EXTRA – Esiste!
Ok, l’aspettavo da quando ero bambino, da quando ho iniziato a vedere film di sci-fi che mi hanno raccontato come sarebbe stato il mondo nel 2010, 2015, 2020. Dopo il telefono con la videochiamata, tecnologia nata morta qualche anno fa (non è una buona idea far vedere alla gente che rispondi al telefono seduto sulla tazza del water) è finalmente arrivato IL TELEVISORE 3D! Ancora nessuna notizia dalla macchina volante, anche se Moller ci sta provando tantissimo, da vent’anni.
Ho visto lo spot al cinema, in attesa di vedere Dragon Trainer (How to train your dragon) e mi son sentito tutto contento pensando che finalmente l’era cyberpunk è qui anche per le cose fighe, non solo le multinazionali, il controllo globale e tutte le altre schifezze. eee! In più il film è fighissimo e dovreste vederlo ora.
Non penso comprerò un televisore 3D a breve, comunque: conto di emigrare tra non molto ed impacchettarlo per portarlo in volo non mi sembra una saggia idea. Però se qualcuno di voi amici decidesse di fare un pazzo investimento mi faccia sapere, sono curioso di provarlo. Io porto la pizza disidratata e qualche squid interessante. Chi coglie le due citazioni avrà in cambio la mia stima ed il mio affetto. Cheers.

Quest'uomo è stato sospeso per sei mesi dall'Ordine dei Giornalisti™, potentissima setta di scribi operante sul territorio della Repubblica degli Spaghetti. Scommessa: ce lo troveremo in televisione a breve?
Stay tuned. Preso notizie sul teletrasporto e la macchina del tempo.
EXTRA – sesso!
volevo commentare un bel post della Fra sul gender i generi ed i sessi , però poi m’è uscito un pippone così lungo che lo pubblico qui, confido nel trackback e spero che sia più contenta che non le inquino i commenti di quanto non se la prenderà per questa che può sembrare una forma di sciovinismo ma sciovinismo non è. Leggetevi il post se volete capire di che sto parlando.
quando chiami in causa un matematico, devi essere pronta alle conseguenze.
Uomo o donna sono solo 2 dei potenziali 256 tipi di sesso secondo questa classificazione.
(lafraa)
La cosa è *estremamente* interessante. Io non ne so molto di biologia/anatomia/biopolitica/farmapornografia, però direi che come ipotesi di lavoro potremmo accettare il fatto che per ogni essere umano le caratteristiche che tu riportavi (che indicheremo di seguito con le lettere a,b,c…,g,h solo perché non si possono fare bene gli indici bassi) sono univocamente, oggettivamente, intersoggettivamente definite. Ben definite, aggiungerei.
Però queste 8 proprietà credo sia limitativo ridurle a proprietà a loro volta binarie (si/no, XX/XY, pene/clitoride, etc…). Sarebbe più interessante riflettere su tutti i possibili valori che queste assumono.
Diciamo dunque che sull’insieme Omega degli individui umani (presenti passati e futuri, eventualmente distinguendoli a seconda del tempo, nel senso che non è detto che tali caratteristiche debbano rimanere immutate nel tempo – basta un prodotto cartesiano per la retta reale – o supponiamo fissato un certo instante), si danno definite 8 funzioni indicate con a..h.
Alcune di queste hanno chiaramente valori in un insieme discreto. Per esempio, g è chiaramente a valori {0,1}, f potremmo supporre avere valori finiti seppur maggiori di due (che so, saranno 8-9), mentre altri (come a ed e) ce li vedo meglio avere valori in R^d per un d opportuno. Qui ci vorrebbe un minimo di conoscenza di biologia per capire come funzionano certi comportamenti biochimici umani.
Consideriamo a questo punto la funzione vettoriale di componenti u = (a,b,…,g,h), e indichiamo con H l’immagine di Omega attraverso u. Si noti che, date le ipotesi (alquanto blande) che abbiamo fatto, H non è uno spazio vettoriale. Però è chiaramente contenuto nel prodotto cartesiano delle immagini di Omega rispetto alle singole componenti a,b,….,g,h, ma non è detto che sia tutto lo spazio prodotto (potrebbero esserci combinazioni di valori di a,b,….g,h che non è possibile ottenere in natura).
Senza perdere di generalità, chiameremo “determinazione del sesso” (d’ora in avanti, d.d.s.) una qualsiasi applicazione che sia definita su H. Data una d.d.s., la cardinalità della sua immagine è il numero di “tipi di sesso” che quella data d.d.s. prevede.
La versione “tradizionale” binaria qui posta in critica dalla Fra, propone una d.d.s. a valori in {0,1}.
