EXTRA – Dubitare Disobbedire Trattare
Perdere, e Perderemo!
A VOI!
Se avanzo sparatemi, se indietreggio seguitemi.
Ripareremo le reni alla Grecia.
Italia agli stranieri!
Il Duce ha sempre torto!
Meglio cento giorni da pecora che un giorno da leone.
MI INTERESSO!
Marcire per non marciare.
Maledici devotamente Dio ogni giorno perché ti ha fatto italiano.
Vivere noiosamente!
Disordine ed insubordinazione.
Eja Eja, quaquaquà.

Antifascista --> Fascista alla rovescia.
«La Resistenza e il Movimento Studentesco sono le due uniche esperienze democratico-rivoluzionarie del popolo italiano. Intorno c’è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline.»
Pier Paolo Pasolini
Io la Resistenza non l’ho fatta, perché sono nato dopo, e del non averla dovuta fare ringrazio moltissimo quelli che l’hanno fatta, come i Nonni che ancora se gli chiedi come fosse vivere in quegli anni gli vengono gli occhi lucidi, o come Sandro Pertini che è per me un modello di riferimento umano senza pari.
Ora prendete quest’uomo e confrontatelo con un suo collega contemporaneo. Uno che firma tutto. Uno che non ha fatto la Resistenza. Vi renderete conto che ci manca qualcosa. Ci manca un partigiano come presidente [cit.]. E ci manca ancora poco, temo.
Grazie Resistenza, grazie Sandro, auguri BaBel.
Non fatevi fregare il 25 Aprile da chi parla di riconciliazione, o da chi si dimentica di citare la Resistenza. Sono solo delle facce di merda ridipinte : )
Baci.
PS: Grazie a Franz, Tore, Khorne, per l’aiuto nella realizzazione degli slogan di propaganda antifascista (fascista alla meno uno) di questo capitolo.
ONDA 3 – Bologna Burns
Pubblico una traduzione tutta personale di un documento della FEL – Federazione Studenti Libertari di Madrid a seguito del Contro-vertice sull’Educazione, in concomitanza con una riunione di ministri dell’educazione europei.
Lo faccio un po’ perché vedo tanti siti italiani rilanciare questo evento in maniera spettacolare con la speranza di farlo un po’ “proprio”, con collegamenti e corrispondenze coi -pochi- italiani “inviati”, un po’ perché avrei voluto scriverlo io un anno e mezzo fa.
L’originale è qui.
Per la Autorganizzazione Studentesca
Ancora una volta ci troviamo di fronte ad una nuova protesta studentesca, in questo caso in opposizione ad un vertice di ministri dell’educazione che si celebra in questi giorni a Madrid.
Nuovamente si ripropongono le dinamiche degli anni passati: riunioni, occupazioni, cartelli, adesivi, manifestazioni… dinamiche che si ripetono senza troppe analisi, il tempo che è sempre troppo poco, bisogna rapidamente arrivare. Pero arrivare a che? Verso dove camminiamo? Riunione dopo riunione si parla di assemblearismo, orizzontalità, autonomia, consenso… però sono parole che hanno perso significato.
Le assemblee si susseguono cercando di avanzare tra personalismi, interventi dalle cattedre, trame orientate al proselitismo, accordi che saltano al minimo cambio… però come possiamo aspettarci orizzontalità da collettivi gerarchici? Che autonomia potrà mai avere avere chi non può prendere le proprie decisioni ma che deve seguire un percorso deciso dall’altro? Dicono di lavorare a partire dall’autogestione, però parte del denaro proviene da sovvenzioni statali, si riempono la bocca con parole come azione diretta o disobbedienza, e alla prima opportunità cominciano le trattative alle spalle degli altri. Consenso, altra bella parola il cui significato si affoga in un mare di applausi sordi.
