BÖLUM 17_ IstanbulCitySoundz
Circa 5 anni fa dalla collaborazione tra un produttore musicale tedesco Alexander Hacke e il regista turco Fatih Akin è nato un documentario sulla musica turca. Una bibbia della scala musicale post-ottomana.
“Crossing the bridge_the sound of Istanbul”
è uno dei più bei documentari che abbia mai visto, dove la realtà di Istanbul è raccontata alla perfezione e senza troppe esagerazioni, seguendo il motto: “se ti piace è così, altrimenti non ci venire”.
Io, i BabaZula li ho scoperti così. Così come si può imparare quante volte si riproduce un lemure galeopterus variegatus,
( i lemuri sono proprio animali interessanti, il loro nome vuol dire spiriti della notte, ma secondo me di mistico non hanno proprio niente di niente, come fanno? Con quel musetto da gatto con la scabbia e la coda lunga come una cintura di sicurezza. Se regalassi un lemure al mio amico Luigi, sono sicura che me lo ritroverei a casa dopo due ore, mia madre non si potrà rifiutare di adottare un povero animaletto orfano di padrone snaturato e insensibile)
attraverso un documentario.
Il racconto di Alexander Hacke non rende giustizia all’intera opera dei BabaZula. Il loro sound è un mix tra suoni naturali, strumenti orientali ed elettronica, non a caso sono presentati durante una recording session sul bosforo all’alba:
Ma la loro esibizione live è un evento assolutamente inaspettato, niente a che vedere con le atmosfere chill out del documentario, riescono a convincere anche il più scettico amante dell’elettronica, per correttezza aggiungo che si esibiscono con due ballerine di danza del ventre turca e un bambino tarabukista di otto anni:
Ieri ero in questa stessa situazione, stesso locale di ladri con la patente che vendono 0,30 di acqua alla modica cifra di 6YTL (ebbene si, 3 euro),vorrei filmare la mia faccia quando qualche amico mi chiede se mi piace la vita notturna a Istanbul.
Ho già ben chiaro nella mia testa che cosa mi mancherà di questa città, a parte lo smog, il traffico, le palpate di culo, le cozze fritte con la crema d’aglio, la vodka Bazooka che sa di trielina, l’autobus sempre troppo pieno e i venditori di castagne all’angolo di casa,ma più di tutto saranno i suoni e le melodie che questa metropoli offre.
Tranquilli non sono in fase da amarcord sonoro, ma ho in testa un progetto ben preciso, nato in una notte di troppo raki e qualche bazooka di troppo.
Tralasciando le banalità come i minareti (sempre benvenuti, anche alle quattro del mattino), ho iniziato una personale classifica dei suoni che ogni giorno incontro per la strada.
Genere voci: i venditori di castagne, simit, arrotini (quelli ci sono pure da noi e non hanno eguali “Donne! E’ arrivato l’arrivato l’arrotino! Cucine a gasse!” spettacolo), zucchero filato, biglietti della lotteria (Bir Milliiiiion Bir Milliiiion), i buttadentro dei ristoranti e dei locali sull’Istiklal, i megafoni delle macchine della polizia.
Vale la sentenza se hai un lavoro lo devi urlare al mondo intero, perlomeno a Istanbul.
Genere suoni della metropolitana/autobus/metrobus/traghetto: dalla macchinetta per ricaricare l’akbill, che propone anche una serie di luci fluorescenti da crisi epilettica, ” Sadece blah blah blah” (non ho mai imparato a scriverlo) ma so cosa significa: “Inserire solo carta” ripetuto in maniera cantilenante, ai tornelli per entrare in metro. Un suone per chi usa il gettone, un suono per chi usa l’akbill comune con solo il magnete, due suoni per chi usa l’akbill per gli studenti, uno per chi ha l’abbonamento e uno per chi non ce l’ha (come la sottoscritta), un suono (orribile) per chi ha finito i soldi nell’akbill che più o meno fa: “You’re a loser”.
Genere musica della metropolitana: la filastrocca per la metro in arrivo, la filastrocca per metro che parte (tristissima), i musici che variano da fermata a fermata: a Mecidiyekoy perlopiù bambini che suonano l’armonica, a Taksim orchestre da 2 a 4 elementi, che propongono un repertorio che va dalla musica tipica turca al folk al rock, Şişane treno per Kabataş con il solito vecchio che suona una melodia straziante.