La versione proposta dalla fra, propone una d.d.s. che abbia valori in {0,1}^8, e che in particolare sia l’analoga della d.d.s. “tradizionale” effettuata però indipendentemente su ognuna delle 8 componenti degli elementi di H (insomma, è il prodotto tensoriale della d.d.s. tradizionale con sé stessa per 8 volte).
Ora, se supponiamo Omega essere un insieme discreto (finito o alla peggio -se non ci estinguiamo- numerabile -ma comunque prima o poi l’universo finisce, però facciamo pure che sia al più numerabile e ce ne laviamo le mani – aleph0 -diciamocelo- è un po’ l’infinito sfigato), è ovvio che l’unica cosa che si può ottenere è un numero finito (o numerabile) di tipi di sesso. Il che vuol dire che ogni d.d.s. che non sia l’identità è (politicamente parlando) un’arbitraria violenza, che cerca di aggregare tipi di sesso diversi in un numero più piccolo (diciamo, a scopo normativo/disciplinare).
Se invece Omega è più che numerabile (perché -che so- abbiamo considerato come elementi distinti ogni singola persona in ogni singolo istante della sua vita, e quindi abbiamo fatto un prodotto con un intervallo reale del tempo), si apre l’interessante scenario in cui H è più che numerabile (non è detto eh, se non lo è si ricade al caso precedente).
A quel punto, dato per buono che a nessuno fa comodo un numero più che numerabile di tipi di sesso (non vorrei essere nei panni degli impiegati dell’anagrafe), potrebbe essere un’idea definire su H una topologia (che potrebbe essere la naturale topologia di sottospazio, e lo spazio prodotto con la naturale topologia di spazio prodotto, e i codomini delle varie componenti di u la loro topologia più naturale). A quel punto, si potrebbe ridefinire una d.d.s. come segue.
Definiamo “determinazione continua del sesso” (d’ora in avanti, d.c.d.s.) come una applicazione continua tra H (dotato della topologia definita in precedenza) e l’insieme N dei naturali (dotato della topologia discreta).
(continua per 317 pagine, 2 articoli, 1 trattato, 1 tesi di dottorato, 1 master all’estero ed una vignetta di xkcd…)
quando chiami in causa un matematico, devi essere pronta alle conseguenze.
DÍA 53 – solletico
Alla fine del XIX esisteva in Russia una setta di solleticatori che praticava un solletico di tipo rituale. Le vittime erano donne che venivano completamente denudate, legate ed immobilizzate, per poi essere sottoposte ad uno “spietato” solletico di gruppo, dove ogni mezzo atto a solleticare era lecito. Al momento culminante di tale pratica le donne cadevano svenute.
(da Wikipedia, dove evidentemente imperversano giovani arrapati.)
vi ero mancato? (a me si)
Il 20 novembre era l’anniversario (il trentaquattresimo) della morte di Franco. In realtà non è che ce ne si accorga particolarmente: non è una festa nazionale, non ci sono grandi discorsi sui giornali, il sole sorge e tramonta uguale. L’unica, è che il sabato si tengono due manifestazioni: una della Falange in ricordo del caro estinto, una degli antifascisti contro la prima. Assieme a degli amici ci siamo andati (alla seconda, of course) e ci aspettavamo grandi fuochi artificiali, corse cariche fumogeni scontri e come ogni finesettimana guerriglia urbana guerriglia urbana (cit. Latte+)
e invece niente Tra l’altro, una manifestazione abbastanza triste. Ma proprio triiiiste. Sarà che tutti i madrileñi si divertono e fanno festa come folli, e che quindi questi qua devono essere tristi e noiosi per contrasto. Perfino le feste con la drum&bass nei centri sociali finiscono a mezzanotte e mezza (poi tutti a letto).
In compenso, la pubblicità ci regala grandi momenti di gioia. C’è un megaposter della Movistar, di cui purtroppo non riesco a trovare una foto su internet (ma che può darsi che esista solo nella mia testa), che ricopre l’intero Edificio España nell’omonima piazza (fermata della metro linea gialla – 3). È un enorme coso colorato pieno di pesonaggi curiosi, ed ogni volta che lo guardo, quando ci passo circa tutti i giorni, succede che per un breve istante ci entro dentro. È come una droga, se non l’avete provato, non sono sicuro che capiate cosa vuol dire entrare in un manifesto, però la sensazione è quella. Dentro il manifesto c’è questo grande cielo blu e tanti piccoli omini gommosi che corrono veloci ed uno cavalca un polipo mentre una corsa di bici supera Gesù che ha lasciato la croce e sta prendendo una caña con Tolsoj, mentre dei delfini ingoiano piccoli frammenti di cotone che ti guardano con aria terrorizzata e ti ritrovi in una prateria ad inseguire mandrie di anelli di seppia fritti che lasciano scie di unto su cui scivolano pinguini in carriera. Poi il semaforo diventa verde, esci dal manifesto ed attraversi la strada.