E d’altra parte c’è il temuto “cosa vogliamo?”. La lotta contro l’applicazione di un nuovo piano educativo è di grande importanza però se ci fermiamo lì saremo sempre sulla difensiva ed in questo modo non potremo avanzare. Riconosciamo che le lotte contro i piani educativi nascono e muoiono, però pensiamo che devono persistere le strutture assembleari realmente orizzontali, che si occupino dei molti temi che toccano direttamente agli studenti, lontani dal delegazionismo.
Noi non vogliamo che ci sentano, e neanche che ci ascoltino, vogliamo decidere e gestire il nostro futuro ed il nostro presente collettivamente.
NON VOGLIAMO NÉ NECESSITIAMO LEADERS STUDENTESCHI
FEL-Madrid
BÖLÜM 11_ Bayram, Pergamon e l’introspezione continua
La lonelyPlanet scrive una marea di cazzate.
(Olandese conosciuta sull’autobus per Troia)
il Bayram è come il Natale
un po’ meglio.
Io odio il Natale
più o meno da 22 anni.
La festa del Bayram
non quella associata al Ramazan
l’altra
ricorda il sacrificio di Abramo.
Ora, Abramo buon uomo
sei davvero convinto che uccidendo tuo figlio
poi quando sarai morto il gatto non si rosicchierà con gusto le tue ossa?
Razza di uomo pirla che non sei altro.
Ma uccidi una pecora và
e facci una bollita per gli amici che è meglio.
E questo è il Bayram.
Meravigliosa Istanbul!
Dove tra il negozio Diesel e la bottega delle scarpe di Paris Hilton
un vecchio
uno di mezza età
e un bambino
sgozzano una pecora.
E che odori!
Un fine settimana intenso di conati e nausee
strade lastricate di sangue raffermo
e umori di bestie scuoiate.
Ma il Bayram è bello,
meglio del Natale!
Anzitutto niente luminarie che ti ricordano quanto
le munincipalità comunali siano dementi
(ad Alghero le luminarie sono a forma di corallo, eh si, la Riviera del Corallo)
e poi niente buonismo
niente pensierini / regalini/ paccottaglia/ cianfrusaglie/ babocchi e tagliaunghie
giusto due o tre cioccolatini
che, insomma, sono sempre graditi
e cibo
tanto tantissimo cibo
da dividere tra i poveri gli amici e la famiglia.
Fanculo Rudolph
Fanculo Babbo Natale
Fanculo la Befana
e Fanculo al bue all’asinello e al pescivendolo che tenta di ingropparsi la panettiera nel presepe.
Come turista in stato avanzato di decomposizione a Istanbul
il modo migliore per passare il Bayram,
se non si ha una famiglia pronta a sfamarti perchè ti spacci per povero (Erasmus),
è viaggiare.
E viaggiare da soli è meglio.
Se vi è capitato di visitare Berlino
ed essere topi da museo come me,
sicuramente non vi siete persi
il Pergamon Museum.
Il suddetto prende il nome dall’altare di Pergamo,
rubato preso in prestito esposto all’ingresso del museo
e
ovviamente!
principale attrazione del posto.
Ma la vera città con l’acropoli di Pergamo
si trova in Turchia,
sulla costa egea esattamente tra Izmir e Cannakale,
certo il nome della città non è Pergamo
ma Bergama
(orgoglio Turco, il nome greco era proprio da checche brutto).
In periodo di Bayram
è esattamete come il Natale da noi,
impossibile trovare posto in autobus / aereo / treno
ma a volte un po’ di culo fortuna
non guasta
soprattutto se è necessario per il tuo stato mentale
viaggiare da sola.
Ilviaggio in pullman da Istanbul Otogar a Bergama
dura la bellezza di dieci (10) ore,
uno spasso!
no sedili reclinabili. no cibo. tanto çay. e solo due soste per la pipì.
Eh si
çay+pipì
un vero spasso!