Genere suoni della strada: il semaforo che parla e che intima di non attraversare con il rosso, i clacson con la melodia della colonna sonora del padrino, i perenni lavori in corso sotto il ponte di Mecidiyekoy (suoni assolutamente circoscritti alla mia area), il gallo dei signori delle case di fronte, il freno del carretto dei raccoglitori di cartone (vd. BÖLUM 16) le macchine della polizia ( che sono meglio di “Kit Super Car” in quanto a luci e suoni non hanno proprio paragone) i venditori di fischietti (che ovviamente fischiano per richiamare l’attenzione), i venditori di richiami per anatre ( che ovviamente richiamano solo i grassi gabbiani turchi) e altri non ancora catalogati.
Genere musica della strada: archivio incompleto in quanto impossibile definire tutti i tipi di musica che s’incontrano, per sommi capi si può dividere in: musica che viene dai locali della Istiklal, dal meglio del pop-dance turco al fado (!!!) , metal, techno, karaoke; musica dal vivo: sassofoni, violini, chitarre, tarabuke, ney, ud, kanun (spero di averli scritti bene, troppo pigra per controllare sulla divina wikipedia o l’illuminato google) flauti e la vecchia gattara di Tunel con il suo liuto e le canzoni biascicate. Bambini gipsy che ballano e cantano e quando riescono ti fottono il portafoglio o le sigarette (!!!).
Orgogliosa del fatto che oggi ho scritto meno cazzate del solito e ho usato un nuovo editing per il mio articolo, vi lascio con il mio prossimo progetto: Lui.
(Sempre riconoscente a Crossing the Bridge per queste perle)
BÖLUM 16_ Oh oggi è giovedì!
Grazie alla gente come noi, il paese va a rotoli
Mentre nella mia living room si pianificano azioni di boicottaggio contro l’università turca X,nella fattispecie falsificare moduli Y per passare esami ZalphaZ
mi fulmina per un momento una certezza
“Oh domani è giovedì”
ora è già un sentimento.
domani inizia il fine settimana.
Dopo sedici (16) capitoli
posso affermare con certezza che nella vita notturna a Istanbul
ci sono delle costanti.
Il popolo della notte
si raduna a Taksim
tutti i giorni 24/7
in un fiume colorato di variegata umanità:
il nongiovane, il truzzo (la maggior parte dei casi)
il fighetto accompagnato dalla fighetta (il mondo è paese)
i turisti (all’80% spagnoli, 20% giapponesi)
gli erasmus (80% tedeschi 20% italiani)
i venditori di castagne
i venditori di pamuk şeker
i venditori di paşima
i poliziotti a mitra spianato
i poliziotti a mitra spianato che ti minacciano se giochi a schiaffo o bufetto con un amico
i poliziotti a mitra spianato che ti minacciano se barcolli sbronzo per la strada
i poliziotti a mitra spianato che ti minacciano se svieni in preda a una crisi epilettica;
l’onda gialla dei taxi
la morte gialla che t’investe anche nelle aree pedonali.
Le aree pedonali sono poche,
una di queste è Nevizade
il tempio dei pub,
interessante,
ma io non bevo birra
figuriamoci l’EFES
da frequentare assolutamente in primavera/estate
nel caso in giornate non piovose
i locali hanno solo tavolini all’aperto
l’interno sono tane di topo ragno
corredati di karaoke;
no, l’Istiklal non è pedonale,
se riuscite a scansare il tram Taksim-Tünel
non è detto che sopravviviate alla camionetta della polizia
o peggio ancora!
ai carretti dei venditori di simit
o ai raccoglitori di cartone
(a Buenos Aires li chiamano cartoneros e con quelli della mia zona ci avevo anche fatto amicizia,
qua ti vogliono solo fare fuori).
Tra i locali più frequentati per tutti i generi di musica:
il JOKER e WTF quelli che hanno avuto il fegato di farci suonare
locali per erasmus con un range di età tra i 19 e i 22 anni
alcool abbastanza economico per gli standard della metropoli,
l’unico incoveniente a parte la musica di merda
è la moschea di fronte,
da sbronzi l’entrata si confonde con il muro e il guardiano è sempre armato di scopa e bottiglia.