L’altra cosa che mi ha lasciato molto lontano dalla tastiera, è stata la burocrazia universitaria. Ora, riconosco di essere un poco prevenuto ed intollerante nei confronti della burocrazia, però un po’ uno si sente preso per il culo. Nel mio giro tra uffici e professori ho risolto i seguenti problemi
- ho avuto conferma del fatto che nessuno sa come possiamo fare noi erasmus a collegarci alla rete wifi in università, nel senso che chi ha inventato il sistema di autenticazione non s’è posto il problema e che quindi probabilmente non potremmo mai collegarci. La rete wifi è un diritto, e noi ce lo prenderemo, con le buone o le cattive.
- ho sbagliato il sottogruppo di un corso in cui mi sono immatricolato (la gerarchia è corso – gruppo – sottogruppo, ho scritto ANED – B – 1 in vece di ANED – B – 2, fate voi). il problema era così irrisolvibile, agli occhi del professore che corregge gli esercizi del sottogruppo a cui mi sono immatricolato (che non è quello di cui ho seguito le esercitazioni), da sguinzagliarmi dietro metà dei suoi studenti per cercarmi e minacciarmi. poi dopo 24 ore di sofferenza e ansia ho scoperto, per bocca del professore che corregge gli esercizi del sottogruppo che seguo (al quale avevo mandato la prima infornata di programmi matlab), che gli esercizi in questione sono gli stessi, identici, che uno puo’ andare un po’ alle ore di laboratorio che gli pare e che i sottogruppi servono solo per dividersi il carico delle correzioni, e che quindi non cambiava nulla. molte grazie. io nel dubbio, la seconda infornata di esercizi, l’ho inviata a tutti e due.
- finalmente ho ricevuto la mia tessera di studente. quando sono andato a ritirarla all’ufficio erasmus di matematica, ho scoperto in compenso che pare che abbiano perso uno degli originali del mio learning agreement. La scena è stata surreale ed alquanto imbarazzante. L’ufficiante (la tipa dell’ufficio), non è che mi ha detto “l’ho persa, mi spiace, scusa” ma neanche “mi spiace”. Ha semplicemente osservato che non era nella mia cartellina, e che quindi lei non l’aveva. Non so se stesse insinuando che in realtà io non gliel’avessi portata, memoria da pesce rosso, o semplicemente non gliene fregasse poi molto. Il suo massimo sforzo di utilità e simpatia è stato chiedermi “ma non si può rifare?”. Certo che si può rifare, è un documento che porta 3 firme e due timbri di due università diverse situate a migliaia di kilometri di distanza. Si può rifare, ma tu potresti anche iniziare a fare il tuo lavoro seriamente, per esempio. “Ah, allora va bene” (lo giuro, mi ha risposto così). (Per la cronaca, lei è quella che la prima volta che l’ho incontrata, mi ha detto che per inserirmi nel sistema informatico dell’Università Complutense di Madrid ci sarebbe voluto un po’ di tempo, perché “io non so usare il programma”. e sarebbe una giustificazione?)
Concludendo, martedì sono andato a visitare il centro dell’ESA, l’agenzia spaziale europea, la NASA de noartri (che però si fa vanto di non avere scopi militari). Il centro è tipo tra i cinque più importanti, però essendo essenzialmente un centro di ricerca che studia ed analizza i dati ricevuti dai satelliti, non c’è molto da vedere. A parte delle vecchie antenne fuori uso e delle riproduzioni uno-a-uno di satelliti che hanno lanciato. Pure i gadget lasciavano alquanto a desiderare. L’unica nota simpatica, ci hanno lasciato giochicchiare con un pezzetto di un materiale che usano per rivestire i satelliti.
Era un rettangolo nero che pesava come se fosse cartoncino e che era resistente agli urti come una lastra di metallo di qualche centimetro. Abbiamo provato a piegarlo, spezzarlo, lanciarci sassi sopra, senza riuscire a fargli nulla. Però lo sollevavo col mio mignolo. Avrei voluto chiedergli quanto costava e dove potevo comprarne alcune lastre. Poi mi sono trattenuto.
Pensate quanti usi divertenti.
EXTRA – la quarta dimensione
Un regalo a tutti gli amici letterati e scettici, che passano il tempo a chiedermi: “ma questa quarta dimensione, dov’è? perché studiare una cosa che non esiste? è il tempo? e se è il tempo, la quinta?”. Ora vi farò vedere questa famosa quarta dimensione, che scoprirete essere presente ogni giorno nella vostra vita, senza che ve ne siate mai accorti. Tenetevi pronti.
