’altra. Chi dice che a New York l’emergenza droga è passata mente: ha solo cambiato forma.

Ritorno in metro fruttuoso stavolta: non ho contato i minuti ma sono riuscito a prendere l’ultimo treno diretto da Times Square. Ho comprato un’insalata DIY in un posto fighetto e me la sono mangiata a casa guardando Little Britain sulla tv via cavo. A metà mi sono guardato, un po’ disgustato, pensando “Ehi, ma è sabato!” Poi mi sono addormentato con la forchetta in mano.

Per la cronaca: oggi indossavo All Star blu elettrico, jeans corti, maglietta nera. Più o meno come al solito. Al ritorno sopra la maglietta nera avevo una maglietta della band, che però è del Lower East Side, quindi per evitare che magari qualcuno alla stazione della metro di Harlem mi guardasse male ne ho approfittato per comprare una felpa cool in saldo per mimetizzarmi, oltre ad un pacco di boxer e calze. Sì perchè per un po’ non avrò il tempo di andare in lavanderia e sto iniziando ad andare in esaurimento di biancheria. È un casino vivere da soli, figuratevi senza lavatrice in casa.

Finalmente sappiamo la risposta alla domanda “pun aereo centrare un elicottero?“. È “Sì, ma solo se non ci sono grattacieli nelle vicinanze“. Questione di bersagli prioritari:  fa parte del codice professionale dei piloti kamikaze.

Ultima nota: non posso fare a meno di guardare con sdegno i turisti italiani che trovo in giro, un po’ come mi aveva preannunciato il mio amico Mucio. Non è solo che tipicamente sono ricchi, snob e girano per la quinta da un negozio all’altro ostentando un’appartenenza che non hanno (cose tipo “Devi assolutamente provare le noccioline tostate che fanno in quel locale li, si sciolgono in bocca” o “guarda, io a New York ci torno tutte le volte che posso, è un richiamo ir-re-sis-ti-bi-le”) trascinandosi appresso ragazzine annoiate. Lo so, me la sto tirando anche io, ora, ostentando un’appartenenza che non ho, però almeno io sono stato autorizzato: il Buon Vecchio Zio Blake (che sta imparando l’italiano perchè nella vita serve sempre) mi ha detto “You’re working here, so you’re a New Yorker“.

And here I belong.

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About Nevermore

vedi New York e poi muori

4 responses to “DAY 5 – Olde York”

  1. meannastyandtired says :

    addendum: alle mie condoglianze ai parenti delle vittime dello scontro sull’Hudson voglio aggiungere un parere sull’articolo di repubblica.it che li riguarda: vomitevole.

  2. mucio says :

    ho espresso lo stesso giudizio sull’articolo, per il resto questo blog mi sta facendo venire sempre più voglia di accorciare i prossimi due anni :)

  3. Nat says :

    Lavare la biancheria nel lavandino anzichè comprarne di nuova come la vedi? :P

    Va beh, i jeans e le lenzuola magari no, ma il resto…

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  1. DAY 6 – fregature « Emigration for dummies - 10 agosto 2009

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