Decisamente un posto da giovedì sera in chiusura di serata.
Sperando che il guardiano dorma profondamente.
Il Nayah di recente scoperta
è un locale che di reggae ha solo le bandiere jamaicane
vari murales raffiguranti rastafariani
pagamento all’ingresso
e ballerini di colore che danno un tono alla serata
o ti fanno capire quanto tu sia scarso ballando
e ti senta figo con il tuo passo ciondolante
e l’anca penetrante.
Il Nayah è da giovedì piovoso quando in giro non tentano neanche di ucciderti.
Il dogz star invece è uno dei miei locali preferiti
uno dei pochi dove l’ingresso non ti costa un rene sotto formalina
e la musica è quasi sempre live e di “quasi” qualità.
Il genere di locale surf rock
con due piani per la musica live
e la terrazza fumatori con selezione di musica rock anni settanta
(ahi la nostalgia).
Se non morite sulle scale tutte con gradini diversi la serata può iniziare e finire li.
Di elettronico da dita nella presa
ci sono le serate all’OTTO Santral
che è al tempo stesso club- ristorante- bar- repubblica indipendente- ex centrale elettrica- museo
situato in un posto straaaa figooo
a Eyup
e per arrivarci anche il prezzo del taxi è fighissimo.
Un’ipoteca sulla casa a/r.
Anche i prezzi dei biglietti per i concerti sono proibitivi
ma almeno la scelta varia dai Digitalism agli MFO.
Robba Zeria®.
Ingiustamente ignorato per 5 mesi è il Pixie Underground
ottimo drum’n'bass per una capienza pari a quella del Fiorino negli anni ’80
Dj ingabbiati in una cava nel muro
arredamento che comprende oltre ai dj e la loro gabbia due sedie e un bancone dove a stento ci sta la spina
e pareti echeggianti Takashi Murakami
ingresso a pagamento 5YTL + spina di EFES
in Italia per questo prezzo ti danno un bicchiere di carta bucato con acqua di scarico.
Infine a chi piace (a me si)
il Riddim e il Ghetto
HipHop/R’n'B/Rap
il primo millanta live di artisti oltreoceano
ma il massimo che ho visto è un tale dj Ice fare le selezioni
il secondo li porta e punto.
La fauna del Riddim consiste in una schiera di ballerini/maestri di danza/galline
che si dimenano per terra e
si sforzano in movimenti da ortopedia
per pagare l’ingresso è meglio vendere un rene
e non si ha neanche il tempo di pensare che ne è valsa la pena
solo il preserata è Hh il resto è noia.
Il tempo di digerire la cena e slogarsi una caviglia.
Il Ghetto varia da settimana a settimana
e se il venerdì c’è l’orchestra da camera di Kuala Lumpur
il giorno dopo portano Xbit.
I due modi per tenersi aggiornati con le serate a Istanbul sono:
internet e che cavolo
e la Time out Istanbul
non ci credevo ma è davvero utile
è mensile è economica è in inglese (da non sottovalutare)
e ti da un’idea della marea di locali che pullulano a Istanbul.
(Prima o poi vi dovrò parlare della parte asiatica e dei pub)
Cioè in realtà ne potrei elencare almeno un’altra decina
magari vi volete fare un giro da queste parti
quindi segnate:
serate live con ingresso a pagamento:
Babylon-Peyote-Ritim
Nardis Jazz live cafè
Jazz Cafè
Kafepì
Pulp
Jolly Joker o Balans
sui siti trovate i programmi settimanali.
Da Aprile inizieranno anche i concerti all’aperto
Istanbul è la capitale della cultura 2010:
http://www.en.istanbul2010.org/index.htm
La vita diurna è decisamente più movimentata di quella notturna.
Le nottate di solito si chiudono
con un panino con cocoreç
o le cozze fritte con la crema d’aglio
accostamenti da fame chimica
ma anche con qualcuno sotto i fumi della vodka turca che decide di farsi ammazzare
da tutti i gestori di locali e bordelli, friggitori di cozze imbottitori di panini della via
a quel punto ti chiedi perchè non ci sia la polizia a mitra spianato.
Cose turche.