Ora, breve premessa. Per parlare di dimensione, è necessario avere ben chiaro il concetto di indipendenza lineare. Spieghiamo questo, e poi tutto sarà più semplice.
Vogliamo studiare delle cose che possiamo combinare tra loro (in un senso che spiegheremo meglio dopo): per esempio dei superalcolici. Prendiamo un certo numero di superalcolici (per esempio, vodka, gin, rum e kahlua), e apprestiamoci a preparare dei cocktail per i nostri amici. Cosa faremo: prenderemo certe quantità di alcuni di essi (diciamo 70ml, 100ml, o 200ml), e mescoliamoli assieme (l’aggiunta di altre bibite non alcoliche, fortemente consigliato dalla maggioranza delle ricette, non è un problema per il nostro esempio). Dunque, un cocktail è una certa miscela di certe quantità di superalcolici. In realtà potevamo anche miscelare cocktail diversi per farne uno nuovo, invece di partire direttamente dai superalcolici. Ora, la domanda che vi pongo è: miscelando in questo modo soltanto (per esempio) rum e vodka, ci potrà mai venire fuori un bicchiere di gin? No, mi direte voi. Bravi. Non si può ottenere gin mischiando rum e vodka.
Fuori metafora: abbiamo dei “punti” di un ipotetico spazio “dei cocktail”. Prendiamo degli elementi di questo spazio (i superalcolici), e li possiamo moltiplicare per un numero (prenderne una certa quantità, 70ml 100ml o 200ml), e sommare tra loro (mischiarli assieme). Una tale miscela si chiama combinazione lineare (o cocktail). Ora ci chiediamo: è possibile ottenere un certo punto (il gin), come combinazione lineare di altri due punti (come miscela di rum e vodka)? Se la risposta è no (non si può fare il gin partendo da rum e vodka), allora si dice che il primo punto (il gin) è linearmente indipendente (non si può ottenere mischiando) dagli altri due (rum e vodka).

Una combinazione lineare di vodka, kahlua e crema di latte. Consigliato dal Drugo.
Domanda: quanti vettori linearmente indipendenti tra loro si possono trovare in un dato spazio? Per esempio, rum gin vodka e kahlua sono linearmente indipendenti nello spazio dei cocktail, che quindi ne ha almeno 4. Chiamiamo dimensione di uno spazio questo numero. Quindi lo spazio dei cocktail ha almeno dimensione 4. Una linea invece ha dimensione uno, un piano due, lo spazio 3. Fate la prova, è facile.
Dunque, la quarta dimensione esiste, è una cosa normalissima che fa parte della nostra vita di tutti i giorni, e per lo più, si può bere.
p.s. per i matematici: lo so che non si possono prendere quantità negative di un superalcolico, ma converrete che l’esempio funziona. Tra l’altro vorrei porvi il quesito: lo spazio dei cocktail ha dimensione infinita? (nel caso, è separabile?)
p.s. per i fisici teorici: lo so che qualcuno sostiene che probabilmente l’universo è 7/11/12/13/42-dimensionale. Ammetterete che il valore didattico è uguale se non maggiore, nel caso. Piuttosto, cos’è sta cosa che l’universo si espande accelerando?
DÍA 13 – fermenti lattici vivi
che lottano insieme a noi.
Mi fa ancora un po’ male il pancino, e quindi sto seguendo una rigida alimentazione: pasta in brodo, molta acqua, yogourt. La pasta in brodo è uguale che da noi, hanno perfino gli spaghetti spezzati. Oggi a mensa non ho avuto il coraggio di chiedere se il brodo era di carne o meno, ho fatto finta di nulla e me lo sono mangiato senza rimorsi. Era l’unica cosa vagamente digeribile in giro. Qua certe piccole attenzioni alla salvaguardia del pianeta proprio non ce le hanno.
E poi sto mangiando lo yogurt. Che -sorpresa!- non è come in italia: cremoso, dolce, liscio (per in italia, intendo le maggiori marche commerciali. A tutti i compagni e le compagne che si fanno lo yogurt in casa: ancora uno sforzo! La vittoria finale è vicina!). È granuloso, proprio come dovrebbe essere. Penso sia parecchio anche più vivo di quel che ci rifilano in italia. In compenso, rispetto alla yougurt fatto in casa, non sa di nulla. Non è minimamente acido. Lo zucchero, se uno proprio vuole mettercelo, serve ad dare un po’ di sapore, più che altro. Col miele poi, è sempre buono :D

Lo yogourt al curry: una cosa che farebbe impazzire due persone che conosco, anche se in senso opposto.