Prima cazzata della lonely Planet:
la Gobi Pension si trova esattamente 150 metri a sud dell’Otogar
Maledette teste di rapa
ammuffite,
sottospecie di ominidi pagati per scrivere coi gomiti su una tastiera!
La stazione dei bus si trova esattamente 7 (sette) km a sud del villaggio di Bergama.
L’autobus da Istanbul arriva alle 5.30 del mattino
e vi scarica
(come un pacco pieno di mondezza)
nel bel mezzo dell’autostrada,
e tanto per ripagare la fortuna del biglietto,
in una notte fredda e nebbiosa.
A quell’ora non troverete ne taxi ne navette ad aspettarvi.
Ma, sarà il karma sardo.
Un pastore fermo li
con il suo carico di pecore
che gentilmente si offre di accompagnarvi fino al centro
del villaggio per trovare un taxi disponibile.
(l’unico in tutta Bergama).
Bergama offre 4 attrazioni:
L’acropoli
raggiungile a piedi
(ennesima puttanata della Lonely Planet)
o in taxi
situata su una collina a 15 km dal centro abitato
(se è un’acropoli.è un’acropoli).
La basilica rossa
antico luogo di culto delle divinità egizie
( si si egizie
gatto
gufo
occhio
occhiolino
scemo del villaggio)
l’Asklepion
il primo ospedale
con centro termale
massaggi
escort
(villa Arcore ha una dependence così)
e infine
un curatissimo museo delle antichità
(una sala e mezza
il terrazzo di casa è più grande);
Il proprietario della pensione dove ho alloggiato per meno di tre ore
è un simpatico vecchietto
che si fa le foto con i suoi clienti,
parla benissimo l’inglese
e passa il tempo a
giocare con il nipotino
e accarezzare il gatto
o viceversa
ed è molto contento di passare la sua vecchiaia così.
(Oggi ho staccato un altro capello bianco..sigh)
Alle 5 del pomeriggio
in Bayram
è tutto chiuso.
Scappate veloci con il primo pullman che trovate.
Non sono ancora sazia di camminate per pendii scoscesi
turisti giapponesi
pietre fangose
che un tempo ornavano templi
e cartoline ingiallite dal sole.
Mi sposto verso verso Truva,
ma cosa c’è a Truva?
Magari al prossimo capitolo
ve lo racconto.
Tanti saluti da Serse.
ONDA 2 – Fragole e sangue
[AVVISO.Non si parlerà di grandi numeri. Non si parlerà di trasmissioni nazionali. Non si parlerà di rinomate sedi universitarie occupate.]

Art.9 Designed Michele Ibba
Oggi vi racconto della mia realtà, della mia Onda.
Vi parlo di una “città” che di onde ne vede tante
Alghero
Io studio li nella sede staccata dell’università di Sassari.
Alghero: 43.381 anime c.a di cui 500 o più o meno studenti
perlopiù architetti pochi biologi marini
e vecchi bavaresi con reumatismi in aprile
la facoltà di architettura ad alghero è nata 7 anni fa (forse)
io non c’ero
quando è nata
senza complicazioni parto naturale.
Questa è la base per capire come l’Onda da noi sia stata in realtà una Risacca.
AIM: come proposito/traguardo AiM: come Architettura in Movimento
Riconosco che le intenzioni c’erano tutte
belle idee scritte bene
perchè alla fine la tendenza generale
era quella del:
“culodabloggari” per gli amici stranieri
culo da bloggari
assemblee con non più di venti persone
post quotidiani sul forum della facoltà: 200 (duecento) circa.
Ma perchè?
Perchè noi non abbiamo avuto bisogno di oKKupare
noi abbiamo avevamo le chiavi delle nostre sedi
attraverso il servizio di
autogestione
(che in periodo di esami è più un’ occupazione).

assemblea generale (foto:Dario C.)