In_Utilissimo:
pamuk şeker_ cotone di zucchero (zucchero filato)
paşima_ niente di troppo esotico solo le sciarpe che da noi usano gli intelletuali radical chic
EFES_ L’unica Pilsner più soporifera della Quilmes ( e io non bevo birra)
simit_ il pane più mangiato in turchia. ciambelle di pane bianco con sesamo e aromi,spezza fame del metà mattinata
taxi(sti)_ oruspu çocuklar
oruspu çocuklar_ figli di buona donna.
cocoreç_ panino ripieno di frattaglie tagliate a pezzi e speziate con peperoncino piccante cotte alla griglia
(A Sassari lo “abbiamo”
si chiama zimino
e ora si trova solo tramite amici degli amici)
DÍA 156 – orari sbagliati
Madrid non dorme mai.
(Frasi fatte)Madrid è diventata noiosa come Oslo.
(Almodovar in tempi recenti)La musica verrà spenta tassativamente alle 23:30.
Il CSOA dovrà essere totalmente vuoto per le 24:00.
Grazie per la collaborazione.
(Cartello in un centro sociale occupato autogestito a Madrid)
Madrid, movida, notti lunghe, infinite, musica, birra, divertimento. Un cazzo.
O vabbé. Se vi va bene rinchiudervi in una discoteca, che sia alternativa o meno, che metta musica post-punk o pre-rock o semplicemente pop, che sia gay-friendly o grrlz-only, con o senza drag queen o drag king, allora potete ballare fino alle 6 del mattino (o finché vi reggono le gambe).
Se invece avete fame, c’è un posto relativamente famoso e relativamente poco economico (ma non così caro da renderlo improponibile) che serve churros e cioccolata a qualunque ora del giorno e della notte, 24/7, 365 giorni l’anno, festività comandate e non.
Se invece volete stare tranquilli ad un tavolino seduti a chiacchierare, cercando di superare il livello di voce dei vicini e quello della musica senza tornare a casa e non riuscire più ad emettere suoni, c’è pieno di barini barettini posticini carini carini piccini picciò con quattro cinque tavolini in legno-ferro battuto-quel che sia dove potersi svaccare e prendere qualcosa da bere in un orario che va dalle 6 di pomeriggio alle 2-3-4 del mattino, dipende dai casi, dai giorni, dall’allineamento lunare, dal segno zodiacale della cognata del fratello del barista.
Ci sono perfino dei meravigliosi bar “illegali” che operano senza licenza e per entrarci bisogna sapere dove sono, andare alla porticina, suonare il campanello e farsi aprire, come in america negli anni ’20.
Però: i centri sociali, quando fanno le feste ed i concerti, chiudono a mezzanotte. Mezzanotte e mezzo, se siete fortunati. Alle 11, se siete sfigati, spengono la musica. Noi di solito siamo sfigati, e da bravi italiani ci presentiamo ai concerti attorno all’ultima canzone. Giusto in tempo per sgomberare il campo.
Io capisco i vicini, il problema del rumore, la polizia, le multe, la gente che piscia per strada, la reputazione, lo sporco, il fatto che la gente lavora, produce e crepa, i giornali, la stampa ed i media, che ci sono problemi più grandi, e che bisogna adattarsi. Pure a me sta sul cazzo la gente che si lamenta per l’orario di chiusura delle serate, quelli che siccome hanno pagato 3 euri di obolo pensano di stare in un locale e quindi pretendono che la loro opinione valga qualcosa in proposito.
Però.
Detto con amore e amicizia da uno che ha passato più e più notti dietro un bancone costruito con tubi innocenti a servire piscio-birra e a scacciare via gli ultimi riottosi festaioli del sabato sera, a pulire per quanto possibile capannoni ad orari improbabili e a tornare a casa giusto in tempo per una sfornata di cornetti caldi della pasticceria sotto casa: ma alle undici di sera? ma davvero? qua la gente CENA a quell’ora! è come se in italia i concerti fossero dalle 7 alle 9 di sera, e poi per le dieci cercassimo di buttare fuori tutti e chiudere.
La gente neanche ci viene ad un concerto prima delle 11-11:30 a pisa. (Forse ha ragione Filippeschi, riguardo ai ggiovani che fanno troppo casino e dovrebbero andare a letto prima).
Comunque lo so che non è colpa vostra. È la repressione. Brutta storia.