Oggi sono stato a studiacchiare un po’ in biblioteca di Matematica, e sono rimasto affascinato per un po’ vagando per gli scaffali dei libri dei corsi (c’è una sezione separata apposita per i libri “di testo” dei vari corsi). Un po’ curiosavo che libri usavano qua, un po’ è che ho scoperto troppo tardi che la matematica è una droga: inzi per noia, per fare qualcosa di divertente, perché ti far star bene. E poi vai avanti, a tratti, pensando che è solo temporaneo, che poi smetti, che è un periodo, che in fondo in fondo c’è un mondo fuori, reale, fisico, che si può toccare, abbracciare, afferrare e baciare. Poi finisci in dipendenza, e vorresti trasferirti in una biblioteca, tra i compatti, a sfogliare i libri, ordinarli, leggerli e rileggerli. C’è gente che si prostituisce per comprarsi le ultime edizioni della Spinger-Verlang, sapevate?
Insomma, ho passato un po’ di tempo in rota, a sbavare sulle copertine gialle e verdi. Un piccolo appunto: libri di pisani non ne ho visti. Ahi ahi ahi. Andiamo malino col nostro piano di conquista del mondo. Forse dovevamo fare come i fisici, costruire le bombe atomiche invece che i gruppi di Lie. Però decisamente abbiamo le citazioni più divertenti all’inizio dei capitoli dei libri.
Die ganzen Zahlen hat der liebe Gott gemacht,
alles andere ist Menschenwerk.
(Dio ha creato gli interi,
tutto il resto è opera dell’uomo.)
Leopold Kroneeker (1886)
Il che, dal momento che come tutti sappiamo Dio non esiste (e se esiste, non sta dalla nostra parte), dunque gli interi non esistono, il che è la versione più accettata dalla comunità matematica. Tranne che dai post-costruttivisti, che sostengono che gli interi esistono, è solo che sono rosa (pare che andasse di moda il rosa il terzo giorno).
Oh, mi è arrivata nella casella di posta un invito ad una “giornata della carriera” (guardate come tutto sembra più fico in inglese: carrier day) in cui l’università di Bologna ci mostra il futuro radioso post-laurea in matematica. La prima sezione è “Matematica e Pubblica amministrazione”, in cui si scopre, oltre al fatto che il sindaco di Pesaro è un matematico, che si può fare i politici di professione ANCHE se si ha una laurea, e che -addirittura- si può andare a lavorare in un dipartimento di Matematica. Wow, ma che scoperta. Vorrei chiedere quanti posti di lavoro ci sono disponibili attualmente, chissà….
La seconda sezione, è ovviamente, “Mamematica e Finanza”. Ora, eviterò il pippone sulle singole banche in oggetto. Tiro solo fuori a caso cose di cui queste persone dicono di occuparsi nelle banche: “procedure di contabilizzazione connesse al calcolo dei profitti e delle perdite”, “Risk Manager”, “Family Banker”, “Energy Trader”. Volenti o nolenti, saremo noi che portermo l’economia globale al collasso completo (in realtà non lo sapete, ma c’è un complotto neo-primitivista ordito da secoli dai più grandi matematici mondiali. Un certo Galois è stato fatto fuori per questo).
Poi ci sono quelli che fanno il lavoro, serio, ovvero lavorano in “Aziende Private” (le banche non fanno testo dopo tutti i soldi che gli abbiamo regalato). Di queste persone non voglio farmi per niente gioco, così, giusto perché sono finite su un programma. Però dando un occhio alle storie, la più eloquente è l’ultima:
Assunta da IKEA nel 1998 con contratto part time e destinata al servizio clienti, ha ricoperto via via varie posizioni fino a divenire nel 2005 service&payment manager, ruolo nel quale si occupa di strategie di penetrazione del mercato.
Non vorrei offendere l’interessata, ognuno fa le sue scelte nella vita, magari è un lavoro fichissimo, non voglio giudicare, però: se mi state cercando di vendere come sbocco lavorativo dopo una laurea in matematica un lavoro da chainworker, vuol dire che siamo messi male. Piuttosto, una morte in un duello. (Assicurandosi di lasciare due o tre note a margine di qualche libro, metti caso. Sapevate che P!=NP ?)
DAY 56/part 2 – Generazione Mazinger
ho deciso che nell’atrio del mio centro di richerche ci sarà un enorme affresco di Gesù che tira giù la croce a colpi d’ascia con una fila di papi e preti inginocchiati con le mani dietro la nuca e dinosauri che li tengono sotto tiro con gli MP40. E per folklore le mail interne porteranno in automatico in calce la data secondo il calendario rivoluzionario. Sapevate che il calendario rivoluzionario è stato fatto da Lagrange e Laplace? Biechi Illuministi :)
Ah, con “mio centro di ricerche” intendo quel posto che costruirò appena sarò ricco e famoso e dove consentirò a giovani talentuosi di portare avanti i loro sogni di costruire robot giganti, nanomachines per diventare superforti e superveloci e tutta quella roba che volevo da bambino. Voi no?

