DAY 1 – Mr Renna goes to Manhattan

Il mio appartamento è sul bordo ovest  di Harlem, a ridosso del parco di Morningside. Se per qualche motivo mi trovassi nello stesso posto vent’anni prima probabilmente non farei in tempo a dire “!”.

L’appartamento è molto carino, lo condivido con un’attrice di off-broadway ed un tipo apparentemente ricchissimo sempre in giro per il mondo. Domani va Tokyo, lasciandoci soli in mezzo ai libri di Shakespeare, le tonnellate di DVD di serie tv, il televisore al plasma, la tv via cavo con tutti i canali, la XBOX 360 con Rock Band ed un sacco di dubbi sulla sua fonte di introiti.

L’ufficio è dall’altra parte del parco, che significa tre minuti a piedi la mattina e circa venticinque la sera quando devo fare il giro per non farmi abbordare dagli spacciatori.

La Columbia University è incredibile: una città fortificata all’interno della città, un campus immenso con la sua piazza, la biblioteca, la palestra, le ragazze bellissime, gli operai al lavoro 24 ore su 24 ed un laboratorio di fisica che ha fatto la storia dell’umanità: i Pupin Labs, dove lavoro, hanno ospitato al piano terra il ciclotrone dove Fermi ha scisso il primo atomo in America, appena arrivato, ed è stato uno degli edifici che hanno contribuito al Progetto Manhattan oltre che essere stato sede della scoperta del deuterio e degli acceleratori protonici per la cattura dei fantasmi.

Il mio ufficio per i primi giorni sarà al 12° piano, in una zona ancora contaminata dall’asbesto che industriosi operai stanno provvedendo a smantellare. Il palazzo è infatti avvolto per metà da gabbie di plastica che ogni giorno si spostano lasciando spazio ad infissi nuovi e muri sanitarizzati. Fa impressione vedere questa gente al lavoro: lavora. Lavorano tutti: mentre ti stanno mettendo a norma l’ufficio tu ti sposti per mezza giornata dal vicino e poi gli rendi il favore. La mia stanza andrà in manutenzione tra qualche giorno ed io finirò dal 12° piano con vista Manhattan al 1°, attualmente quinto sottoterra, a montare un coso costosissimo in compagnia di bizzarre compagne di stanza.

Sì perchè, sempre per motivi di messa a norma, il progetto HAM-SAS a cui collaboro divide la stanza con una specie di acquario gigante pieno di zanzare (Cucilidae Meigen), probabilmente le uniche di NY. Qualcuno sta cercando di sviluppare un sistema di controllo/inibizione basato su certe cose di cui non posso parlare, cmq una figata. Spero che qualcuna diventi radioattiva nel processo prima di scappare e pungermi. È il modo più rapido per diventare un supereroe.

Come forse ho già accennato qui sono tutti gentili: alla fine della prima giornata ero già amico di tutti, compresi i dentisti dello studio associato dove venerdì mi sistemeranno il dente. Nel frattempo vado avanti ad anti-infiammatori che ho comprato ad 8 dozzine un soldo nella vicina farmacia, dove mi fanno pagare il liquido per le lenti ed il deodorante come fosse una gioielleria. Misteri dell’Ammmerica.

Il mio compagno di stanza è un grad student ungherese simpaticissimo che mi ha portato in giro a vedere i posti fighi dell’Upper West Side e mi ha presentato le sue amiche. Apparentemente a NY quasi tutti parlano un po’ di Italiano, ad esempio una delle amiche di Imre (l’ungherese) ci ha raccontato di come sua nonna le avesse insegnato un po’ di siciliano e si è profusa in una serie di improperi che se ci penso ora mi vengono aconra i brividi.

Sono tornato a casa senza incidenti, Harlem non è più quella di un tempo. La mia coinquilina si è comunque ripromessa di presentarmi la gang che staziona sotto casa. Spero di non dover iniziare a farmi di crack.

About Nevermore

vedi New York e poi muori

3 responses to “DAY 1 – Mr Renna goes to Manhattan”

  1. lucha says :

    essere amico di una gang di spacciatori può sempre tornare utile! (offrigli dei biscotti fatti in casa)

  2. Ficusbenjamin says :

    Eh ok ma… MosquitoMan? Noooo non mi piace proprio… Non riesco ad immaginare una tutina adatta!

  3. meannastyandtired says :

    è un paio di giorni che pensavo di introdurre un camaleonte di contrabbando nell’acquario. Magari lui diventa radioattivo e mi morde per riconoscenza. Sai che figata…

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