(L’unico posto a Madrid dove le feste durano fino alle 3 è El Dragon. Ve ne avevo già parlato. Dev’essere perché, avendo occupato un cimitero, i vicini sono morti da almeno un paio di secoli. Non che sia diverso da certi palazzi di vecchiardi, però almeno nelle tombe non hanno il telefono per chiamare la polizia.)
(Al massimo, si vendicheranno tirandovi le coperte di notte.)
DÍA 147 – me llaman calle
pubblicare video di tutubi è molto meno faticoso che scrivere de verdad.
Questo è Manu Chao, il bar è il Palentino , dove sono stato a “mangiare” l’altra sera. Fanno dei panini con formaggio decisamente buoni, per essere panini col formaggio. Tra l’altro, uno dei portoni davanti al quale si vedono le donnine sedute in terra, è Calle del Pez 21, attuale sede del Patio Maravillas.
Pensa te. (Malasaña non smette mai di stupirti).
BÖLÜM 15_ compro dischi, faccio cose
Comprare cd a occhi chiusi conviene,
basta saper associare il genere musicale con parole a caso in turco.
tipo:
caz (non sono volgare vd. in_Utilissimo)
con turkçe
e vedere che faccia fa il commesso del grande riveditore AUTORIZZATO di cd/dvd/libri/gadget di ataturk.
Io cercavo lui/ loro:
Non l’ho trovato.
Anzi si.
Ha un Jazz Cafè a Galata.
Seconda traversa dopo la piazza con la grande torre.
Fiutando copertine mi sono ritrovata in mano con questi due album:
(Collaborazione tra musici della capitale dell’impero d’Occidente
e dell’Impero d’Oriente.
New York/ Istanbul.
Rape!)
(Questo video lo potete trascurare,
continuate a cercare facite ammuina su google
mentre li ascoltate)
Faccio un sacco di cose
vedo gente
giro posti
mi perdo
canto in una band come back voice.
(ho accettato solo perchè l’alcool per tutta la serata
è stato offerto dal locale)
Vengo rinchiusa in un bagno da due donne.
Vaghi ricordi
saranno state groupies della band.
in_Utilissimo:
oggi
fonetica turca
caz_ si legge jazz
c= gi
ç= ci
turkçe= che ve lo dico a fà.
ma il bassista si chiama Turker!
Ora potete continuare a cercare:
“donne a cosce semicoperte toccano vogliosamente scimmie spaziali su treni turchi
facenti ammuina con tetteculoculotette all’aria
in sudamerica”
Il madrileno ci camperà almeno un mese di articoli.
DÍA 61 – la bola de cristal
A proposito della Movida e degli Anni ’80. Mentre in Italia Fininvest stava lubrificando l’ano dello spettatore medio allora ancora ignaro, in Spagna il sabato mattina veniva trasmesso questo programma per bambini.
Altro che “sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria, se lo mangi o lo respiri…”.
Insomma, pare che uno dei grossi problemi da entrambe le sponde del Tirreno è che i governi socialisti degli anni ’80 s’erano scordati l’ABC del gestore dello stato e lasciavano pascolare più o meno selvaggiamente la Tv pubblica, che poteva permettersi cose che oggi ma neanche a pagare. Per esempio, la musica in Tv negli anni ’80 era meglio, di qua e di là, prima che arrivasse MTV ed il Festivalbar.
Giusto per tracciare delle parallele.
Siniestro Total – Ayatolah
CCCP Fedeli alla Linea – Punk Islam
(resistete fino alla fine ed ascoltatevi la cosa sul “s’è ammosciato“. dovrebbe finire nei libri di storia della sessofobia.)
Las Vulpes – Me gusta ser una zorra
Jo Squillo – Violentami
Barricada – Okupacion
Los Suaves – Dolores se llamaba Lola
Alberto Camerini – tanz bambolina
Miguel Bose – Amante Bandito
«oh oh oh Sabrina esta en la Eta,
y espara con las tetas»
Gli anni ’60 appartengono a Lotta Continua, gli anni ’70 all’Autonomia, gli anni ’80 per fortuna non li vuole nessuno.
DÍA 59½/60 – malarazza
Ieri ero pesantemente offuscato da postumi e dall’energie negative collettive scatenate dalla partita Real-Barca, vedo di recuperare in corsa oggi!