Da subito abbiamo capito
che il nostro AIM non era colonizzare la nostre sedi
dato che ci erano già state gentilmente concesse
ma portare noi stessi fuori da queste
alzare la testa
smettere di lavorare al Cad
e uscire.
ochei e ora che siamo fuori dove andiamo?
Perplessità generale
Il movimento era visto come un progetto di riqualificazione degli spazi.
Lezioni all’aperto
Assemblee pubbliche sul lungomare
Università aperta a maestre docenti delle scuole medie e superiori
genitori
bambini
cani PUC
gatti PRG
La città veniva rivestita settimanalmente da locandine di eventi della facoltà di architettura

Il primissimo volantino del caffè.Storico
al grido di UNA SCUOLA SENZA PROGETTO©
abbiamo messo in piedi una macchina
più o meno funzionante.
Non c’eravamo solo noi
c’era il corpo docente
più o meno incazzato
più o meno presente
nella maggioranza dei casi
c’era solo il corpo docente
(nostalgia del ’69/’77?)
Perciò, ecco qua: per quanto riguarda il contenuto degli eventi, il mio (discutibile) parere è che occorra insistere su due piani paralleli: il primo è DISTRUTTIVO: autocritica del sistema e chiarezza sulle responsabilità. Il secondo è COSTRUTTIVO: proposte, adesione a proposte già in essere, controproposte.
Il primo è a mio avviso irrinunciabile perché, oltre al fatto che di responsabilità ne abbiamo veramente tante, la campagna di delegittimazione della scuola e delle università pubbliche sta puntando tutto sulle “responsabilità dei baroni” e sul “clientelismo sindacalizzato” della sinistra, credo anche per favorire un pericoloso slittamento delle opinioni: dall’attenzione verso il problema sociale ad una semplificante contrapposizione, puramente politica, “destra vs. sinistra”.
Al primo dovremmo, a mio avviso, dedicare in particolare le due (o almeno una delle due) occasioni algheresi. Almeno formalmente. Direi che titoli come
“La responsabilità degli universitari nel declino dell’università”
“Punto di non ritorno (o Cronaca di una morte annunciata): da Ruberti a Gelmini”
“Grandi speranze. Chiudiamo tutto e andiamo a casa”
applicati alla lezione in piazza e all’incontro al San Francesco, possano essere in questo momento più attrattivi, perché onesti (e perciò vincenti), di qualsiasi oltraggiata denuncia, saggia spiegazione o pacato dissenso ci possa venire in mente (“gettiamo la spugna con gran dignità”).
Per citare l’Uno
Giovanni Azzena.
Questa è stato il principio guida
dei nostri incontri.
1 notte bianca dedicata ai bambini delle scuole elementari
e tavoli di discussione con i genitori
1 notte bianca con tavolo di discussione interfacoltà
svariate “discese in piazza” con
tavoli sedie matite gomme carta lucida
numero X ore sonno perse
30 (trenta) nuovi contatti sulla mail
sotto l’etichetta: TV-GIORNALI-PIZZINNI
∞ film /documentari proiettati/commentati commentati/proiettati
svariate performance
n°3 (tre) amori per un totale di 15 min.
Ma c’era molto di più.
Noi c’eravamo
anche se in 100 /(pagando da bere ) 200.
art.9:vi siete chiesti perchè?
anche noi avevamo il nostro lato oscuro/ il braccio armato/ quelli del lavoro sporco™
PRG: Piano Regolatore Generale
PUC: Piano Urbanistico Comunale
beh?
cercate su Wikipedia!
Giovanni Azzena: professore associato di Topografia Antica
lui lo trovate su google
E ora ditemi:
alla fine io mi sono anche laureata:
avrei avuto anche un video da postare
ma ho rotto l’Hd

P.zza d'Italia-Sassari
BÖLÜM 5- l’ esperanto gastronomico
L’esperanto è una lingua sviluppata alla fine dell”800
da un tizio polacco che evidentemente non sapeva che fare.