La Fortezza delle Scienze del prof. Kabuto. Il grande Mazinger parte da qui ogni volta che deve difendere la terra da mostri spaziali. Questo posto è stato di ispirazione per migliaia e migliaia di bambini che hanno recepito il messaggio "Ehi, la scienza è una figata" ed oggi lavorano nella ricerca. Mi chiedo come sarebbe il mondo se non ci fosse stato Holly e Benji (Captain Tsubasa, per i puristi).
Sono cresciuto col mito del progresso, delle astronavi, degli scienziati che trovano la cura per ogni problema, della Fortezza delle Scienze e del futuro radioso a portata di mano. Divenuto adulto mi sono reso conto che non è così, e che se fosse per buona parte dei miei contemporanei sarebbe ancora una buona idea bruciare le persone che si permettono il lusso di essere così anticonformiste da non farsi andar bene il presente. E già il presente è tanto, meglio un po’ di sano passato medioevale.
Ecco, a me questa gente fa schifo :)
Io voglio diventare uno scienziato per rendere il mondo in cui vivo più simile a quello in cui avrei voluto vivere quando ero bambino. A colpi di alabarda spaziale e raggi gamma, se necessario. E sono sicuro di non essere solo, c’è tutta una generazione pronta a combattere con me. Generazione Mazinger :)
«Il cattolicesimo è servile per sua natura, al dispotismo per essenza, intollerante e dominatore, abbruttente per la specie umana, complice di tutti i crimini del re»
Gesù “JC” Cristo, punkrocker e pilota di robot giganti, leader della Rivoluzione.
DAY 52 – la rivoluzione sta arrivando
Sì, è proprio così. Me l’ha detto Gesù. Pare che i tempi siano maturi e che tutto ciò che ha covato nell’ombra per lungo tempo possa venire alla luce. Presto la crisalide si schiuderà e qualcosa di orribilmente meraviglioso sorgerà per gridare al cielo “Sono vivo”. Ok, ho finito. Quello che volevo dirvi è che a breve Emigration for Dummies si allargherà. Ci saranno smottamenti tellurici, si apriranno nuove sezioni, cambierà template e tutto assumerà un’aria un po’ più confortevole. Siamo diventati tanti qui: ci sono circa 300 contatti al giorno (decina più, decina meno) e tante storie che necessitano di essere raccontate. Inoltre serve un luogo accogliente per i nostri gentili ospiti e collaboratori (sì, perché ogni volta che lasciate un commento state collaborando alla redazione). Non so dirvi quando, di preciso, ma a brevissimo qui ci sarà una vera e propria rivoluzione. Non come in Italia, dove aspettiamo dai tempi di Mani Pulite (e qualcuno anche da prima, sòccmel!)

"La Liberté guidant le peuple" di Delacroix, un francese. Il titolo significa "La libertà la guidano le poppe" ed è uno dei simboli della rivoluzione sessuale, oltre che una gran verità.
Stasera mi guardo The Big Bang Theory 3×02 sulla CBS. Lo dico per dare un minimo di fastidio a tutte quelle persone che lo guarderanno domani in Italia ma che rodono per non poter essere tra i primi : O
Se avete qualche proposta riguardo la nuova gestione di Emigration for Dummies o volete sapere qualcosa di più sulla Rivoluzione mandate una mail a nevermore _AT_ autistici.org con subject “rivoluzione” oppure recatevi al Pub del molo 14 il giovedì tra mezzanotte e l’una con un cappello nero ed una copia di The Colour of Magic in tasca. Mi riconoscerete perché avrò uno struzzo al guinzaglio e occhiali da saldatore.
In questi giorni non faccio altro che lavorare, e leggere, e piove. E che palle! Sembra di stare a Pisa.
DAY 45 – il paradiso dei nerd
Action figures a 10 dollari che in Italia non trovi a meno di 40 euro. Ci rendiamo conto? Oggi sono stato in due fumetterie di New York, prima con Wanda e poi con Elena ed Ilaria a fare da “suggeritore” per regali ad amici italiani nell’ambiente dei fumetti etc e sono rimasto traumatizzato. No, davvero, sto ancora tremando.