Venerdì una mia amica ex-erasmus mi consigliava per email di andare a vedere il concerto de La Malarazza sabato al Patio
Non è che non mi fidi della mia amica, però avevo chiesto in casa chi erano questi Malarazza, ed ho scoperto che il trombettista in questione è il fidanzato di una delle mie coinquiline. Curioso. Abbiamo concordato che, se vi interessa, vi facciamo avere il listino prezzi. Un autografo è relativamente a buon mercato, una notte di intimità è un po’ più cara.
Il concerto era proprio buono. Fanno una specie di folk urbano, un po’ ricordano i Gatti Mezzi con queste canzoni su Latina e Lavapíes e le biciclette, poi dato che uno dei membri è italiano ci hanno infilato anche una tarantella ed -ovviamente- una Malarazza (Modugno – Paci – Consoli). All’ultima pausa un gruppo tra il pubblico, che mi sono sembrati in parte italiani, hanno intonato un bella ciao, seguti a ruota da tutto il Patio che si è messo a cantare a sguarciagola. Divertente, gli spagnoli conoscono tantissimo bella ciao, borbottano le parole più difficili che evidentemente non capiscono, e (come molta gente in italia, del resto) ignorano totalmente le ultime due strofe (quale forma di discriminazione nei confronti dei fiori).
A quel punto, il gruppo riposatesi, ha ricominciato a suonare, proprio bella ciao, dal principio. Una buona conclusione, via, gliene dò atto. Poi siamo andati a festeggiare il compleanno dell’altra coinquilina, e questo è il motivo della resaca di ieri.
Volevo rendervi un po’ partecipi della spazzatura che passa qui in televisione. Per iniziare, un programma chiamato Intereconomía che viene trasmesso sul digitale terreste (così sapete cosa vi aspetta quando introdurranno il digitale terrestre anche in Non-Sardegna)
Se non avete la voglia né lo stomaco di guardarlo tutto, ve lo sintetizzo: i negri hanno l’aids perché c’è caldo, hanno le unghie lunghe, non sanno leggere e quindi il preservativo il africa non funziona. Io avrei aggiunto che ce l’hanno più grosso, ma evidentemente il giornalista (col quale mi complimento per essere andato fino davanti ad una farmacia per sparare stronzate che poteva dire tranquillamente nel suo studio – lui si che si suda lo stipendio) deve avere delle remore di ordine civile-morale-metrico riguardo alle misurazioni.
Quasi quasi è meglio il video di Fiore che scopa con la Mussolini. (Vengono in perfetto orario, osserva qualcuno in rete che non mi ricordo..). Brrr. Quasi peggio della storia tra Fioravanti e la Mambro. Per uscire dal loop ho dovuto leggere questo, spero possa aiutarvi anche a voi.
A proposito di Evangelizzazione e divinità: oggi tornando a casa dall’università, mi hanno fermato due ragazze dall’aspetto asiatico (maledetti charlie). Mi hanno chiesto se ero Cristiano (il portiere del Livorno, suppongo), se avevo letto la Bibbia e se ero curioso di conoscere Dio. Sono quelle persone a cui ti viene da rispondere in maniera ultra-acida, però un po’ manchi del giusto tempismo, un po’ della giusta faccia tosta, un po’ è che in fondo sei una persona gentile. Però io ho letto la Bibbia, molto divertente (forse un po’ troppo sesso), non so se sono curioso di conoscere Dio ma di sicuro lui non è curioso di conoscere me dato che ha mandato voi due ad allontarmi dal pranzo per avvicinarmi a Dio. Avrei voluto anche chiederle se avevano letto il Cartan e se erano curiose di conoscere l’Analisi Complessa, ma come già detto sono una persona gentile. Ho perfino sorriso.
Tornando alla Tv. Ecco il parto di qualcuno che evidentemente ha esagerato con le droghe e gli hanno lasciato in mano la sala di montaggio.dell’agenzia pubblicitaria di Wordl of Wordcraft.
Semplicemente un brutto trip.
DÍA 37 – bomboclat!