Si basa sulle regole grammaticali di lingue preesistenti
come anche i suoi vocaboli
il signor Ludwik Lejzer Zamenhof
era seriamente annoiato
nonostante la luminosissima Wikipedia dica che sia una lingua facile
da imparare: io non ci credo.
L’ideale proposto dall’esperanto è quello di appianare le difficoltà di dialogo
tra i vari popoli
e di proteggere gli idiomi minori
ma abbiamo seriamente bisogno di una lingua comune?
Nei rispettivi idiomi/ dialetti/ slang
si concentrano
la civiltà la storia gli usi i costumi e i malcostumi di un popolo
(I have a dream come diceva il Martino Lutero Re
ed è un sogno molto semplice
eliminare le K dalle tastiere dei cellulari e dei computer
no more KKK
perchè se proprio dobbiamo imparare una lingua comune
vorrei che ci fossero le basi
per una buona conoscenza dell’itaGliano
e se lo dice una capra volans illuminata come me..)
Per ingannare l’attesa
-nel frattempo che qualche crucco baverese
formuli la proposta adatta
per il parlamento europeo-
possiamo applicare
l’esperanto
in cucina.
una cucina comune per abitudini differenti.
Esperimento:
mettete nella stessa casa
un turco
un italo(anconese) iraniano
una spagnola
un’italiana (e per giunta sarda)
un texano
due francesi
un portoghese
tre tedeschi
due belghe
depennate texano e belghe fiamminghe
(il primo è un uomo di concetto
le altre due forse le ho solo immaginate)
miscelate il tutto
e chiudeteli per bene in cucina
prima di buttare la chiave
assicuratevi che non tocchi a voi pulire la mangiatoia comune cucina
aspettate un paio di ore o anche meno
sale q.b
(i risultati variano
a seconda delle nazionalità
o del tempo impiegato
o del cibo a disposizione)
il risultato finale
a parte la cucina non fruibile per un paio di settimane
sarà:
COLAZIONE TURCA
insalata: domates e salatalik conditi con olio aceto sale
zeytin
accompagnati da beyaz peynir
ekmek
pastirma o sucuk con uova (una sorta di frittata)
e l’immancabile çay
la ricetta può avere delle varianti dolci:
tereyagi con miele
baklava
süt
lokum
kadayif
PRANZO ITALIANO
…
(per non scivolare rovinosamente nella banalità)
MERENDA FRANCESE
marmellata di mele fatta in casa
miele di rosa
l’italianissima nutella®
funghi trifolati
prosciutto
vari tipi di formaggi spalmabili e non
e 200 ( duecento) crèpes fatte con tanto amore
e piastre incostrate.
CENA ISPANICO-PORTOGHESE
Insalata di pollo con carote patate e maionese
tortillas di patatas
salmorejos
e jardineira portoghese
scusate ma non ho ancora capito il piatto
tipico tedesco
si potrebbe considerare come secondo esperimento.
Una lingua comune
come una cucina comune
può stare solo nei
libri di Orwell.

l'illuminata
l’Utilissimo _ vocabolario turco-italiano
domates _ pomodori
salatalik _ cetrioli
zeynit _ olive nere
di solito sotto aceto
beyaz peynir _ formaggio fresco tipo pecorino
ekmek _ pane bianco
pastirma _ salame piccante
sucuk _ salsiccia piccante
tereyagi _ burro
baklava _ infarto/diabete/nausea al gusto di miele pistacchi mandorle e noci
racchiusi in un panetto di burro
dall’aspetto di pasta sfoglia
süt _ latte
lokum _ dolci con fecola gomma arabica e zucchero
kadayif _ vermicelli di pasta con zucchero, noci, mandorle e panna montata
per una morte lenta dolorosa e al retrogusto di zucchero filato
ONDA 1 – il consenso
Provo ad iniziare il mio percorso di auto-analisi sul movimento studentesco del 2008 chiamato dai più l’Onda (Onda Anomala la stretta terminologia romana).