la nuova band di Gesù sta diventando famosa. Ora ha anche degli action figure a lui ispirati ed ho sentito che da qualche parte qualcuno si è messo ad adorarlo. Roba da pazzi
Innanzitutto milioni di testate: tutti i comics americani della settimana occupano una parete di dieci metri per tre. C’è qualunque cosa, senza fronzoli tipo posta etc: giusto la storia e quattro pagine di pubblicità, il tutto a tre dolla. C’erano delle serie fighissime, tipo un punitore degli anni quaranta. Fossi stato un po’ più giovane l’avrei comprato al volo, ora invece voglio prima sapere quanti numeri sono e se posso avere tutta la serie in blocco. Non voglio più traumi, come quella volta che mi hanno prestato Video Girl Ai e l’ho letto tutto di botto senza accorgermi che mancava l’ultimo volume. Avevo quattordici anni ed ho vagato per tre giorni alla ricerca dell’ultimo albo. Lo ricordo come un incubo :|
Ho comprato un po’ di magliette fighissime pagandole praticamente niente. Primo perché c’è così tanta concorrenza qua che veramente te le tirano dietro e secondo perché col tesserino della Columbia ho un ulteriore sconto del 10%. Vi ho già detto che mi fa entrare gratis nei musei? È proprio vero che qui l’università è una casta privilegiata. Non come in Italia, dove se dici che sei studente ti caricano seduta stante :|
Midtown Comics prima e Forbidden Planet dopo mi hanno lasciato veramente turbato. C’era di tutto, comprese le action figures di Gesù, Freud, Einstein, Poe, Shakespeare, Jung, Tuamamma, Houdini e Gianni. E costavano solo $7.99 l’una! In italia posso rivenderli a cinque volte tanto :D
Ho visto scaffali interi di modellini di gundam a $11 che se provi a comprarli in Italia li trovi più o meno allo stesso prezzo, basta aggiungere uno zero alla fine. Non ci credete? Il mese prossimo fate un salto a Lucca alla fiera del fumetto. Io ci ho lavorato per anni e non ho mai visto niente di così *GH* come i due negozi di oggi. A parte forse quella cosa, quella volta… [cit.]
Per Andrea: ho cercato la maglia della serie originale di star trek ma non l’ho trovata. Hanno solo quelle del nuovo film. Che è molto bello perché l’ha girato JJ Abrams con effetti della Industrial Light and magic ed in pratica quindi è un film di Star Wars.
Evento curioso della giornata, camminando con Wanda nei pressi di Times Square abbiamo trovato un dvd abbandonato su una cabina del telefono coperto di scritte tipo “9/11 was made up! find the truth” etc. Ora ce l’ha Wanda, insieme alle foto del bizzarro ritrovamento, però dopo metto tutto online. Probabilmente se lo metti in un computer. Per sicurezza lascio il mac sul letto stanotte, aperto. Magari mi sveglio con un echo sul terminale che fa tipo “Wake up Nevermore. Follow the white rabbit”. Conoscendomi probabilmente chiuderei il coperchio borbottando “ancora cinque minuti”. Dovrei iniziare a mettere trappole per topi vicino alla sveglia se voglio arrivare puntale per la seconda volta in vita mia. La prima è stata uno sbaglio: mi hanno appeso a testa in giù e preso a schiaffi finché non ho sputato tutta la placenta. Avevo 23 anni.
Avete presente The Matrix? Sono passati dieci anni da quando l’avete visto per la prima volta. Eravate gggiovani al tempo e vi sembrava una figata. È un peccato che non abbiano MAI fatto dei sequel. Comunque il film era pieno di cose sfiziose. Mi chiedo se avrebbe avuto lo stesso successo se fosse stato appena diverso, tipo con un Morpheus gay e magari dal pessimo senso dell’humour. Tipo supposte da venti centimetri anziché pillola rossa e pillola blu. “Scegli” “hmmm… terza opzione?“
A proposito di senso dell’humour, ho guardato da poco alcune trasmissioni della BBC su internet e sono rimasto folgorato dall’accento britannico. Non me ne ero mai accorto! Gli inglesi parlano un inglese buffissimo. Suona cadenzato, a differenza di quello che parlano qui che è un flusso continuo ammorbidito da rumori gutturali. Gli amici non italiani qui mi prendono un po’ in giro per il mio accento. Diciamo che mi sto impegnando a parlare come Super Mario, così, per non deludere le aspettative. Mammamia!