Ieri sera sono andato a sentire questo gruppo di Barcellona, The Kinky Beat. Nascono nel 2003 e fanno ska-rocksteady, per poi volgere al reggae e da lì al dub-dubstep e infine drum&bass. Un bel giro, insomma :) Un po’ come i 99 posse quando iniziarono a remixare le loro canzoni in chiave d&b.
La Kinky non è male. Se la sono presi comodi, a dir la verità, per venire fuori a suonare. Saranno saliti sul palco un poco prima dell’una. Però se la cavavano, batteria-chitarra-basso-cantante e dj, molto animati e molto simpatici. Poi a 180bpm le cose sono molto più semplici, a dir la verità.
Il locale -perché di locale si trattava- si chiama Groute ’77 ed è in culo ai lupi a sud di Madrid. Il biglietto di ingresso era onesto (6€ prevendita 8€ all’entrata), ma il posto era veramente piccolo e angusto. Bello, per carità, con una discreta collezione di adesivi militanti in bagno (i bagni sono il biglietto da visita). Però piccolo, veramente piccolo. Un paragone per i pisani, direi circa il doppio del Caracol.
Che strani, i concerti qui. A parte che la gente si esalta e si scatena con un nonnulla, hanno questa discreta abilità di mischiare in un unico evento un concerto dub, una dancehall d&b ed un pogo. C’era così tanta gente a spingere e saltare che praticamente potevi startene per un po’ coi piedi sollevati senza cadere. Insomma, ho un graffio sul braccio, causato da un contatto ravvicinato e alquanto involontario con lo spigolo del palco.
Mi meraviglio, data la situazione, che nessuna sia rimasta incinta, a dir la verità.
E poi era un sacco divertente, fare conoscenza coi vicini di spinta, finito il delirio e quanto la massa si era diratata fino a permettere il normale svolgimento delle funzioni respiratorie e conseguentemente verbali. Sei sempre una fonte di curiosità quando vai in giro in quattro, matematici che arrampicano e sono un po’ ubriachi e stanno sostenendo una colonna per non farla cadere.
Se non era per noi, si rischiava il disastro.
DÍA 4 – Guantanamera
È da quattro giorni che sono a madrid, e non mi sono ancora ubriacato seriamente. Fin dove può spingersi l’anticonformismo.
Stasera sono andato con delle amiche emigrantes italiane (ed una francese, perché l’emigrazione è internazionale) in un bar Jazz (se llama Caffé Jazz Populart, in calle de la Huertas). Suonava questo qui col suo “cuarteto” che però erano in cinque (contando lui)
Il posto non era male, e anche se non c’era il Blues m’è venuto in mente l’Alligatore di Carlotto. Volevo provare a chiedere un calvados, ma primo non so se mi piace, secondo il posto per via del gruppo costava un pochino, e tre c’era un cameriere-buttafuori (questo l’ho dedotto dalla stazza e dall’atteggiamento, magari mi sbaglio) che non sapeva fare benissimo il suo lavoro, e mi ha messo ansia addososo. Il concerto era fico, hanno fatto una bella versione di Guantanamera. Parlando dell’Alligatore, un regalo per chi sa:
(oggi sono stato all’università)
Ho un numero statisticamente elevato di amiche a madrid che sono ammalate. Oltre alle battute sulla febbre suina (o Gripe A come si dice qui), mi spiace non riuscire a passare a fare un po’ di compagnia con tutte le cose nuove che ho da fare. Esiste un numero molto basso di persone a cui si riesce a badare davvero contemporaneamente, e deve essere vicino a e (quella di Eulero).
Mi si accusa di aver squilibrato il blog con un carico di nerdaggine. Spero che non vi offendiate se vi rispondo: fsck you! In realtà è questo ambiente di hackerz che mi influenza (nonché il fatto ben noto che essere nerd fa cuccare di più).
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oggi mi sento squilibrata
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())((()()))( (((())())(()))
</pre>
(anche le parentesi hanno quei giorni)
Ah, il bar/caffetteria/mensa della facoltà di matematica (dicevo, oggi sono andato all’università) serve la birra. In bottiglia e alla spina. L’acqua del lavandino è gratis, e la servono in brocche. Il caffé costa 65 euro-centesimi. Io segno punti nel Campionato Civiltà.
p.s. Oggi né la Gelmini né Brunetta sono venuti a Pisa. Io non avevo dubbi ;)





La parola ai lettori