Dopo il racconto di Luigi sull’8 ottobre, farò un piccolo salto in avanti e passerò al 19 ottobre 2008, due giorni dopo il primo grande corteo a Roma, indetto dai sindacati di base, il cui enorme spezzone universitario sfilò -staccandosi- fin davanti al Ministero dell’Istruzione (che è a transtevere, quindi un sacco di strada…). Quella domenica sera, dopo cena, era prevista al Polo Carmignani Occupato un’assemblea generale.
Inizio dal 19 ottobre perché sento che è il primo momento in cui si è visto quanto fragile fosse in realtà quel movimento, ed il primo sentore di quel che più tardi mi avrebbe deluso così tanto. Negli 11 giorni precedenti erano successe tante cose bellissime e meravigliose, che vanno raccontate e ricordate: però voglio iniziare da qui. Scusate il pessimismo.
Martedì 21 ottobre, era stato indetto un Senato Accademico Allargato. Allargato voleva dire, con l’aggiunta di rappresentati che solitamente non ci si siedono (principalmente precari e qualche altro studente). Questo succedeva dopo l’assemblea di Ateneo il 15 in Marzotto, col l’ambigua posizione del Rettore e gran parte della folla che l’applaude, e che l’aveva convocato. In più, era il primo caso a memoria d’uomo che un Senato Accademico si tenesse fuori dalla sua sede abituale, il Rettorato, ma nel Polo Marzotto, a Scienze. Insomma, era una cosa seria, per noi allora.
Come potete leggere dal breve comunicato, si doveva discutere di cosa andare a dire, a quel Senato, per la bocca dei rappresentanti – ordinari o straordinari che fossero. Un gesto di pura democrazia diretta, con l’accorato appello ad “accorrere numerosi”.
Ci accorse parecchia gente, quella sera. L’aula grande del Carmignani era bella piena. Molta gente relativamente “nuova”, che si era mobilitata forse più tardi, rispetto ai “veterani” dell’8 ottobre. E poi quello era uno dei periodi di piena del Carmignani, dove passava più gente di quanto ne riesca a ricordare, gente che a modo suo ci credeva, e ha vissuto con forza quella esperienza. Quel giorno c’era anche quel tipo americano di cui forse qualcuno si ricorderà parlare al megafono in piazza dei Mircaoli. Qui i suoi ricordi del periodo.
L’assemblea s’è presto bloccata sul problema più vecchio del mondo (forse no, forse è il 5°-6° – a breve una lista): decidere come decidere. Il quale è evidentemente un problema ricorsivo, e divergente, che non merita di essere discusso per più di quindici minuti, al bar, davanti all’ultima bevuta della serata. Eh, ma talvolta l’evidenza è così inutile.
Dunque, c’era tutto un tot di gente nuova, parvenu della politica, probabilmente alla loro prima esperienza assembleare (e per taluni, sospetto, anche di masturbazione cerebrale collettiva). I quali, seppur fossero venuti ad un assemblea sul futuro dell’università, erano stati educati al culto e alla buona educazione della democrazia elettiva, il voto, le mozioni, la maggioranza, la minoranza, la conta. Sono intrisi di burocrazia, i giovani d’oggi: decisamente non sanno divertirsi. Poi c’era in nucleo duro, quelli che tenevano l’assemblea, quelli che erano al carmignani dal primo giorno, quelli che erano soggetto politico, quelli che avevano fatto le cose, quelli che avevano il merito. Senza nessun sarcarsmo, davvero. Il merito non è l’onore. Io glielo riconosco tutto, il merito, e penso che dovrei esserci anche io in questa categoria.