Domani finalmente vado a vedere il MET. Sempre se mi sveglio. Sempre se non devo seguire il coniglio bianco. Non si sa mai cosa può succederti quando entri in contatto con la cospirazione plutogiudaicomassinicomunista hacker. Quando ero un ragazzino e giocavo con gli amici a fare il cowboy della rete ci facevamo sempre mille paranoie sulla polizia postale ed i servizi segreti che ci entrano in casa alle quattro del mattino ed avevamo tutti l’hard disk con partizione criptata ed i floppy (sì, floppy) nascosti in giro per casa. Era bello, ti sentivi veramente cool, anche se poi magari non facevi altro che mandare uno scanner e poi approfittare della scarsa professionalità di qualche sysadmin in giro peri l mondo. I coreani erano i miei preferiti. C’è stato un periodo in cui facevamo collezione di domini .ac.kr – che sta per academy of Korea – con un exploit che era già vecchio quando abbiamo iniziato e che nessuno si era mai preoccupato di correggere. Probabilmente le università coreane mantenevano versioni buggate di Apache apposta come forma di incentivo al turismo. “Magari vogliono venire a vedere il campus di cui hanno fatto defacing” “Già! E magari portano del cibo” “Già… visto che ci sei installa anche sendmail 1.0, tanto per facilitargli il lavoro“
A proposito di sendmail oggi ho mandato un po’ di mail importanti. Importanti per me perché volevo farlo da tempo ed importanti per chi le riceve perché c’è un virus mortale che ti fa esplodere il computer. Siete avvertiti. Me l’ha dato mio cuggino che ha bucato la NASA.
A proposito, la NASA è un posto fighissimo dove lavorare. L’altro giorno un mio collega mi ha spiegato come intendono fare il primo viaggio su Marte entro il 2020, è una storia incredibile: mettetevi comodi.
In pratica il problema di fondo è che mandare una nave su marte che debba tornare e sia schermata dalle mortali radiazioni ionizzanti spaziali (quelle che nei fumetti rendono i fantastici quattro gommosi, brucianti, duri ed invisibili) è un problema. Semplicemente costa troppo perché qualcuno possa veramente mettersi a costruire un’astronave con scudi elettromagnetici e carburante per due viaggi. Uno dei padri dell’esplorazione marziana (di cui ora mi sfugge il nome ma che sarà rivelato a giorni. Anzi, facciamo un concorso: scrivete il nome del tipo tra i commenti e chi lo azzecca vince un premio a mia discrezione) ha fatto due conti ed ha deciso che non è veramente indispensabile che la nave torni. E visto che non deve tornare non è neanche indispensabile che sia schermata.
Tagliando carburante extra e scudi deflettori l’astronave rientra perfettamente nel budget, resta solo il problema di trovare qualcuno volenteroso che si sacrifichi per il bene dell’umanità e sia disposto a morire su Marte rimanendo tuttavia perennemente nei cuori degli esseri umani come la prima persona ad aver colonizzato il pianeta rosso. Pensate che sia difficile? A quanto pare no: la NASA ha fatto un censimento tra tutti i suoi ex-astronauti over 60 ed ha scoperto che TUTTI sono disposti a fare un simile viaggio. Vi ricordo che significa morire di stenti o di cancro o se proprio va bene di overdose di morfina su un pianeta ostile. E c’è chi dice che la vecchiaia non sia emozionante.
Sono abbastanza sicuro che se lo stesso censimento fosse stato fatto presso la popolazione pomeridiana di Forbidden Planet e Midtown comics avrebbero avuto più o meno lo stesso rating. Ve l’immaginate un pianeta colonizzato da gente cresciuta a pane, fumetti e videogiochi? Vi immaginate cosa potrebbe diventare nel giro di qualche generazione? Quelli costruiscono i robot giganti e dichiarano l’indipendenza dalla terra. Il paradiso dei nerd.
Sospetto che buona parte degli ex astronauti (magari non quelli dal background militare) siano del club, comunque. Magari passeranno le serate marziane a fare giochi di ruolo sinché non finiscono l’acqua. Oppure trovano davvero vita sul pianeta rosso. La famiglia di Bondi dev’essere ancora li, da qualche parte.
Se non l’avete mai letto leggete Cronache Marziane di Ray Bradbury (è quello di Faranheit 451. No, non il film, il film si chiama Farenheit 911 ed è una citazione da questo libro). Contrariamente a quanto potete pensare non è un libro di fantascienza. Non è neanche fantasy, è delirante. A me non piace molto, però va letto almeno una volta nella vita. Tipo la bibbia. Con quattro amici ed una bottiglia di scotch. Ci sono delle cose spettacolari: sesso, violenza, degrado morale, effetti speciali. Puoi spacciarla per un inedito di Palanhiuck e ci puoi scandalizzare la nonna se cambi la copertina.
A proposito di copertina, ora mi ci infilo sotto che è ora di andare a dormire. Ah, un messaggio per te: ti ho scritto una mail. Leggila, è importante.
Saluti e baci da Nuova York. Vi voglio bene, a modo mio.





La parola ai lettori