Insomma, i primi ponevano come condizione irrinunciabile una votazione a maggioranza sulle “mozioni” su cosa dire al Senato (ah, già, stavamo parlando del Senato Accademico. ve lo eravate scordati?), i secondi il metodo del consenso (interpretato un po’ a modo loro, devo dire la verità. il medoto del consenso è molto più complicato, non prevede le presidenze né gli insulti. Qui del materiale che sarebbe utile leggere). I primi sospettati, a torto o a ragione, di essere stati “ispirati” dai gruppi “moderati” – sinistra per e i gruppi di amici che manco nomino (CL); i secondi sospettati, a torto o a ragione, di essere stati “ispirati” dei gruppi “estremisti” – organizzazioni e collettivi che facevano politica “movimentista” prima dell’8 ottobre. E questa, mi pare una polemica irrilevante, dato che comunque quella sera lì, si, quelli che parteciparono erano tutti studenti.
Il metodo del consenso
Innanzitutto è bene chiarire che consenso non significa unanimità. In caso di unanimità tutti nel gruppo sono d’accordo, tutti sono convinti di aver fatto la scelta migliore in quel momento, tutti sono“vincitori”.
Il processo decisionale consensuale ha invece origine da un conflitto: non tutti sono d’accordo!
Ora, sull’analisi psicologica di quelli che per fare un favore ai giornalisti definiremo “i parvenu”, non posso dire gran che. Se qualcuno di loro è in ascolto, sarei contentissimo di sentire quel che ne pensano. Io personalmente, per affinità emotiva, mi sono posto nella schiera dei “veterani”.
Ora, anche a me piace il metodo del consenso. L’ho anche visto funzionare, e bene. Però il punto che in “modalità consenso” non si può cercare di coercere un risultato ad un “avversario” nell’assemblea. O si trova un punto comune, il consenso appunto, o si decide che non si può collaborare. Non si può strappare una decisione con la forza, né con la retorica. Non si “vince” un’assemblea col consenso. Invece la discussione dai due lati m’era sembrata porsi così: ora ti convinco che ho ragione io. Il problema nasceva nel non riconoscimento dell’altro: erano due “soggetti” a scontrarsi quella sera, per usare le parole di moda allora.
Vi sono alcune attività molto utili per uscire dal blocco decisionale:
- scomposizione della decisione in sottopunti in modo da individuare le questioni che provocano il blocco
- riesame approfondito dei motivi del blocco
- intervento di mediatori esterni
- lavoro in piccoli gruppi
- schieramenti
- giochi per calare la tensione
- silenzio per alcuni minuti o per alcune ore
- esercizi di ascolto attivo
- digiuno
Punti in meno per i “veterani”. Che qualcuno cerchi di imporre a maggioranza un metodo maggioritario, ci sta; che qualcuno cerchi di imporre un metodo del consenso, no: meno uno. Che tra le varie cose siano state fatte pesare, e molto, l’”anzianità”, il fatto che fosse una decisione già presa in precedenza, il non poter ridiscutere sempre tutto, meno uno. L’assemblea, potete immaginarlo, non andò molto in là, molta gente uscì dalla sala, chi per abbandono, chi per cercare di convincere chi se n’era andato a tornare, chi per litigare. L’assemblea principale morì in un rigagnolo. Nessuna decisione fu realmente presa.
Poi il Senato Accademico è andato come andato, neanche così male. Però in quella settimana, i giorni duravano mesi.
ONDA 0 – Otto Ottobre, le origini.
C’era una volta uno studente universitario. Era alto, basso, magro, femmina, maschio, indeciso, gay, abbronzato, nero, cinese, “di sinistra”, bianco, radicale, iscritto a fisica, a giurisprudenza, a lettere, fuoricorso, normalista, lavoratore, “di destra, però ti spiego…”, cattolico, laico, ateo, agnostico, razionalista, spaventato, incazzato, deciso, residente e fuori sede. Un tipo qualunque, insomma.
L’Otto Ottobre 2008, dopo aver sentito che Tremonti e la Gelmini vogliono privatizzare l’Università con modalità poco chiare, questo studente decide di recarsi all’assembla d’ateneo autoconvocata per vedere un po’ che succede. Questo studente è il primo tassello del domino che nei mesi successivi ha investito l’Italia come un’onda. Quello studente eri tu, ricordi? :)

alcune delle foto sono state prese in prestito dall'album flickr di g.ottaviano e vengono diffuse rispettando la licenza cc http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/deed.it - grazie giuseppe : )
Io l’Otto Ottobre sono andato in piazza perché volevo fare qualcosa. Mi rubavano il futuro ed io volevo fargli pagare il conto. Volevo fare la mia parte. Niente di eclatante, solo il piccolo contributo specializzato di qualcuno che si è rotto le palle. Un po’ come ora, che per rappresaglia sto cercando di andarmene per sempre :|
Alla prima assemblea ho proposto un progetto piccolino: trasmettere in streaming le assemblee e mettere in piedi una web tv. La web tv non si poteva fare perché eravamo senza linea, nel polo occupato, e c’era bisogno di risistemarla. Nel giro di pochi giorni ero a correre in giro a tirare cavi da un tetto all’altro, piazzare antenne ed infilarmi di soppiatto in posti dove non avrei dovuto essere per riuscire a portare la connessione nel polo Carmignani e la mobilitazione verso il mondo esterno. Ovviamente non ho fatto tutto da solo, c’era il Gruppo Tecnico con me, gli eroi sconosciuti della rivoluzione :)

the World Famous Tech Group of Polo Carmignani Occupato, Pisa, Italy.
Un mese dopo il Carmignani era in diretta a casa di parechi milioni di italiani. Alcuni dei quali chiamavano “casa” qualche università occupata. Noi lo facevamo, almeno :|
Molte delle persone a cui sono affezionato a Pisa le ho conosciute (o conosciute meglio, se preferite) in quel periodo di grande fermento. Ciao ragazzi, vi voglio bene. Lo sapevate? Io e Lucha ci siamo conosciuti proprio in mobilitazione e, per quanto al tempo non ci frequentassimo molto ed avessimo giri un po’ diversi, abbiamo piantato i semi di quello che poi sarebbe stato questo blog. In realtà voi non lo sapete ma c’è un progetto segreto dietro Emigration for Dummies. Potete chiamarlo se volete Il Piano™. Ci sono un po’ di indizi in giro, ed altri arriveranno a breve.

quarto, quinto e sesto potere. stampa, www e superpoteri divini.
Pensavo di inaugurare una serie di webcomic sulla mobilitazione studentesca, giusto per vedere se riesco a risvegliare un po’ di animi, però mentre mi sono messo a frugare tra le foto dell’anno scorso sono stato colpito da un attacco pericolosissimo di nostalgia. Vi succede mai? Tipo quando ripensi ad una vecchia relazione e ricordi solo i lati positivi e ti viene un attimo da dire “Eh, come si stava bene” ed invece erano giorni di strazio e sofferenza :)
Ho deciso di aprire una nuova linea di tag sul blog ( ONDA x ) con la speranza che ci sia qualcosa da raccontare sulla mobilitazione quest’anno. Spero che anche lucha e Barbs mi diano una mano e che gli argomenti non manchino, perché un’altra onda in questo momento è quello che ci vuole. Magari un pochino meglio dell’ultima.
Invito i miei collaboratori internazionali a taggare come ONDA tutte le cronache di proteste per il prossimo autunno caldo. Credo che Madrid sarà particolarmente calda: gli spagnoli si sono appena beccati il 3+2 e non sono proprio contenti. Vai lucha, esporta lo stile nostrano. La parte buona, almeno : )
Ah! Se volete ripercorrere quei giorni epici date un’occhiata al blog della rivolta: l’imitatissimo, invidiatissimo, seguitissimo 133.anche.no







La parola ai lettori